Per noi ciclisti, Federico 1° il Grande non è un re di Prussia ma viene da Toledo, città di coltelli e di impervi saliscendi dove un giovane Federico nasce al ciclismo di fatica facendo il garzone di bottega su un pesante triciclo di servizio. Diventerà semplicemente un grande, è Federico Martin Bahamontès, classe 1929.
Tipicamente Spagnolo : sembianze donchisciottesche, taciturno, discreto, collerico di scatto. Semplicemente enigmatico! Ma che corridore!

Federico Martin Bahamontes

Federico Martin Bahamontes


Dalla Spagna assolata si conoscevano solo Trueba e Berendero, ma solo di riflesso perché appartenenti essenzialmente al ciclismodomestico spagnolo, con rare puntate anteguerra in Francia. Poi l’arrivo di un fine sprinter come Miguel Poblet, capace di volate pericolose e vincenti, capace di 2 Sanremo in 3 edizioni. Impensabile un Giro primi anni Cinquanta marcato dal duello per la vittoria in una quindicina di tappe tra Poblet e il belga Van Steenbergen…
Nessun’altra Spagna prima di quell’inatteso longilineo hidalgo che alle prime volte fuori confini va subito a conquistarsi il gran premio della montagna al secondo Tour di Bobet, quello del 1954.

Bahamontes con Anquetil...Tour de France 1963

Bahamontes con Anquetil…Tour de France 1963

 

Chi è? da dove viene? Uno spilungone che parla solo spagnolo, e non molto! Ride poco eppure risulta simpatico quando riesce a sorridere. Ma ha le sue storiche nervose lune : lo rivediamo al Tour del ’57, il primo di Anquetil, ma si sente abbandonato quando il compagno Poblet si ritira. Si sente tradito, lasciato solo, non vuole più continuare. Provano tutti a convincerlo puntando sull’onore della Spagna che dipende da lui, nemmeno telefonate altolocate nell’ambiente franchista del generalissimo Franco : niente da fare! Cocciuto, si toglie le scarpe ad indicare che non continua. Il Tour può proseguire senza di lui. Abbandonato dalla carovana, lasciato solitario, non esita a salire sul treno a Dunkerque direzione Toledo : sfoggia elegante vestito tenendo la valigia nella mano destra, e in quella sinistra la bici. ..Non andrà lontano si dice! Prima ancora, aveva fatto in tempo ad incrociare il ferro con la squadra dell’ultimo Coppi : il grande  Fausto individuò la sua devastante falcata da scalatore puro. In una giornata in cui il gregario Buia riesce a resistergli a ruota senza collaborare, un rabbioso Bahamontès gli scaglia addosso una borraccia assieme a tutte le maledizioni del cielo. Collerico l’uomo, con testardaggine incontrollabile…

Eppure al Giro del ’58, in maglia Faema, vince una corta ma dura tappa con arrivo a Superga, solo, davanti a niente di meno che Gaul, proprio nell’anno del Tour di Gaul… Può essere una sparata isolata! Ma poche settimane dopo, vince il tappone pirenaico e anche quello alpino oltre a portarsi a casa per la seconda volta il GPM. Va riconsiderato il focoso spagnolo…Si capisce subito che non è corridore di giornata, fatica troppo nelle rapide tappe del Nord dove stenterà sempre a seguire i più forti, dove perderà sempre minuti preziosi. Ma è uomo per le lotte che durano tre settimane, il Tour appunto, dove si possono recuperare minuti salendo in solitario su epiche montagne. Salta irresistibilmente sui pedali, appoggiando il suo sforzo di spalla. Peccato che non sia ancora di moda arrivare 5-6 volte in quota dopo 3-4 passi alpini o pirenaici!…L’arrivo è quasi sempre a valle, tra ali di folle, dopo una lunga discesa e dove i freddi calcolatori possono recuperare tutto o quasi tutto il terreno perduto.

Giro d'Italia 1958...l'arrivo al Superga

Giro d’Italia 1958…l’arrivo al Superga


Sì è proprio così, è ben noto che il Tour è sempre disegnato e costruito per favorire un Francese! E’ un vizio che i nostri amici transalpini non riescono a scrollarsi di dosso e si infuriano pure quando lo si fa notare. Ma è così!…Sono gli anni di Anquetil, Anglade, dell’ultimo Bobet, del rampante Rivière. Nel ’59, va inserita una delle rare tappe con arrivo in quota, ma a cronometro pensando ad Anquetil. E lì sulle rampe e in cima al Puy-de-Dome che esplode Bahamontès, è lì che strabilia tutti, proprio tutti vincendo il Tour, e portando a casa il 3° GPM. Il mito di Bahamontès nasce sul Puy-de-Dome, la Spagna festeggia il suo straordinario matador, a lui la gloria dei nati poveri che riescono ad emergere.

Tramonta l’angelico Charly Gaul e sulla scena tutta francese brilla ora il gelido astro normanno Anquetil in dualismo con il più simpatico Poulidor. Baha‘ come lo chiamano in Francia è il terzo uomo, un temuto hidalgo di grande classe : appena la strada s’impenna, gli vengono le formiche nelle gambe e vola verso la cima, imperiale, in piede sui pedali e concentrato sull’impresa da compiere. Ma i rivali gli prendono le misure : lo lasciano distendere le ali perché si sa che  Bahà affronterà male, teso e con paura la successiva discesa. Raramente riesce ad arrivare primo sul traguardo e se ci arriva è sempre dopo aver perduto quasi tutto il suo vantaggio. Epica la sua maglia gialla per 3 soli secondi durante alcuni giorni su Anquetil…purtroppo prima di affrontare una lunga cronometro che lo priverà della vittoria finale!

Bahamontes con Poulidor sul Tourmalet

Bahamontes con Poulidor sul Tourmalet

 

Sette tappe vinte al Tour, sette volte indossata la maglia gialla, sei GPM…e, grande rammarico, quanti Tour non vinti perché il tracciato non contemplava arrivi in salita? Sempre con il gruppo dei migliori, conquisterà altri due dignitosi podi dopo aver lottato per la vittoria finale. Poì nel ’65 non c’è Anquetil, il Tour sembra fatto per Poupou, ci sono molte montagne e Bahà compie 36 anni in quei giorni. E’ comunque nella rosa dei possibili vincitori…Tutti fanno i conti senza il ventitreenne Gimondi uscito terzo dal Giro. Scendendo da nord, il Tour affronta prima i Pirenei. Ma no, non va, nemmeno l’aria della vicina Spagna apre le ali della affaticata aquila di Toledo: sulle prime rampe salta subito e male il longilineo Federico; anche Adorni. Si ritira con scarsa eleganza, non si toglie le scarpe ma saluta Tour e carriera con un addio definitivo con malcelata ira e malinconia. Esce diminuito dal grande circo ma quelli attimi non intaccheranno la sua aureola. Malvolentieri ha dovuto inchinarsi ad un nuovo ciclismo, Poupou s’inchinerà strada facendo verso Parigi. Quel Tour è un Tour di troppo per Federico Bahamontès ma la legge degli sponsors, la Margnat-Paloma, imponeva un’ultimo volo magico sul Tourmalet. Non ci fu…

Federico Bahamontès è stato esempio per altre generazioni di grandi di Spagna al Tour : le sue indimenticabili salite in solitario daranno frutti proficui una generazione più tardi  : arriverà la meteora Delgado quasi un ventennio dopo il Puy-de-Dome, e a ruota un poderoso Indurain, il primo capace di una cinquina consecutiva al Tour e primo spagnolo col tris per pochissimi Vuelta-Giro-Tour. Il testimone passerà poi a Contador sempre in sella e che sogna la vendetta per riscattare il suo Tour 2014. Bravo Bahà, grande malinconico hidalgo di Spagna! Mi sei sempre piaciuto!…….Gaetano Dal Santo

 

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