Di Diego Squarzon

“Viva le donne in bici!”

“Grazie, sei molto gentile”

“Brave, siete molto brave, altrochè gentile io”.

E mentre dico, “Brave, siete molto brave, altroché gentile io”, penso dentro di me: “donne con le palle”, ma non posso dirlo ad alta voce, non conosco la ragazza.

eroicadonne2Un ampio sorriso a trentadue denti incornicia due occhi verdi come il mare caraibico. Giovane, carina, abbronzata, asciutta. Muscolosa il giusto. Atleta.

Poco più avanti, il suo cavaliere spinge un rapporto impossibile. Dietro, non più di un 25. Davanti, ancora il 52 in canna. E siamo appena transitati dal campo da golf, all’inizio della salita più impegnativa che ci porterà a Montalcino. La cittadina amata dagli italiani, adorata dagli stranieri, bramata dai ciclisti che vi salgono. Da questo lato poi… sterrata, impegnativa, lunga, infida salita.

Si parla, come sempre succede sui pedali, in una giornata limpida, tiepida, Eroica. Anche se non ci conosce. La fatica unisce. I muscoli che dolgono ci avvicinano. Il sudore è un corroborante societario.

“Sì, brava, ma guarda che lei domenica scorsa è arrivata quinta al triathlon “Ironman” dell’Elba.

Foto di Francesca Tenti

Foto di Francesca Tenti

“Caspita, vuoi dirmi che Occhi Caraibici si sciroppa quattro chilometri a nuoto, centottanta in bici e quarantadue a piedi con la stessa facilità con cui io mangio una ribollita con un bicchiere di Chianti?”.

“Con la stessa facilità no, ma lei viaggia, questo sì. E’ la prima Eroica che si fa insieme io e lei, ma visto l’allenamento, il lungo è d’obbligo”.

E intanto questo pedala sempre col 52. Sembra che i manettini siano saldati. Non cambia mai. E Occhi Caraibici dietro. Dura, massiccia ed “incazzata”.

E noi, io e Simone, lì. Duri, massicci e incazzati. Con la polvere in bocca. Con gli occhi che bruciano. Con le braccia che tirano un manubrio sempre più pesante.

Avanti, sempre avanti, tratti sterrati, su salita durissima a passo d’uomo. Polvere, fatica, sudore, gioiosa sofferenza.

Foto di Lisa Martini

Foto di Lisa Martini

A Montalcino, dopo l’ebbrezza ariosa della discesa, Occhi Caraibici ed il suo lui arrivano al ristoro. Non so se poco prima o poco dopo di noi, non conta. Sono lì. Ci ritroviamo. Panforte, crostata, il timbro sul cartellino, mezzo bicchiere di rosso e via.

Per un pezzo, Simone ed io siamo soli, sui dolcissimi declivi del Brunello. La temperatura è quanto di meglio si possa desiderare, la giornata è fantastica. L’Eroica si sta donando a piccole dosi, come fa una donna fra le più belle e difficili, da conquistarsi con pazienza, con impegno, con fatica. Dicono che l’attesa del piacere è essa stessa piacere, e questa giornata di infinito piacere, che è iniziata prima dell’alba e che finirà dopo il tramonto è il nostro omaggio a lei, è il nostro premio da lei, è il nostro orgasmo a pedali.

Occhi Caraibici, Wonder Woman, è sparita. E con lei, cosa logica, il suo cavaliere. E vorrei ben vedere… Chissà mai se si saran persi davanti. O dietro. Non conta. Si vedrà, pedalando lo scopriremo.

Pieve a Salti. Una fra le ribollite più ingorde che abbia mai divorato. 42 secondi netti per la prima ciotola. 31 per la seconda. Dodici per il bicchiere di vino. Meno di un minuto e mezzo per un pranzo che nemmeno Batman avrebbe mangiato così rapidamente. Il buon Berti che chiama. “Diego…!!! Vedo che ti sei convinto, fai il lungo”.

“Sì Alessio, faccio il lungo, o almeno ci provo”. Si riparte. La ribollita non rimane sullo stomaco. Non ne ha il tempo. Occhi Caraibici? Desaparecida. Col suo cavaliere, naturalmente. Ma di sicuro sarà là, sugli sterrati. Avanti o dietro non lo sappiamo. Di sicuro dura, massiccia ed incazzata.

 

Numero e timbri di Serena Granchi, che ha concluso il percorso da 205 km

Numero e timbri di Serena Granchi, che ha concluso il percorso da 205 km

In “fuga” sul Sante Marie, con la stessa grinta di un campione

Ad Asciano, prima della via Crucis di Monte Sante Marie, due occhi verdi mi fissano, incorniciati dal solito, splendido sorriso, ma questa volta sono più stanchi. Sono stanchi gli occhi, ed anche il sorriso. E’ stanca tutta, Wonder Woman, le fanno male le gambe, le braccia, la schiena, le mani, il collo. Come tutti, come SIAMO stanchi tutti, più di tutto noi, comuni mortali.

“Com’è?”, le chiedo.

“Dura, è molto molto dura, me l’avevano detto, ma caspita…”, mi risponde convinta, con gli occhi stanchi ma sereni, col sorriso che è un punto interrogativo su ciò che ancora l’aspetta. E se lo dice lei…

Alessandra Cappellotto, ex campionessa del mondo, ha pedalato sul percorso da 75 km

Alessandra Cappellotto, ex campionessa del mondo, ha pedalato sul percorso da 75 km

Io e Simone ripartiamo. Sul Monte Sante Marie il rapporto diventa di uno a dieci: uno in bici, dieci a piedi. Riesco a farla in bici, seduto, da passista veloce con tendenza all’obesità quale sono, da “tatanka” dei pedali, da bisonte sbuffante ma cocciuto. Tre lunghe coltellate, un unico pensiero: farla pedalando. Punto. Nulla di più. Ma neppure nulla di meno.

Il resto è una lunga sofferenza di gambe, di testa, di convinzione a viverla tutta metro per metro.

Oramai fa di nuovo buio. Gaiole ci accoglie con un portentoso applauso, un abbraccio scrosciante che forse ha inorgoglito più noi di quelli che sono arrivati quattro ore fa. Loro, se lo aspettavano. Noi, no. Non speravamo neppure di riuscire a fare il lungo, fosse per quello. E quindi siamo in estasi.

Occhi Caraibici, Wonder Woman dove sei? E chi lo sa mai. Sarà già arrivata, oppure sarà ancora per strada. Non lo sappiamo e non conta Di sicuro, sarà là, dura, massiccia ed incazzata. Naturalmente, in compagnia del suo cavaliere. E vorrei vedere mai…!

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