Alfredo Martini, il grande vecchio del ciclismo italiano, se n’è andato poche ore fa, nella sua casa di Sesto Fiorentino. Aveva 93 anni. Per il suo compleanno, lo scorso 18 febbraio, si era regalato, ma soprattutto ci aveva regalato un libro, La vita è una ruota (Ediciclo Editore), scritto a quattro mani con Marco Pastonesi.

FIRENZE IL CT ALFREDO MARTINI SOPRALLUOGO NEI PUNTI DOVE PASSERA' IL MONDIALE DI CICLISMO

Foto di Riccardo Germogli

Una vita passata in bicicletta, per la bicicletta, quella di Alfredo. Ma che alla bicicletta non si è mai fermata e che ha sempre guardato al mondo, ben aldilà del manubrio, con grande sensibilità e intelligenza, come si legge bene nelle pagine di quel libro. E se il ciclismo è raccontato come insegnamento alla fatica, al sacrificio che rifiuta le scorciatoie per arrivare ai risultati, ancora più potenti sono i ricordi della guerra e della Resistenza, e sorprendente la consuetudine alle buone letture, da Dante a Garcia Lorca, a Hemingway, e alle riflessioni filosofiche (“nell’andare in bicicletta, mentre pedali puoi pensare”).

Così scriveva Martini: «Non pensavo di vivere così a lungo, anche se non mi sono mai posto traguardi particolari. Quando un amico mi ha detto: “Tranquillo, tu campi fino a cento anni”, gli ho risposto: “E basta?”. Ma ai numeri è meglio non pensare, non più di dieci secondi. Binda diceva che la vita a vent’anni è un dono, a sessanta una difesa, a settanta una conquista. Mi permetto di aggiungere che, dai novant’anni in poi, il regalo più bello è ogni giorno in più che passa. Per vivere basta il necessario per fronteggiare i bisogni e la serenità per superare dispiaceri e disagi. Quello che mi hanno insegnato i miei genitori era l’onestà. Ed è quello che ho cercato di insegnare alle mie figlie, e ai miei nipoti, e anche ai miei corridori. Non ho ricette speciali per la salute né per la longevità. Però penso che avere sempre davanti un traguardo, nella vita, aiuti. Ai miei nipoti ho sempre suggerito di fare la cosa che più gli garba. E solo così la vita vola via, libera e leggera, come la mia. In un soffio.»

Qui di seguito il video della presentazione del libro, presso la Biblioteca di Sesto Fiorentino. Martini pochi giorni prima era caduto e si era fratturato il setto nasale. Ma aveva voluto esserci lo stesso e di se diceva che “stava molto meglio di quello che si poteva vedere…”-

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