Foto Wiggle team

Foto Wiggle team

Elisa Longoborghini prima sulle pietre. I picasass dell’Ossola in festa. Il pavé per gli ossolani era sasso da tirar fuori dalle montagne, era fatica da accettare a colpi di mazzetta. Le Fiandre sembrano troppo lontane per valligiani e montanari, all’ombra del Monte Rosa, dove beole e pavé hanno lasciato segni e calli in molte persone. Ora la tivù mostra una loro figlia brindare e commuoversi, pedalare come un drago, un drago donna che vola sulle pietre. Pietre domate con la forza, come i picasass ossolani. L’Italia più a Nord, si sente un po’ belga in questa Pasqua: mezzi Walser, ex spazzacamini, intanto se ne andarono proprio lassù nelle miniere del Nord. In molti, inconsapevolmente, si sentono il cuore più caldo, perché il Belgio per gli italiani che hanno avuto zii e antenati emigrati, è sinonimo di fatica amara. Ora, con Elisa Longoborghini, è più dolce. Certo, il Giro delle Fiandre femminile non è più dolce di quello maschile: muri e pavé se li beccano pure le signore, senza troppi sconti. E si vince col coraggio e senza paura del mal di gambe. Elisa Longoborghini, figlia di sciatori, trionfa nel vento freddo che arriva dal Mare del Nord, vento che si spinge fin sulle Ardenne fiamminghe, nelle pieghe di una terra che non sembra essere cambiata da quella dipinta dai Bruegel o dagli altri artisti del passato.

Foto Wiggle team

Foto Wiggle team

Non è corsa per femminucce, il Fiandre, vincono uomini e donne vere: Elisa Longoborghini attacca e se ne va da sola, si prende il vento in faccia e vola sulle pietre. Senza paura: molto spesso, i sogni si avverano soltanto se li afferri e te li tieni stretti. Certi traguardi devi andarteli a conquistare di forza,tanto il mal di gambe prima di sera finirà, ma la gioia rimarrà per sempre.

L’ultima festa italiana, qui al Fiandre, l’aveva preparata Ballan, battendo Leif Hoste, tanti anni orsono. L’Italia maschilista e miope, oggi, vedrà il nuovo trionfo come una magra consolazione. Il ciclismo delle donne, non delle femminucce, non è meno esaltante di quello maschile: sulle pietre del Patersberg, all’ombra dell’antica torre di Oudenaarde, Elisa Longoborghini ha scritto un pezzetto di storia di questo sport. Con un’impresa che rimarrà per sempre, ben più di un bel ricordo da raccontare ai suoi futuri figli o nipoti.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.