I tuoi amici non ne possono più. Di te. Delle tue cose vecchie. Del tuo spirito così vintage da seppiata dentro che… non se ne può più. Poi, però, ti chiamano Rotina e ti accompagnano lassù, a Castellania, un sabato dopo l’altro. Che non è affatto del villaggio. Per sentire parlare di ciclismo. Anche quello vintage, certo. Anche quello di oggi. Diciamo dell’altroieri.

I tuoi amici non ne possono più ma poi se c’è Coppi, di mezzo, va tutto bene. Sarete in molti, moltissimi. E se la Messa la celebra il tuo amico Pasto, in arte Marco Pastonesi, quello della Gazzetta dello Sport, insomma, va bene anche una Messa cantata e ricantata. Ma non troppo riscaldata. Su Coppi. E su Bartali (quei due là, cit Fiorenzo Magni). Su Pantani ma più che altro sui suoi gregari. Anzi,  sui Gregari e su Pantani. Perché Pasto ha scritto e presentato un libro “Pantani era un dio” (ed. 66THAND2ND) … ma poi, a Messa, nella chiesetta di Castellania, ti parla di Marcello Siboni. Ti parla di Renzo Zanazzi (quello del copy right creapopoli, la capisca chi vuole capirla, perché questo è quel che passa il convento).

Pastonesi ha scritto “Pantani era un dio”, ma poi, in chiesa,  ti parla di Dino Zandegù e come scandisce il nome lui, siamo sinceri, nessuno lo sa fare meglio. Perché ci mette poesia anche lì, proprio su quell’accento. Ma poi ti parla di Meo Venturelli (per forza, pensi, ci ha scritto un libro!). Ma poi ti parla di Giampaolo Cheula (e lo pronuncia, prima, all’italiana, poi, all’inglese: per carità siamo in una Chiesa, aiuto, Pastooo). Ma poi ti parla dei Gregari. Dei suoi. Della sua classifica. I campioni gregari che fanno le storie del ciclismo. Il suo il tuo il nostro. Amen. E non riesci a staccarti da quella voce. La poesia del ciclismo.

I tuoi amici non ne possono più ma poi se Pasto celebra la Messa, a Castellania, negli incontri Cicloletterari de LaMitica (invenzione meravigliosa di Cordelli), sono lì esattamente come te inchiodati sulla panca. Pronti a fare l’offerta. Un libro. Un euro. Un applauso. Un bacio. Perché ne valeva ancora una volta la pena. Il ciclismo è poesia, si sa, e Pasto lo celebra. Ti fa pure ridere. Ti sembra sempre nuovo. Ti pare che da un momento all’altro possa entrare dalla porta principale, giusto in mezzo alla Chiesa e puntando dritto al Crocefisso come per andare a nozze: la figura di Sandrino Carrea. Il profilo tagliente di quel naso. Il sorriso dietro al rimbrotto. Il suo affetto sincero. La simpatia. La fatica antica. L’amicizia eterna.

Sì. Se Pasto celebra, per di più a Castellania, la Messa ti riporta anche l’ultimo amico di tutti gli amici del ciclismo. Di Fausto, di Serse. Di noi. Ti riporta lì Sandrino. E tutti quelli che non ci sono più: sono angeli appesi alle pareti di applausi questi corridori. Sono l’affresco. Ne fai parte. Accendi la candela. Che il ciclismo è vivo e vegeto. In mezzo a noi. E rinfranca, alleggerisce come la bicicletta. Così canta e incanta il Pasto. Che ce ne siano ancora tante di queste celebrazioni. Così sia.

Scrivi queste righe un po’ farlocche di sicuro poco lucide, perché non sai proprio come raccontare qualcosa che va vissuto. In prima persona. Lassù. Una Messa che va “presa”, frequentata, abitata in santa pace. Una Messa come quella di sabato scorso, mentre le colline tortonesi ti regalano uno di quei rossi tramonti di gennaio da levar il fiato.

Una Messa che non risulterà neanche tanto blasfema: in fin dei conti al celebrante  è scappato solo che “faceva un caldo della madonna”. Dai! Ma l’hai sentito bene, piuttosto, quel coro di viva il ciclismo e viva la bicicletta, che arrampicava su, qua e là. Fino a Castellania. Una strada tutta d’un fiato purché non ti faccia mai arrivare prima, piuttosto bearti di quel pedalare sicura verso il mito. Con Pasto che: guai a vincere, perché se vinci non ci finirai certo su quelle righe stampate da editori (un po’ folli ma molto arguti), i quali si affidano alla penna di Marco Pastonesi. Lui scrive e parla di campioni che nella sua speciale classifica non sono e non arriveranno mai primi. Non devono vincere. Questa è la regola. Se non per sbaglio. Magari ad una cronometro finale. Quando, partendo dalla fine della graduatoria può anche capitare che la Maglia Nera vinca per qualche minuto la Rosa. Virtuale! Ci può stare. Purché sia virtuale. E sia recitata e scritta da Pasto. Che tanto questo è il Ciclismo e val bene una Messa.

Sabato 31 gennaio, a Castellania, c’era anche Herbie Sykes, per il secondo incontro organizzato dal Comitato Colli di Coppi in preparazione della Ciclostorica LaMitica 2015 (appuntamento il 28 giugno). E del giornalista britannico è stato presentato il libro fotografico intitolato “Coppi. Inside the legend of the Campionissimo”.

Sykes nel 2012 è stato il primo a scrivere in lingua inglese una storia illustrata del Giro d’Italia. Ed è anche l’autore di un libro su Balmamion. Era un inglese in pellegrinaggio Ciclismo nel nostro Piemonte. Adesso abita a Torino ed è un giovane appassionato di ciclismo, della sua storia e delle immagini in bianco e nero. Il suo Coppi Inside è sul comodino da sfogliare pian piano. Una foto dopo l’altra. Prima della prossima confessione. Che sarà, ci puoi scommettere, a Castellania.

Il prossimo appuntamento, appunto, è programmato per sabato 14 febbraio alle ore 17, con  Walter Bernardi e il suo “La filosofia va in bicicletta, Socrate, Pantani e altre fughe” (Ediciclo) e con Piero Fischi e il suo  “Parla Pantani. La Cronaca, le interviste e le imprese” (Liberodiscrivere Ed.). Tutti sempre sulle orme de LaMitica. Pregare per credere.

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