sara poluzzi4Ha preso il treno ed è andata al lavoro: come sempre, con la sua bicicletta. Dalla stazione di Bologna, a quella di Imola: Sara e il suo abbonamento, fresco di stampa. Gesti normali, semplice quotidianità, servizio pubblico: eppure per tutto ciò, Sara ha dovuto “battersi”. A volte le piccole rivoluzioni nascono nel modo più inaspettato. Sara Poluzzi, giovane manager e pendolare, si ritrova “leader”, quasi senza volerlo, di un movimento in crescita in Italia, quello dei pendolari ciclisti. Una sua petizione, il modo più veloce per farsi ascoltare da politici e grandi aziende, ha raccolto oltre 50.000 firme in meno di tre mesi, la sua pagina Facebook, dedicata a chi usa il treno e la bici per viaggiare, ha oltre 2.000 “mi piace”. Trenitalia le aveva cancellato l’abbonamento, i pendolari in bici, quelli dell’Emilia-Romagna, costretti all’estinzione: «Comprati una pieghevole – le avevano detto da più parti – così non hai bisogno dell’abbonamento (ndr: le bici pieghevoli, sui treni italiani, vengono considerate bagagli a mano). Sara Poluzzi ha, invece, scelto di arrivare fino a Roma, in treno e senza bici, ma per ottenere un servizio pubblico negato: e l’ha ottenuto. Viaggiare, prendere un treno e portarsi la bici: dovrebbe essere la cosa più semplice. Il concetto di intermodalità è fatto di gesti concreti, semplici: in un Paese “normale” questi gesti sono ovvi, addirittura banali, ma in Italia no, diventano diritti da riconquistare.

Sara Poluzzi con un dirigente di Trenitalia, durante il suo viaggio a Roma

Sara Poluzzi con un dirigente di Trenitalia, durante il suo viaggio a Roma

Per ottenere servizi “normali”, finisci per passare per eccezionale. E così Sara, pacata e sorridente, si è ritrovata nei panni quasi di una “rivoluzionaria”, da Bologna a Roma e poi ancora fino a Montecitorio. Il tutto in pochi giorni.

«Eppure io non sono mai stata una cicloattivista. Nel senso che conoscevo molto poco la Fiab o altri movimenti come #salvaiciclisti. Mi sono trovata semplicemente senza più abbonamento per andare al lavoro: abbonamento treno più bici. Trenitalia aveva deciso di non garantire più questo servizio e, probabilmente, lo voleva fare perché in Emilia – Romagna non sono tantissimi i pendolari che usufruiscono di questo servizio. Eppure nella mia regione sono parecchie migliaia le persone che utilizzano la bicicletta, ma che non considerano o non conoscono la comodità di un viaggio intermodale».

Per riottenere il suo abbonamento, Sara è partita da Facebook: «Ho postato la mia vicenda sulla mia pagina personale e, in pochi giorni, mi sono ritrovata con un sacco di persone che hanno condiviso la mia storia e che si sono proposte di solidarizzare o sostenere la mia piccola causa».

sarapoluzzi3Da Facebook alla petizione, fino alle stanze della politica: dapprima quelle in regione, ovvero l’ufficio dell’assessore ai trasporti, Raffaele Donnini, e poi a Roma, nella sede di Trenitalia. Nel frattempo, dietro a Sara, si è formato un vero e proprio movimento… «Il gruppo dei sostenitori della mia causa è cresciuto a dismisura… ». L’incontro con i manager di Trenitalia ha sortito l’effetto sperato: Sara, nella sua semplicità, ha esposto il suo problema e ha chiesto una soluzione: che è arrivata. Il servizio dell’abbonamento treno+bici è tornato attivo in Emilia-Romagna.

Una piccola storia di vita quotidiana in una realtà locale: eppure, quella di Sara non è affatto una vicenda locale, è un caso esemplare di come, per ottenere il rispetto dei propri diritti, non sempre è necessario urlare e scomporsi: Sara è una donna positiva, non si accontenta di lamentarsi e protestare. Semplicemente, fa. «Ma occorre dire che, ora, un bel gruppo di persone mi sta aiutando a portare avanti il mio impegno».

sara Poluzzi3Una storia da “affari suoi”, è diventata un impegno comune: «Il gruppo di Facebook dedicato al “treno più bici” è decollato. E abbiamo ottenuto l’appoggio della mia regione, l’Emilia-Romagna, in particolare dell’assessore ai Trasporti, Raffaele Donnini, che sostiene le nostre istanze nella Conferenza Stato-Regioni, nella quale stiamo chiedendo di unificare servizi e tariffe in tutte le regioni. Oggi, in Italia, ci sono regioni in cui il trasporto della bici è gratuito. Chi lo sa, questo? E ci sono anche regioni in cui, i costi del servizio “treno+bici” arrivano a costare fino a mille euro, nei casi in cui non ci sia un abbonamento annuale». Il suo abbonamento, ora, costa 60 euro l’anno: ha risolto il suo problema, ma la storia continua. E’ così, forse, che nascono le rivoluzioni più belle.

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