Era la più bella di tutte, la nostra Primavera, così chiamata anche all’estero dove a San Giuseppe si freme ancora dal freddo. La si aspettava tutto l’inverno, a fine febbraio c’erano il Giro di Sardegna e a nord cominciava la stagione con Het Volk. Poi l’eccellente Paris-Nice e in aggiunta da oltre 40 anni la Tirreno-Adriatico, proprio per preparare questo mazzolino di fiori che era la nostra invidiata, splendente, romantica, insuperabile Sanremo…
Parlo al passato, ah che brutto! Tutta roba andata! Non c’è più il Sardegna, Het Volk ha pure cambiato nome e l’anima della Milano-Sanremo si è perduta da un pezzo…
Andiamo a guardare i filmati in bianco e nero, neri di tifosi lungo la strada, già dai Capi. Niente Poggio ancora, e la Cipressa arrivò ben dopo. Così come l’arrivo non più in Via Roma.
Ah che corsa! Lunga, tirata, il sogno di una carriera, la prima classica. Una super-Classica! Il Ciclismo moderno è impietoso : gioco di squadra, occhiate furibonde al momento strategico, rapportoni da paura per chi sa “spingere”, azzeramento degli scatti e delle fughe, altercazioni negli ultimi due chilometri e poì chi vince? un Australiano, un Norvegese o un altro, mai sentiti prima.
Nelle prossime edizioni, e nel nome del Ciclismo diventato internazionale, dovrebbe toccare ad un Polacco, ad un Cileno o magari a qualche altro corridore esotico, toh! mettiamoci un tailandese o un algerino che ha cambiato nazionalità. La passione è svanita, i tifosi si guardano la volata senza entusiasmo e non vengono più sul traguardo. In qualche centinaia sul Poggio, qualche curioso, qualche turista, anche i locali si chiedono “ma cosa c’è oggi con tutte queste auto, questi divieti di transito nel pomeriggio?”…Sì, arriva la moderna Sanremo, ah si mi ricordo…
Perché mai siamo arrivati a questo?
Andava bene decenni fa una corsa così lunga partendo da una Milano che faceva due ali di folla alla partenza dei ciclisti. Adesso, il milanese non s’interessa più a quelle maglie colorate pronte alla partenza. E’ una scocciatura  più che altro a Milano; anche il Giro d’Italia l’ha capita e non arriva più in piazza Duomo.  I corridori e la carovana sono visti come degli intrusi nel turbine quotidiano. Non si sente più la passione, è smarrita l’anima.
Il tracciato è sin troppo conosciuto : a seconda degli anni o del tempo climatico si vola o ci si trascina verso il Turchino permettendo anche fughe con chilometri di vantaggio. Il Turchino non fa più paura a nessuno, si scivola verso la Riviera. L’aria è profumata, ci sono gregari anche eccellenti che tentano un qualcosa, poi anche minuti di vantaggio fino al terzo Capo. Il Berta fa capire che tra poco ci siamo. I velocisti pensano a come salire alla chiesetta della Cipressa senza danni; scivolando con un rapporto selvaggio si ripiomba sull’Aurelia. Il Poggio deciderà tutto? Macchè neanche lui decide più niente, ma nella picchiata verso la città dei fiori, il turbo viene acceso. Attenti a non farsi notare, a saltare nella ruota più volenterosa e coraggiosa, fare il morto o il nessuno è diventata un arte. La strada è larga, benzina, benzina, serve tutta qui negli ultimi 200 metri. E’ fatta : chi non si è mai visto in giornata ha vinto…I giornali del giorno dopo fanno addirittura errori di ortografia nei nomi. Anche 6-7 nazionalità nei primi dieci, segno che il Ciclismo è cambiato.
E allora, cambiamola ‘sta corsa! Perché farla partire da Milano dove scoccia a tutti? La Roubaix parte ancora da Parigi? No, la partenza avviene a Compiègne un’ottantina di chilometri a nord di Parigi. Il Fiandre è vincolato ad una sola città di partenza? No, quando partiva da Brugge c’era tutto un rito : alle 5 del mattino il sindaco consegnava le chiavi della sua città al direttore di corsa. Ma non perdiamoci altrove, questa è un’altra storia…
E invece no, è la stessa storia : il Fiandre perdeva tifosi e adesso passa tre volte sul Kwaremont. Inoltre il percorso consente di vederlo
almeno in 3-4 posti diversi.
E la Liegi? Non arriva più Boulevard de la Sauvenière  dove Argentin vinse 4 volte; non si sale più all’Università, il percorso finale è stato reso più spettacolare (e duro)…e la gente accorre. E la Freccia? Tre passaggi sul Mur de Huy, guardate quanta gente c’è….

19 marzo 1938 vince Giuseppe Olmo

19 marzo 1938
vince Giuseppe Olmo

Non lasciate morire la Sanremo, fatela partire da Piacenza, da Tortona, da altre cittadine minori che amano il ciclismo. Fatela partire da fertili territori i cui solo nomi evocano giganti del Ciclismo. Sono città che farebbero di tutto per organizzare una partenza con cuore e passione. Resterebbe il nome Milano-Sanremo come resta il nome Paris-Roubaix e non Compiègne-Roubaix…

Non lasciate morire la Sanremo : si sa bene che la strada costiera è una sola, ma partendo da una città minore, inventate due passaggi sulla Cipressa, due passaggi sul Poggio. Almeno il tifoso vive la corsa più volte. Inventate qualcosa, per favore, rivitalizzate la nostra Sanremo. Osiamo ancora immaginare fughe di uomini forti che sorprendono i velocisti e le alchimie del gioco di squadra. Chi si ricorda lo sconosciuto Raymond Poulidor della BP-Hutchinson ? E’ quel transalpino che nel 1961 voleva abbandonare nei pressi di Varazze, ma che poì andò via da solo. Chi lo conosceva? lo lasciarono in fuga pensando di inghiottirlo negli ultimi chilometri. Invece vinse e divenne l’amato Poupou dei Francesi, immolato poi sull’altare del dualismo con il freddo Jacques Anquetil. Nel ’66, il ventunenne della Peugeot di nome Eddy Merckx, seppe prendere la ruota buona e saltare tutti, il nostro Adriano Durante incluso.

Edizione 1966 Eddy Merckx su Adriano durante

Edizione 1966
Eddy Merckx su Adriano Durante

Ma non fu vittoria isolata come per Australiani e Norvegesi : seppe ripetersi sempre con classe sullo stesso traguardo perfezionando la sua tecnica di lottatore fino all’ultimo metro. Sette vittorie nel decennio 1966-1976, caso unico, raro, irripetibile. E’ pur vero che batteva sempre i nostri, ma la folla c’era. Aiutateci a salvare la Sanremo…Con spettacolo per i tifosi, e vedrete i rampanti, le promesse daranno il cuore per inventare qualcosa anche loro. Per vincere.  La Primavera, corsa troppo bella per lasciarla morire…

……….Gaetano Dal Santo……….

 

La Primavera

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