Paolini Luca, detto Gerva77. Braccia alzate accarezzano il vento gelido, ma non tremano, sono calde di gioia. Foto di fine carriera: anzi no, la carriera ricomincia. Eppure non è mai finita. «Sono caduto due volte, ma sono riuscito a ripartire e ad avere le energie per rimanere davanti». Luca Paolini, 38 anni, e la forza che non può che arrivare da una passione vera. Ditelo a un Balotelli qualsiasi. Lo sport è una scelta fortunata, farlo ai vertici è un privilegio: onorarlo è questione di amore. Il vento che spezza le gambe e gela gli sguardi, la fatica in sella a una “maledetta” bicicletta, la voglia di continuare: tutto questo non lo puoi fare se non hai amore per il tuo sport, in questo caso il ciclismo.

Copyright Katusha cycling team

Copyright Katusha cycling team

Luca Paolini, “testa, cuore, gambe”: barba da vecchio zio, passione da ragazzino. Un drago sul pavé del Kemmelberg: la Gent-Wevelgem finisce in un paese di provincia, uno stradone affiancato da case, case e pub, case e gli ultimi club, quelli con le “donnine”. Case e ciclismo, parlato, sognato, praticato fin da bambini. Tra case, pub e club, le Gent-Wevelgem è diventata un monumento del ciclismo perché sfida il vento del Nord: e Paolini ha domato la tempesta, con l’esperienza di un vecchio marinaio, abituato alla fatica e a non temere nemmeno le onde più alte. Il vento della Gent-Wevelgem, anche se sei in bici, ti fa sentire proprio come dentro a un mare in burrasca: non in balìa di onde vere, ma di folate che arrivano dalla costa, come avere una mano gigante che preme sulla fronte, sul manubrio della bicicletta.

La Gent-Wevelgem è una classica per vecchi marinai, gente abituata a guardare il cielo senza temerlo: vento e ventagli, nel ciclismo sono la salita più difficile, nel mezzo di una pianura che sembra innocua e, invece, nasconde la sua trappola.

Foto Tim De Waele/Katusha cycling team

Foto Tim De Waele/Katusha cycling team

Da vecchio marinaio, sotto la sua barba, Paolini ha guardato il cielo e gli avversari: li ha scrutati mentre faticavano con lui, li ha studiati nel volto, prima di scattare. «Sapevo di dover anticipare la volata, sapevo di dover attaccare: a 6 chilometri dal traguardo, ho giocato la mia carta. Ho fatto uno scatto al 50% delle mie energie, giusto per capire chi avrebbe reagito: ma in testa sono rimasto solo e allora, via, a tutta». Fino al traguardo.

Il vento è un alleato, ormai, a 38 anni è un compagno di vita, su quella bicicletta: e sul volto, Paolini porta fieri i segni del tempo, ma anche del vento. Rughe che disegnano un volto come un deserto roccioso. Rughe che sono un trofeo, conquistato anno dopo anno, a far fatica in testa al gruppo.

Paolini Luca, per i socialtifosi detto Gerva77, per tutti un esempio: ecco, questo è un ciclista.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.