Ma che fa, si dopa? Assolutamente no, è un’incredibile coincidenza, mi confonde con un sosia… Questa, tra le scuse più assurde manca, ma per il resto, a parte la peste, il terremoto e la carestia, il ciclista dopato le ha inventate con fantasia quasi artistica.

Fatevi duecento chilometri su un sellino in similcarbonio, anzi fatevi tre o quattro tappe in quelle condizioni e ogni traccia di virilità si ridurrà a dimensioni di bambino. Eppure, fino a non molto tempo fa, sui podi delle premiazioni ci salivano spesso corridori dalla prestanza invidiabile, spesso addirittura imbarazzante sotto quei pantaloncini che contenevano a fatica una certa gioia di vivere. Un’alzata di spade degna delle cerimonie solenni.

 

vignetta_DopingIn amore, come in vetta al Pordoi

Del resto, l’attività di coppia ha le sue esigenze, altrimenti la vita di un povero corridore mi diventa un inferno: se lo scalatore mi si spossa sul Pordoi, poi a casa, con la moglie, mi ricorre all’aiutino. Già se ne sta fuori casa duecento giorni l’anno, se mi fa cilecca quando gli viene chiesto il gran premio della montagna, poi son dolori. Santambrogio positivo al testosterone, prima ancora di aver scontato la precedente squalifica, alza il velo sugli italiani che, in amore e in guerra, sono disposti a tutti: “Mi serviva per i problemi di erezione”, si è giustificato il ciclista. Il sesso, insomma, è davvero pieno d’insidie per chi fa sport, avevano ragione i nostri nonni che praticavano l’astinenza, prima delle corse.

Il caso Santambrogio è poca cosa, almeno dal punto di vista della fantasia, se paragonato al caso più eclatante di una famosa ciclista italiana che, nel 1996, risultò positiva al nandrolone e si giustificò dicendo che era colpa di un rapporto orale avuto col marito, il quale aveva assunto la sostanza proibita. L’atleta fu poi prosciolta poiché nel 1996, le federazioni sul doping chiudevano occhi, naso e bocca, soprattutto con certi nomi vicini alle nazionali, però il filone “sesso e doping” è piuttosto ricco, tanto che qualche cervellone ai piani alti stava pensando di istituire controlli antidoping anche ai mogli, mariti e amanti degli atleti, direttamente in camera da letto. Famossisimo il caso della patata di Belen, per esempio, che fu causa (secondo la giustificazione pubblicata dai giornali) della positività di Borriello, un noto calciatore, finito nella rete dell’antidoping qualche anni fa. Creme e cremine intime, insomma, possono essere un problema se l’atleta dimostra fantasia coi preliminari: l’identica scusa di Borriello, usata prima (per cui, il calciatore non fu nemmeno originale), venne utilizzata da un ex pro, tale Baronti, quando risultò positivo dopo aver vinto la Nove Colli.

Circolavano leggende anche sulla caffeina di Bugno, squalificato nel 1994, ma in quegli anni ci si accaniva sui caffè del povero Gianni, ma ci si distraeva su interi plotoni che, da contratto, si affidavano agli stregoni del doping sul sangue.

 

viagra_grandeCaramelle blu per i vecchietti, caramelle miracolose della zia

E come non ricordare, poi, l’ammiraglia di un noto guru dei direttori sportivi, scoperta con un carico di viagra da resuscitare un intero camposanto? Il maestro dei tecnici si giustificò dicendo che era tutto per sé: a una certa età, facciamo trionfare l’amore. Ma, ripensando alla moglie, quella povera donna sarà sopravvissuta?

La fantasia, al ciclista dopato, non manca proprio, al contrario di certi tennisti che, pieni di steroidi e anabolizzanti, hanno dato la colpa tutta all’integratore sospetto… La fantasia è sintomo di genialità, come tutti ricordiamo, per esempio, le caramelle di zia Gacinta che fecero finire nei guai Gilberto Simoni nel 2002. Le zie, le nonne e le suocere, brutte persone insomma, come la suocera di Rumsas, alla quale era destinato il carico di sostanze dopanti che furono sequestrate alla moglie del corridore, quando fu arrestata in Francia nel 2002.

 

Dalla torta di piccione alla chimera genetica

E nel contesto della scusa inventata, bisogna ammettere, che noi italiani siamo davvero superiori, in fatto di idee, anche se il pasticcio di piccione (una torta olandese) non è male come causa di doping per Adri Van der Poel nel 1983. Decisamente da mente malata, invece, la giustificazione fornita da Tyler Hamilton, quando gli venne scoperto del sangue non suo, nelle vene: l’americano diede la colpa a una chimera genetica, nel 2004. Lui avrebbe ereditato dalla madre due o più popolazioni differenti di cellule geneticamente distinte, originate da diversi zigoti. Scusa da kamikaze, invece, quella di Floyd Landis, preso pieno come un uovo nel 2006, dopo essere stato protagonista di una tra le più incredibili rimonte al Tour de France: il testosterone troppo alto era dovuto al troppo whisky. Tralasciamo commenti sulla bistecca di Contador per non urtare i vegetariani, ma non possiamo non fare arrabbiare gli animalisti, citando il caso Vandenbroucke che, quando venne scoperto con l’epo e il clenbuterolo in casa (nel 2002), disse che erano per curare il cane. E quella bestiola, se non fosse per una storia finita tragicamente (per il suo padrone), avremmo voluto vederla al Tour de France.

Una risposta

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