Sorrisi che regalano serenità, volti che riconciliano con il mondo, respiri affannosi, qualche smorfia di fatica, occhi col magone, dopo aver dato tutto se stesse in sella a una bicicletta. A Cittiglio, in tutta la Valcuvia, il gruppo colorato delle cicliste è stato, ancora una volta, una grande festa: tanta gente ad applaudire, cartoline da una provincia di Varese primaverile, bandiere, coriandoli, bande musicali, gruppo folkloristici, applausi di grandi e piccini.

Lizzy Armistead, Pauline Ferrand-Prevot, Anna Van Der Breggen, Elisa Longo Borghini, Alena Amialiusik, Jolanda Neef: nomi che sui principali quotidiani italiani (sportivi compresi) leggi molto raramente, quasi sempre in notiziole microscopiche, scoop da lente d’ingrandimento per uno sport, il ciclismo femminile, che viene considerato minore da chi detta le leggi della comunicazione e dei “grandi” media. Eppure, quei nomi hanno regalato emozioni in una giornata in provincia, in una valle d’Italia che, per un fine settimana, si è data un tono internazionale. Prova di Coppa del mondo, quella di Cittiglio, una tradizione che rischia di finire presto per almeno un paio di motivi: da una parte scelte discutibili dell’Unione ciclistica internazionale che sogna di trasformare il ciclismo in un circo più “ricco”, come la Formula uno, a discapito dei piccoli organizzatori virtuosi, come i ragazzi di Cittiglio (la Cycling Sport Promotion). Dall’altra, un territorio che fatica sempre più a reperire risorse, con i comuni senza fondi e provincia e regione che litigano per questioni politiche di partito: di conseguenza, organizzare un evento internazionale diventa impresa titanica, anche se il ritorno per il territorio, un evento come il Trofeo Alfredo Binda, lo garantisce eccome.

 

Le donne che pedalano sono uno straordinario messaggio, sono l’immagine perfetta per promuovere la bellezza dell’andare in bici. Uno sport o un’abitudine quotidiana che fanno bene, che non inquinano, che consentono di apprezzare e valorizzare un territorio, che aiutano a risparmiare: lo spot più bello che il ciclismo e la bicicletta possano regalarsi, è quello di una donna che pedala. Sul podio, a Cittiglio, tre ragazze bellissime, dai volti solari, tre campionesse e un unico messaggio positivo. Piacevole. Anzi splendido. La bici fa bene al mondo, queste ragazze portano un grande messaggio: eppure, la forza del ciclismo femminile è assolutamente ignorata da chi dovrebbe promuovere il ciclismo, il benessere, la qualità della vita.

 

World tour femminile: donne destinate a “far da spalla” agli uomini

L’Unione ciclistica internazionale, ora, dice di voler dare nuova dignità al ciclismo femminile: e si riporta la questione, alla vecchia storia del maschilismo. Il ciclismo è uno sport per uomini duri: questo concetto ha tenuto banco e tiene banco da un secolo. L’Uci , allora, vuole inventarsi un World Tour per le donne, che affianchi quello del ciclismo maschile: qualcosa si sta già facendo. Per esempio, la Gand-Wevelgem maschile è stata preceduta da quella femminile, la Strade Bianche a Siena, ha avuto anche una versione femminile, il Giro delle Fiandre idem. Solo che, con questa ostinata idea di voler scimmiottare il ciclismo maschile, quello femminile finisce sempre per essere l’evento secondario. All’ombra degli eroi del ciclismo maschile, ci sono anche le donne. All’ombra. Così a Siena, alla Strade Bianche, le donne hanno corso quasi nel deserto, ignorate da pubblico e media: ah sì, erano l’evento “spalla”. Idem alla Gent-Wevelgem e così, accade ogni anno, al Giro delle Fiandre. Il ciclismo femminile, però, non ha grande futuro se sceglie di ritagliarsi il ruolo di evento secondario: forse sarebbe giusto che si ritagliasse una dignità tutta sua, perché le Campionesse che pedalano e vincono hanno una forza mediatica, un messaggio che non è ancora stato sfruttato e valorizzato. La Cycling Sport Promotion e Mario Minervino organizzano da sempre un evento in cui le donno sono le vere, uniche e grandi protagoniste: la festa è tutta per loro. Con merito.

Cultura ciclistica, investire sul territorio: la Cycling sport promotion lo fa

E poi non finisce qui: un evento come la Coppa del mondo femminile, a Cittiglio, è unico nel suo genere. Le istituzioni dovrebbero essere grati a vita agli organizzatori. Perché Minervino e i suoi, da anni, fanno cultura del territorio, cultura ciclistica e non solo: il Trofeo Alfredo Binda è l’epilogo di una lunga serie di iniziative pensate per valorizzare il territorio. Si va nelle scuole, decine di scuole, a parlare di bici e di mobilità sostenibile. C’è poi un progetto Re-cycling, pensato per limitare al minimo l’impatto inquinante dell’evento, ma anche il coinvolgimento di realtà locali per promuovere i prodotti tipici. Si organizza la Coppa del mondo, ma si comincia con una pedalata per la festa della donna, dal forte messaggio sociale, per promuovere una pista ciclabile in Valcuvia. Tutto questo è la Coppa del mondo di ciclismo femminile. Ora, ai nostri politici che ci amministrano, verrebbe da chiedere: ma cosa volete di più? Dove trovate un organizzatore che fa anche parte del vostro compito, ovvero promuovere la cultura e il sociale in un territorio? Eppure, per organizzare un evento come il Trofeo Alfredo Binda, gli organizzatori devono fare i salti mortali per far quadrare i bilanci, con le istituzioni sempre avare, sempre alla ricerca di un consenso immediato (piacciono molto le foto e i discorsi alle cerimonie ufficiali). E oggi, le logiche politiche di partito (liti tra provincia e regione) rischiano di compromettere il futuro di un evento che, non è soltanto una bella gara.

Il sorriso di Lizzy Armistead, gli occhi azzurri di Pauline Ferrand-Prevot, la gioia di Sofia Bertizzolo (vincitrice tra le Junior) sono uno spettacolo che meriterebbe più dignità.

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