Una Vuelta combattiva, ma soprattutto calda, quella che si sta disputando in questi giorni e con Alberto Contador sempre più lider. Eppure, una delle edizioni ancora più calde della Vuelta Espana è quella del 1956: quello che però potrebbe sembrare un semplice dato statistico diventa un elemento significativo se si pensa che il 1956 si ricorda come l’anno con le temperature più basse della storia.
conterno5L’undicesima edizione della corsa spagnola venne vinta, per la prima volta da un corridore italiano: stiamo parlando del torinese Angelo Conterno che difendeva i colori della Bianchi-Pirelli.
Quel ‘56 rimarrà per sempre nei ricordi dei nostalgici a causa di un’ ondata di freddo tremendo, la neve che cadde in Italia tra il quattro e il sette febbraio si sciolse solo ad aprile, per non parlare poi della famosissima tappa del Bondone al Giro d’Italia, quella vinta da Charly Gaul sotto la bufera. I corridori, in una gelida giornata, l’8 giugno, rischiarono veramente la vita sotto la tormenta a dieci gradi sotto zero, così che la vittoria in quella torrida Vuelta assunse un sapore ancora più significativo, una sorte di vendetta sul meteo con una scorpacciata di quel caldo sole spagnolo.
Conterno, prese la maglia alla seconda tappa e la portò con una disinvolta facilità fino alla dodicesima quando per l’occasione, gli spagnoli attaccarono come pazzi, ma Angelo aveva un grande amico in corsa e nella vita, questi era Giancarlo Astrua, torinese come lui, e in quell’occasione provò di tutto per limitare i danni che avrebbero potuto fare nei confronti di Conterno, alla fine decise di rimanere passivo nella fuga e vinse la tappa.
Il colpo di scena che mise più a rischio il torinese leader di classifica accadde all’ultima tappa, Angelo Conterno ha quaranta di febbre e già si parla di polmonite; figuriamoci gli spagnoli e i francesi nel venirlo a sapere.

La storica nevicata del 1956, a Roma

La storica nevicata del 1956, a Roma

conternoPenna bianca e la Madonna di Oropa
Astrua si fece in quattro per provare a stringere patti appunto con i transalpini, con gli svizzeri e i corridori di casa, e all’ultima frazione, quella che avrebbe dovuto essere una semplice passerella assunse un risvolto drammatico, Federico Bahamontes e Jesus Lorono attaccarono e Conterno a trenta all’ora si staccò di ruota tanto che sulle due salitelle nel finale, Astrua e gli altri Italiani lo spinsero fino cima ai due gpm, mentre ai bordi della strada gli spagnoli fischiavano e sputavano addosso ai nostri atleti. Conterno alla fine la vinse quella Vuelta e Giancarlo Astrua racconterà in un’intervista a Bruno Raschi di essersi affidato alla Madonna Nera di Oropa per quell’ ultima drammatica tappa e la preghiera a quanto pare fu esaudita, in quell’ultima frazione, forarono tutti gli italiani tranne Conterno che riuscì a trionfare in quella Vuelta del 56.
Per tutti, lui era penna Bianca, per via di un ciuffetto bianco alla “Aldo Moro” che si ritrovò già in giovane età.

conterno2Cominciò tardi a gareggiare e corse con squadre importanti tra le quali la Legnano di Pavesi, la Frejus, la Torpado, la Bianchi e la Carpano, ma esordi da indipendente, fu un esempio per tutti, un punto di riferimento per i compagni.
Penna Bianca non è più tra noi, così come un altro suo amico fraterno, Nino Defilippis che di lui raccontò:
«Angelo non è stato valorizzato a sufficienza. Forse perché schivo, perché incapace di uscire dal proprio angolo. Molto diverso da me che, chiusa l’attività agonistica, ho messo su la pancetta dimenticando completamente la bici». Conterno è stato anche campione mondiale dei veterani e ancora oggi pedala. Decise di smettere di gareggiare perché gli era impossibile ottenere una licenza di concorrente. Un fenomeno in ogni senso. «Anche a tavola insiste nel comportarsi come un atleta- diceva di lui, Defilippis- Di lui, del periodo di quando eravamo corridori, voglio ricordare un episodio. Si disputava il Gran Premio Valperga, una classica del dilettantismo cui tenevo molto. Sempre in fuga, sempre in testa nonostante cinque forature. Al sesto appiedamento venni raggiunto da Conterno che mi passò il tubolare. In due verso il traguardo. Io non volevo vincere, volevo che per il suo gesto di generosità fosse il mio compagno d’azione a cogliere il successo, ma lui si guardò bene dal disputare la volata. Con tutto quello che ti è capitato, la corsa dev’essere tua, mi disse. E alle parole fece seguire i fatti concedendomi la vittoria senza il minimo disturbo…».

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