di Albano Marcarini

Fin dalle origini il Tour de France ha perseguito la perfezione, non solo nell’organizzazione e nel suo prestigio, anche nella scelta del suo tracciato. Il tentativo di Henry Desgranges, fin dal 1903, è stato quello di inscrivere un cerchio perfetto dentro l’esagono dei confini della Nazione. Un perfetto disegno geometrico, senza troppe trasgressioni. Per anni è andato avanti così. Partendo da Parigi si raggiungeva subito, con una o due tappe estenuanti (da 300 o 400 km), uno dei bordi contornando poi d’appresso mari e montagne. Mutava solo la direzione di marcia, un anno in senso orario, l’anno dopo in senso antiorario. Un anno prima le Alpi e poi i Pirenei, o viceversa. Per chiudere il cerchio, ovviamente, era poi obbligatorio arrivare da dove si era partiti: Parigi. In realtà le partenze dei primi tour non si tenevano in città ma nei sobborghi nonostante si accomunasse tutto nell’ambito della capitale.

Il primo appuntamento fu davanti al caffé ‘Le Reveil Matin’, a Montgeron. Era il primo luglio 1903. Ma ci fu anche la volta di Noisy-le-Grand, Boulogne-Billancourt o Saint Cloud. L’importante era poi tornare a Parigi, tappa dopo tappa, esattamente come noi, da piccoli, componevamo una figura che prendeva forma man mano che chiudevamo i puntini numerati.

Con il tempo la cosa divenne un po’ a noia. Le tattiche e i giochi di squadra si adeguarono al tracciato designato, con lunghi e soporiferi trasferimenti fino ai piedi delle montagne che avrebbero deciso la competizione. Una strategia che Desgranges aborriva, desideroso di una battaglia continua e senza tregua.

 

Percorso Tour 1926

 

Il 1926 è l’anno della rivoluzione: per la prima volta il Tour non parte da Parigi, bensì da Evian, cittadina termale della Savoia. «Se non possiamo spostare le montagne – dichiarò il patron – saremo noi a spostare il Tour». In ogni caso per non perdere il senso della geometria, dopo 15 tappe, la corsa sarebbe tornata a Evian per puntare poi, con altre due tappe, a Parigi per il traguardo finale. Ciò significò, per i 126 partenti, coprire ben 5745 chilometri, distanza record che non sarà più eguagliata.

 

Corridori a Evian in attesa della partenza del Tour 1926 (foto L’Equipe)

 

La novità non fece presa: ci vollero altri 25 anni prima che gli organizzatori decidessero una partenza lontana dalla capitale. Nel 1951 fu a Metz, quando si cominciò a capire che la perfetta quadratura del cerchio non era ormai più possibile. Nuove esigenze pubblicitarie, il desiderio di toccare dipartimenti che mai avevano visto il passaggio della corsa spinsero a percorsi sempre meno conformi alla purezza delle origini. Nello stesso 1951 il tracciato della gara taglia in due la nazione passando per Clermont-Ferrand, scalando per la prima volta il Puy de Dome, toccando Brive e Limoges. Nel 1952 Brest. Nel 1953 Strasburgo. Nel 1954 si esce addirittura dai confini fissando la partenza da Amsterdam con il passaggio per il Belgio. In 50 anni il Tour è partito cinque volte dall’Olanda. Nel 2007 da Londra, nel 2009 da Monaco. Tutti i paesi confinanti con la Francia hanno visto la partenza del Tour almeno una volta, eccetto l’Italia: «Fatto assurdo!» ha commentato, giusto l’atro ieri, Christian Prudhomme, direttore del Tour. Così si parla di Venezia… nel 2015, forse. Intanto, quest’anno tocca alla Corsica, la sola regione francese che era rimasta sempre esclusa dal Tour.

 

Ecco come potrebbe svilupparsi il Tour de France se dovesse toccare tutti i dipartimenti della nazione. Tour che effettivamente fu coperto nel libro 'Le Tour de France par deux enfants' di G. Bruno, del 1877, pari per celebrità al nostro 'il Bel Paese' dell'abate Stoppani.

Ecco come potrebbe svilupparsi il Tour de France se dovesse toccare tutti i dipartimenti della nazione. Tour che effettivamente fu coperto nel libro ‘Le Tour de France par deux enfants’ di G. Bruno, del 1877, pari per celebrità al nostro ‘il Bel Paese’ dell’abate Stoppani.

 

Colonna sonora: Joni Mitchell & James Taylor, The Circle Gamehttp://youtu.be/w02YmwXIVpM

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