La notizia ha scosso un po’ tutti: rinvio a giudizio per quattro dirigenti comunali per i lavori di realizzazione della pista ciclabile napoletana. Oggetto dell’inchiesta alcuni tratti della pista, che, a detta della magistratura, sarebbero poco sicuri. Ed allora ecco che riprende un tormentone che va avanti da almeno due anni, attaccare la ciclabile napoletana. In verità l’ultima ondata di cose lette sono un po’ banalotte e già sentite, spesso strumentali per criticare l’operato del Sindaco, insomma nulla di sostanzialmente sensato. D’altronde come potrebbe esserlo? A Napoli c’è qualcuno che può permettersi di dire che non si debba investire sulla mobilità ciclistica, contrariamente a quello che succede fuori dal nostro paese, dalla nostra città, lo dicono tutti, trattati ufficiali, norme europee, best practices. A Napoli, in questi anni hanno provato ad affermare che la città era quasi geneticamente incompatibile con le bici. Tutto questo mentre i dati reali delle vendite vedevano crescite significative, aumentava l’utilizzo delle bici elettriche, come risposta tra l’altro al caro rca, nascevano realtà economiche che offrivano servizi in bicicletta e gli eventi ed il protagonismo associativo non era mai stato cosi attivo come in questi ultimi anni.

viali
Poche settimane fa la terza edizione del Napoli Bike Festival, ha chiuso i battenti con 12.000 visitatori che hanno ribadito la necessità di far somigliare Napoli, ad una qualunque città europea, dove i ciclisti siano rispettati ed aiutati nei loro spostamenti quotidiani, con la realizzazione di piste ciclabili, zone a traffico limitato, intermodalità con i trasporti pubblici, insomma niente di sensazionale, ma misure concrete in grado di decongestionare le città e non far respirare veleni a chi le abita.

NapolipedalaLa conquista della pista ciclabile è stato un percorso di anni di richieste e rivendicazioni di tanti attivisti. Oggi vedere chi sfrutta l’occasione dell’inchiesta, per una sorta di attacco finale, fa rabbia. Fa rabbia girare in Europa e vedere non solo Amsterdam, Berlino o Copenaghen, ma persino Varsavia città completamente distrutta dopo la seconda guerra mondiale – che ha saputo utilizzare con sapienza i fondi europei sopratutto in tema trasporti investendo su metro e ciclabilità – e pensare alle miserie nostrane.
Ma quante altre opportunità dobbiamo perdere? Perchè deve essere tutto cosi difficile? Andare in ufficio in bici, accompagnare i propri figli a scuola in bicicletta, uscire la sera pedalando e muoversi dalla periferia al centro autonomamente, sono azioni che hanno un beneficio per tutti anche per quelli che non lo fanno. La Francia ha deciso di pagare i cittadini che fanno questo, mentre è allo studio in Italia un provvedimento similare. Ma Napoli deve restare nel Medioevo, vero?

Cosi arriva l’inchiesta, due anni per trovare delle falle nella prima ciclabile napoletana, mentre le associazioni ciclistiche che all’epoca in stretto contatto con gli uffici comunali competenti avevano seguito la realizzazione dei lavori, avevano già segnalato tutte le criticità su cui intervenire. Forse bastava chiedere a loro. Ma sarebbe servita un po’ di buona fede. Merce rara. Napoli è una città strabica, abituata a vedere spesso il brutto. Ma il contagio è partito, la bici è portatrice di bellezza ed indietro non si torna, neppure per la rincorsa, in bici non serve !

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.