L’ultimo appuntamento degli Incontri Cicloletterari de LaMitica, sabato 28 marzo, a Castellania (Al), non poteva che essere dedicato ai due miti indiscussi del ciclismo: Fausto Coppi e Gino Bartali. Grazie alla sapiente regia di Gino Cervi, giornalista e scrittore, gli opposti stili dei due autori sono emersi in tutte le loro qualità narrative durante la presentazione delle rispettive fatiche letterarie: Franco Quercioli con il suo Gino e Fausto. Una cronaca italiana, Ediciclo Editore e Carlo Delfino con la Storia Alternativa del Giro d’Italia numero speciale di Biciclette d’Epoca.

Se la storia del ciclismo è stata scritta anche attorno al memorabile dualismo tra Fausto e Gino proprio il dualismo tra Quercioli e Delfino è stato il motore del brillante dialogo attorno ai due miti del ciclismo contrapposti alle storie, mai raccontare, di corridori non diventati miti ma che si sono comunque resi protagonisti di corse epiche ed eroiche pedalando nel fango, nella polvere e combattendo con la fatica anche solo per sbarcare il lunario. Se il romanzo di Quercioli racconta, con la sua lievità poetica, l’infanzia di Fausto a Castellania, descritta alla perfezione – così come il panorama circostante – senza esserci mai stato prima (ndr. sabato era la prima volta che Quercioli visitava il paese natale di Coppi) e quella di Gino a Ponte a Ema, in Toscana, Delfino invece ci racconta le strade del Giro dei primi anni, le dispute feroci, fatte di agonismo e tifoserie spietate, al limite dei regolamenti, anzi, spesso oltre. Storie di polvere infernale, di sofferenza, di asperità e di briganti che rendevano ancor più difficili quelle competizioni già massacranti.

Se con Quercioli vediamo crescere Gino e Fausto nelle loro rispettive famiglie, simbolo delle vere famiglie italiane dell’epoca, diventare prima corridori, poi fuoriclasse e quindi campioni, con Delfino scopriamo la storia dei corridori isolati, senza squadra, come ad esempio Michele Pennisi (1929) che, sprovvisto dalla nascita di un arto superiore, pur di non rinunciare alla passione della bicicletta, correva con una protesi a mo’ di uncino; oppure Walter Fontana (cinque Giri d’Italia dal 27 al 31) che, per pagarsi le spese, durante le tappe raccoglieva i “palmer” bucati gettati dai big sulle strade e, dopo aver tagliato il traguardo con i numerosi tubolari a tracolla come una sorta di omino Michelin, correva in stazione e li spediva al suo paese, Gaggiano, dove poi in inverno li avrebbe aggiustati e rivenduti a tutto il paese.

E ancora l’alessandrino Michele Gaggero (12 giri tra il 1911 e il 1927) famoso perché portava con sé in corsa un coltello serramanico per difendersi, sosteneva lui, dalle possibili aggressioni. E se la narrazione di Quercioli è il pretesto per raccontare l’Italia di quell’epoca e, perché no, per raccontare anche un poco di sé, Delfino non parla della cronaca sportiva del Giro, che già mille volte è stata affrontata, ma racconta invece ciò che è parallelo al Giro: episodi, personaggi e curiosità, che erano parte fondamentale e viva della gara stessa e che i giornali del tempo non raccontavano.

Al termine dell’incontro, l’aperitivo offerto ai presenti in collaborazione con Ristobar&Catering_Michela Aiolo e la partecipazione dell’Azienda Agricola Bandiera di San Sebastiano Curone (AL), è stato anche l’occasione dare a tutti l’appuntamento al 28 Giugno con LaMITICA Ciclostorica con Bici d’Epoca per i Colli di Coppi – 7a Tappa del Giro d’Italia d’Epoca (www.lamitica.it) che animerà Castellania a partire già da sabato 27 con la Cronoscalata d’Epoca e a sera con la Cena Mitica presso Casa Coppi a cura del Ristorante Montecarlo (info e prenotazioni tel. 0131 889114).

 

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