cargo

La nostra cargo bike

L’Indipendent, prestigioso quotidiano britannico, lancia una notizia dal suo account twitter che nel giro di poche ore viene subito ribattuta dai principali media locali. La notizia c’è. Napoli ha una nuova immagine, non più solo pizza ma qualità della vita, aree pedonali e bici ecco il nuovo volto della città. Torniamo in Italia e nella classifica delle città più pericolose Napoli si posiziona al 40 esimo posto, la prima è Milano. Ma cosa succede? Qualcosa veramente sta cambiando?

In tutto questo fermento, arriva la nostra cargo bike, in un bellissimo verde fluo, desiderata da tempo, dibattuta fino alla fine tra tanti tira e molla e congetture se fosse possibile o meno provare a far finta di vivere ad Amsterdam o a Copenaghen, mentre invece sei a Napoli in una realtà senza dubbio ostica ma che in fondo è meno complicata di quello che potrebbe sembrare.

 

Ed allora comincia la nostra avventura. Le aspettative sono altissime, provare a fare a meno dell’auto completamente, muoverci con tutta la famiglia in bici, una cargo bike con due posti per le bimbe ed una bici di supporto dove ci alterniamo io e la mia compagna. La prima settimana di test è passata alla grande, le bambine sono entusiaste, giocano, litigano, dormono, disegnano, mangiano, sono passate dal sediolino posteriore dell’auto tutte imbracate, ad un posto in prima fila dove finalmente possono vedere quello che succede da una postazione privilegiata e scoprire che esistono tanti tipi di bici, vero papà? Certo Diana. Papà ma la nostra è una bici-auto? In che senso Diana? Eh si è un auto senza il tetto. La semplicità di questa costatazione di una bambina di 4 anni, tra l’altro, ti fa ricordare di quanto sia inutilmente spropositata la grandezza e la potenza delle auto.

cargo1

I commenti delle persone che incontri per strada sono stupendi e le facce sbalordite è dir poco. C’è chi quasi si lancia dal finestrino per gridare “Grandi!!”, chi dal ciglio della strada ti dice “Ua’ o most’”, e poi ci sono quelli che si fermano a guardarla parcheggiata, qui si passa dal “che diavolo è questa cosa”, al “ma infondo è una bici con un cassone”, a ”ma potrei farlo anch’io!”

 

article-2202067-14F9B7BD000005DC-457_964x584

Un caso estremo

Sono passati ancora troppi pochi giorni per dire se il progetto di cambiare radicalmente le nostre abitudini quotidiane di trasporto si sia realizzato. Sicuramente è partito e con esso sono scomparsi gli stress mattutini delle corse in auto, la disperata ricerca di un parcheggio fuori scuola , il traffico. Era arrivato il momento di dire basta, c’era bisogno di una svolta e per farlo era necessario partire da se stessi dalle proprie abitudini, rovesciarle e cominciare a guardare tutto da un’altra prospettiva.

Abbiamo voluto dare fiducia a Napoli, dimostrare che se uno decide di restare, allora vale la pena di vivere e non farsi troppe congetture.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.