Di Lorenzo Franzetti

«Quel medico non l’ho ancora chiamato, ma forse non ne avrò bisogno». Alberto Contador torna a sorridere, dopo un estate difficile. Il medico, uno specialista di Lugano, lo aveva avvertito: «Con quel ginocchio, impossibile recuperare per la Vuelta». Ora, Alberto si gode il suo trionfo sulla ragione: la Vuelta è sua, due mesi dopo quella brutta caduta al Tour de France, raccontata dalla tivù, nella nebbia dei Vosgi (era il 14 luglio 2014): una strana scivolata sull’asfalto e la sorte è cambiata. Microfrattura alla tibia e una brutta ferita al ginocchio: la diagnosi non lasciava grandi speranze per il resto della stagione agonistica. E, invece, quel medico di Lugano è stato smentito: «Più forte della ragione, sì, ma è stata un’impresa sopportare e vincere il dolore dei primi tempi, quando ero rientrato dal Tour. Una volta che sono riuscito a tenere sotto controllo il dolore, ho potuto allenarmi». Il cuore più forte della scienza.

2Alberto Contador e il suo trionfo: quasi un miracolo, ma fin dal suo ritorno dalla Francia, da quel 14 luglio non aveva mai smesso un minuto di credere al recupero a tempo record. Senza dolore, lo spagnolo ha ritrovato la sua dimensione, il suo mondo: in salita. Chi ha detto che la salita è solo sofferenza? Il flirt con la fatica è una dimensione quasi magica. Contador, in questo, è un bell’esempio: perché forse, l’immagine e l’enfasi che, da sempre, esaltano scrittori e giornalisti, non sono sempre calzanti nel ciclismo. La salita come teatro di drammi fa parte della storia dello sport: tuttavia, un fuoriclasse insegna a sorridere e non a temere le montagne. Dentro agli scenari più belli del mondo, non ha senso maledire il mal di gambe: bisogna vincerlo, con la forza del cuore, con la voglia di guardarsi attorno, in paradiso.

 

La salita, una sfida per gente felice

Danza e sorride, in sella, Contador. Anche le smorfie di fatica non riescono a mascherare completamente la gioia che ha dentro. Alberto, in salita, è felice: sembra volersi quasi sganciare dai pedali, proteso verso il cielo, trascinandosi la bicicletta. Mentre la strada sale.

3Da Lugano, dove vive, è ha radunato mille appassionati sulle montagne più temute della Lombardia: Gavia e Mortirolo. Per mostrare un’altra immagine, ben lontana da quella della sofferenza.

Ma che c’entra Contador con la Valtellina? In un fine settimana è andato in scena un esempio ben riuscito di marketing territoriale lo ha portato lassù, a migliaia di chilometri di distanza dalla sua patria, Pinto, in Spagna. La gente di Bormio lo ha adottato, per celebrare le salite più belle: pedalare con il sorriso, con la gioia che va oltre il sudore della fronte e il mal di gambe. Il Mortirolo non è un mostro: è una montagna che sembra impossibile, per chi si porta una bici sotto le proprie gambe. Eppure non è mostro: e il volto sorridente di Contador è la miglior promozione.

Contador in Valtellina, sul Gavia e sul Mortirolo: era circondato dai suoi ragazzi, quelli della Fundaciòn, ovvero giovani atleti che lo spagnolo ha voluto per far crescere i talenti del ciclismo spagnolo. «Con questo impegno per una squadra giovanile, lo staff è molto serio: io voglio aiutare i ragazzi della squadra a crescere non solo come atleti, ma soprattutto come uomini».

wx2S0A7795La salita è una lunga processione, senza imprecazioni, senza lacrime e sofferenza. La salita è un teatro in cui vanno in scena la gioia di vivere, è il trionfo del cuore sulla ragione: ecco perché la Valtellina si è scelto un testimonial spagnolo, che è ben poco legato a quest’angolo di paradiso, tra le province di Sondrio e Brescia. Per mostrare un’immagine al di fuori dai luoghi comuni: in salita, sulle strade più impegnative del ciclismo, si può far festa, si riesce a celebrare la natura. Contador ci riesce alla perfezione e regala una notizia importante ai giornalisti: «Nel 2015, il primo obiettivo sarà il Giro d’Italia».

Foto per tutti, selfie per tutti gli smartphone. sorrisi in valle e poi via: eccolo Contador, che sorride ancora, stavolta danzando sull’asfalto che sale, sale fino quasi al limite della razionalità.

 

Contador saluta la folla di Pinto, il suo paese natale, prima di tornare a Lugano e, poi, in Valtellina

Contador saluta la folla di Pinto, il suo paese natale, prima di tornare a Lugano e, poi, in Valtellina

La dritta di Monno, ora porta il suo nome: Recta Contador

Oltre la ragione, ecco una nuova salita che sembra irridere la forza di gravità. E, da oggi, un pezzetto di Mortirolo, quasi “inedito” è stato intitolato a lui, al Pistolero che sorride in salita. Partendo dall’abitato di Monno (1066 metri sul livello del mare), si percorre la strada principale del Passo del Mortirolo, contraddistinta da circa 1,7 km di lieve pendenza (circa 5%). Arrivati alle ultime abitazioni di Monno (1140 s.l.m.) in direzione Mortirolo, dopo circa 1 km si giunge alla località Mostone (1.220 s.l.m.), tratto impegnativo avente pendenza media di circa il 10%, dove sulla sinistra, si trova il bivio per la “vecchia mulattiera del Mortirolo” ovvero la “dritta”. Questa “dritta”, oggi recuperata e asfaltata, è stata intitolata allo spagnolo: si chiama, ora, la Recta Contador, ovvero tre chilometri finali, con pendenze sempre oltre il 20%. Col fiatone, Contador ha danzato e sorriso, anche lì, portandosi dietro la bici e un migliaio di appassionati, intervenuti alla Rhxdue, evento che celebra con la gioia di vivere, le montagne più temute dai ciclisti.

 

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Eccolo con i ragazzi della sua fondazione: Contador finanzia una squadra giovanile e alcune attività benefiche

Eccolo tra i ragazzi della sua fondazione e gli sponsor: Contador finanzia una squadra giovanile e alcune attività benefiche

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