Orio Vergani

Orio Vergani

Di Gianni Bertoli

Jacques Goddet, mitico patron del Tour, ebbe a dire una volta che, se non ci fosse stata la guerra, Bartali avrebbe vinto dieci Tour. Aera una esagerazione, certamente, però Gino qualche Tour in più l’avrebbe vinto certamente, considerando il fatto che la grande corsa francese si addiceva come nessuna altra a Ginettaccio, che vinse l’edizione del 1938 a ventiquattro anni e quella del 1948, ben dieci anni dopo, cosa riuscita solo a lui.

Qualche tempo fa, scartabellando nella mia raccolta di riviste e ritagli di giornali sportivi mi sono capitati tra le mani due articoli di Orio Vergani, uno, datato 23 luglio 1938, dal titolo “Bartali conquista la maglia gialla” . E l’altro datato 27 luglio 1948, dal titolo “Grazie Bartali per il berretto tricolore”.

L’articolo del 1938 era stato scritto perché il giorno prima, sul traguardo “amico” di Briancon, Gino era arrivato solo con 5’18” di vantaggio su Mario Vicini e aveva tolto la maglia gialla al belga Felicien Vervaecke. Otto giorni dopo il campione di Ponte a Ema avrebbe vinto, all’età di ventiquattro anni, il suo primo Tour con diciotto minuti e mezzo sullo stesso Vervaecke, vendicandosi così del Tour perso l’anno prima per la famosa caduta nel torrente. Sono tutte cose raccontate più volte e gli appassionati di ciclismo sicuramente le conoscono bene. Quello che non tutti sanno, forse, è che, nei suoi primi anni di professionismo, il giovane Gino, veniva affettuosamente chiamato “Bartalino” e anche Orio Vergani, nel suo articolo, lo chiama così.

bartali“Bartalino”, un vezzeggiativo che stona decisamente se pensiamo al Ginettaccio polemico e brontolone del “gli è tutto sbagliato, tutto da rifare” così come lo ricordiamo nel dopoguerra. Però, se andiamo ad esaminare certi fatti, ci accorgiamo che, anche quando veniva chiamato “Bartalino” era già di carattere un Ginettaccio.

Proprio al Tour del 1938 i belgi che difendevano in tutti i modi la maglia gialla di Vervaecke, in una tappa di montagna, non trovarono di meglio che rompere delle bottiglie di vetro davanti alle ruote di Bartali. Lo scherzo, ripetuto più volte, costò a Gino tre o quattro forature e la maglia gialla sparì all’orizzonte con il suo seguito di guardie del corpo. Bartalino-Ginettaccio non si perse d’animo e, quando gli capitò a tiro l’auto di Jacques Goddet, patron del Tour, si aggrappò ad una portiera e l’apostrofò più o meno così: “Te, tu, patron, se ‘un mi porti subito su que’ birbanti torno ‘n albergo, faccio le mi’ valige e me ne vo a casa”. Goddet trascinò Gino sui belgi e Gino vinse il Tour.

L’altro articolo di Orio Vergani, pubblicato sul “Corriere della Sera” del 27 luglio 1948, due giorni dopo il trionfo finale di Gino al Parco dei Principi, rispecchia i sentimenti di un italiano appena uscito dalla tragedia della guerra.

 

 

 

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