di Gino Cervi

Nel trambusto sovraeccitato e un po’ sguaiato di Expobici 2014, esagerato tunz-tunz soundtrack e ammiccanti supergnocche in tutine pelle-a-pelle, è un piacere trovare un po’ di eleganza e di misura. L’isola che per fortuna c’è si chiama Ciclico e ha la faccia di Leonardo Ragusa, padovano, di mestiere redattore in un casa editrice giuridica, per passione rianimatore di biciclette.

Lo si trova al Padiglione 4 allo stand di “Biciclette d’epoca”, la rivista che da qualche hanno ha tradotto in un progetto editoriale la sempre più contagiosa passione per il ciclo-vintage. È da due anni che Leonardo ha “messo le mani addosso alle bici”. Le sono sempre piaciute, a dire il vero, fin da quando da ragazzino, negli anni ’80, si era innamorato di uno dei primi Rampichini. Erano gli anni in cui, in compagnia del fratello, si chiusero per tre mesi in un garage a smontare e a rimontare la loro bici da cross: la metamorfosi non fu forse perfetta, ma quella fu l’iniziazione.

Poi la passione è andata sempre di più nella direzione dell’essenziale: a Leonardo piacciono le bici leggere, dai tubi sottili, le classiche bici da corsa in acciaio. Le prende e le trasforma. Per se, per gli amici che glielo chiedono, essenzialmente per passione.

In un garage alla periferia di Padova, ha installato il suo laboratorio di restyling: perché dopo smontaggio, pulitura, riverniciatura, lucidatura, ingrassatura e rimontaggio le bici prendono un’altra faccia, anzi un’altra anima. Anzi la riacquistano: perché nelle mani di Leonardo riprendono nuova vita, ma non vengono stravolte. Soprattutto rinascono sempre diverse. Impossibile, e anche inutile, replicare.

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Leonardo ha gusto. La sua ricerca di leggerezza, di fluidità, di silenziosa scorrevolezza si combina con una mai banale sensibilità estetica: sarà anche per questo che le sue bici rubano l’occhio nel baillamme ignorante di tanti pezzi tutti uguali.

A conclusione del suo lavoro – sono dieci le biciclette “rianimate” in questi due di passionale officina – a Leonardo piace dare un nome all’opera compiuta. E anche in questo caso non sono mai banali. Civetta, la prima della serie, è una fixed, meraviglioso mix di elementi classici – Cinelli, Columbus, Campagnolo: le tre C – e al contempo omaggio a Vetta, mitico telaista padovano. Ha un irripetibile colore glicine esaltato dai punti di rosso, in corrispondenza dei punti di contatto con il ciclista: manubrio, sella e pedali. Poi c’è Freccia, a cui Leonardo ha dedicato un delicatissimo video della sua restauro-trasformazione che potete vedere qui

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Cima Pòrtule è nata invece da un restauro conservativo di un telaio anni ’50 con Cambio Campagnolo a bacchetta, e il suo nome deriva dalla salita sulle Prealpi Vicentine che era la preferita dal suo primo proprietario, che ora non c’è più.

Un’altra classica da corsa è Darcy, molto Old England, al punto da meritarsi il nome del protagonista di Orgoglio e pregiudizio. E poi ancora Ice, Cherry, Rubina e Sunny Lee, dietro alla quale c’è un’altra bella storia di amicizia (e anche questa la potete vedere in questo video:

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Perché Leonardo, oltre a saper ridare vita alle biciclette, sa raccontarne le storie, e il suo blog è cliccatissimo, oltre che per le belle foto delle ancora più belle bici, anche per il modo in cui sa raccontare la sua passione “ciclica”.

Le storie dell’officina di Ciclico le trovate qui e anche su Facebook.

 

2 Responses

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