di Gino Cervi, foto di Guido P. Rubino

A
A come alba. Quella che fanno gli Eroici più Eroici, alzandosi alle 4 e partendo alle 5 per la 135 o la 209 km. Arriveranno 10, 12, a volte 15 ore dopo. Chiudendo la giornata così come l’hanno cominciata: col lanternino a illuminare la strada.

Eroica Sud

B
B come Berruti, Luciano – non Livio – , classe 1943, da Cosseria, provincia di Savona. Un rouleur d’antan che è ormai l’icona del ciclismo vintage: maglia di lana grossa, berretto e occhialoni, tubolari incrociati sul petto e biciclette rigorosamente eroiche. E un passo che hai voglia stargli dietro.

C
C come cadute. Chi cade alla partenza, intrappolato nelle gabbiette dei pedali. Chi cade in discesa, sul ghiaino infido. Chi cade dentro un piatto di ribollita ai ristori.

D
D come duecentonove. La distanza più Eroica di tutti. 3700 m di dislivello. Passa sulla salita di Brolio che ancora non è sorto il sole. Vede Siena illuminata dal primo sole. E poi Vescovado, Buonconvento, Montalcino e la val d’Orcia, le Crete di Asciano e la salita di Monta Sante Marie, dove, a chi arriva, appaiono davvero le Madonne. Paesaggi irripetibili e spirito estremo. Da brevetto.

E
E come Emergency. Perchè l’Eroica è anche solidarietà. Parte dell’incasso dell’evento viene destinato al centro pediatrico di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, dove medici e infermieri di Emergency visitano ogni giorno oltre 100 bambini.

F
F come furbetti, che da queste parti vengono rubricati anche come bischeri, con la preghiera di non farsi più vedere un’altra volta. Sono quelli che fotocopiano il numero di gara dell’amico, con la meschina formula iscrivi uno corri in quattro. O addirittura quelli che sono Eroici solo alla partenza e all’arrivo, e dietro la curva tirano fuori il telaio in carbonio. Ma vengono quasi sempre sgamati in eroici sputtanamenti.

G
G come Gaiole in Chianti, dove tutto comincia e tutto finisce. Caput Mundi delle bici eroiche. 2700 abitanti che nei giorni dell’Eroica accolgono con divertimento e pazienza altre 20.000 persone da tutto il mondo. Perché Gaiole, anche in quei giorni lì, riesce a essere sempre, come ha scritto l’autorevole rivista americana di economia e finanza nel 2008, “il comune ideale dove vivere in Europa”.

 

H
H come Hipster. Già, ci sono anche loro. Barbe scolpite, colletti abbottonati, pantaloni stretti e corti come se avessero l’acqua in casa. E biciclette colorate. Molti posano, tanti pedalano. Ma all’Eroica c’è posto per tutti.

I
I come I’ Bbrocci, Giancarlo Brocci, il padre di tutte le Eroiche. Insieme ad altri sette cavalieri sognatori s’ inventato diciassette anni fa questo scherzetto: 92 partecipanti alla prima edizione del 1997, oltre 5500 a quella di quest’anno. Una fantasia che si è fatta progetto grazie alla profondità e alla resistenza dei suoi ideali fondatori: riscoprire la grande anima popolare del ciclismo, la bellezza delle bici e delle strade che percorrono, la condivisione della fatica e del divertimento, il rispetto e il sostegno per il territorio e il suo partimonio umano e ambientale. I’ Bbrocci, regolarmente con l’articolo davanti, è la testa di ponte, la punta dell’iceberg che di un movimento che ha creduto a questo sogno e lo ha realizzato.

J

J come Japan. Ché da due anni l’Eroica è sbarcata nel Sol Levante. Alle falde del Fujiama si corre eroico come nel Chianti. Eroica San!

K
K come Karajan. Il silenzioso direttore d’orchestra dell’Eroica, l’Herbert von Karajan di Gaiole si chiama Furio Giannini: non si vede mai, ma c’è sempre, a dare i tempi giusti.Eroica Sud

L
L come Livio Iacovella. Ufficio stampa della manifestazione, sorriso pronto e pazienza infinita. Starebbe meglio sotto la G: come Giobbe.

M
M come Mostra Mercato. Collezionisti, artigiani, meccanici telaisti, e poi Bianchi e Brooks, gli stand degli sponsor principali. Corone e pedivelle, magliette e cappellini, oggetti artigianali ricavati da materiale ciclistico riciclato. E ovviamente prodotti tipici: quest’anno il lampredotto è andato via come niente.

N
N come nomi. Quelli stampati sulle vecchie magliette colorate che disegnano la fantasiosa mappa geografica della provincia a pedali italiana. Ce n’erano di “Forti e veloci” che venivano da Trento, di tenaci (Tenax) e durissime come l’acciaio (Acciaierie Modena), di pronti all’armi (Ciclistica ARMA) e di pronte a far quattro salti in balera, ma sotto l’occhio del parroco (Dancing Canonica), di rubate all’allevamento da latte (Westfalia Mungitrici); di rubizze come il vino (Lambrusco Giacobazzi Nonantola), di luminose come la Polisportiva Milleluci; altre ancora a cui non affiderei l’arredamento di casa (Mobili Zaltron).

O
O come Ospedale Senese. Cioè quello che leggevo sulla maglia di chi mi pedalava davanti negli ultimi chilometri. Vero, non ne avevo più. Mi sono fermato in un bar a ordinare un caffé doppio con mezzo etto di zucchero. Rimontato in sella, non è che stessi meglio: infatti solo al traguardo ho letto in modo corretto la maglia del mio compagno di stanchissima fuga: S. C. Pedale Senese.

P
Come Poggio, Burzi e Marsan, il terzetto di artisti. Quelli che “cosa aspettate a batterci le mani, a metter le bandiere sui balconi”. Quelli che animano per tre sere il teatro dell’Auditorium delle ex Cantine Ricasoli con le storie del ciclismo eroico e pioniere. Quelli che invitano altri attori a portare la loro voce sulla scena dell’Eroica. Tre simpatiche facce da schiaffi. Il Bel Poggio, il conte Max, il Puy des Donnes che fa svenir le femmine per la strada; il mefistofelico Gualcio Burzi, sette toni di voce sopra lo standard; e il centromediano metodista Matteo Marsan, che tiene tutti in riga, o ci prova. Fighi.

Eroica 2013

Q
Q come Qui si parrà la tua nobilitate. Come Dante all’inizio del canto II de l’Inferno si chiede se mai ce la farà a portare a termine l’impresa e, pien di dubbi, si rivolge al suo duca, Virgilio, così l’Eroico medio si domanda se mai giungerà al timbro finale sulla piazza di Gaiole.

Eroica Sud

R
R come Redhead. Ovvero Claudio Testarossa Marinangeli: se non fosse rosso di natura, bisognerebbe tingergli i capelli. Perché, nel gran bailamme della tre giorni Eroica, vederlo, anche da lontano, anche dentro alla tonnara della folla, dà una certa sicurezza che tutto vada, come sempre, per il verso giusto.

Di Claudio Marinangeli

Di Claudio Marinangeli

S
S come Strade bianche. Tra il Chianti, la val d’Arbia, la val d’Orcia e le Crete senesi si snodano centinaia e centinaia di km di strade a bassissima incidenza di flusso automobilistico, e quasi del tutto immuni dal traffico pesante, ambito ideale per pedalare su due ruote in sicurezza e godere in armonioso silenzio di uno dei più bei paesaggi del mondo. Molte di queste strade sono appunto strade bianche. Questo patrimonio storico-paesaggistico da una quindicina d’anni viene riconosciuto, difeso e preservato dagli amministratori locali che hanno sottoscritto un “Manifesto per la tutela delle strade bianche”. Ma ai vincoli di tutela, e alle attività di censimento dei tracciati, è indispensabile affiancare anche buone pratiche di manutenzione. Preservare ambiente e paesaggio non può infatti andare a scapito di chi continua a vivere in questo contesto, ed è il principale garante del mantenimento di questo habitat di eccellenza. La manutenzione dei fondi sterrati, e dei manufatti che tradizionalmente ne corredano il contorno – muretti a secco, ponticelli, tabernacoli votivi – , richiede un’opera attenta e assidua di molte persone, che in modo davvero ‘eroico’ continuano a prendersi cura delle “strade bianche”. Un illuminato esempio di impegno collettivo, che coinvolge istituzioni e attori sociali ed economici che operano nel territorio e ha, in questa sua dimensione condivisa, la forza di un progetto di civiltà, memoria e cultura.

Eroica2013_©AlbertoSarrantonio (8)

T
T come Telaio. Le bici eroiche hanno telai d’acciaio. Non si scappa. Steel life.

Eroica Sud

U
U come Unitec Kingdom. Dal 2014 l’Eroica è really british. Bakewell come Gaiole, nel cuore del Peak District National Park. E fin dalla prima edizione, è stato un gran successo.

V
V come Volpaia. Che vuol dire salita vera, salita dura, con tratti al 15%. Ma poi, quando la strada spiana, ecco l’agognato ristoro.

Eroica 2011

W
W come Wilier. La storica marca di Bassano del Grappa – la leggenda vuole che il nome derivi dal patriottico acronimo di W l’Italia Libera E Redenta – è tra le più amate dai ciclisti eroici. Se non altro per l’inconfondibile colore ramato dei suoi telai. Quest’anno il supereroico Alessio Stefano Berti ha deciso di “dare il ramato” a tutte le vigne del Chianti, della val d’Arbia e della Val d’Orcia. Ed è stato di parola: 209 km come farsi un cappuccino con brioche. L’hanno visto pedalar cantando e facendo il verso alla sua omonima: “Fin che la bici va, lasciala andare…”

Eroica Sud

Y
Y come Yes, we can. Lo dicono tutti quelli che ce la fanno ad arrivare: 35, 75, 135 o 209 km.

Eroica Sud

Z
Z come zucchero. Che si sparge sul pane inzuppato di vino rosso: il dolce dei poveri. Ai ristori lungo il percorso serve a mettere un po’ di carburante nel serbatoio che segna la riserva. Come pure il pane e il miele, le crostate, i pezzi di panforte. C’è chi preferisce il doping triglicerico della crema di lardo dell’Antica Macelleria Cecchini di Panzano.

Eroica 2013-296

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