Sul Tour de France. Ci sono quei momenti tranquilli mentre segui la corsa in diretta tv. Tenendo sempre d’occhio la macchia gialla del #TDF. La Pinna Gialla Nibali che tanto ti sta a cuore e che ha riacceso la passione di tutti anche dei delusi del calcio mondiale, sicuramente quelli delle prime pagine dei quotidiani, in Italia. Finalmente! Se non pisoli leggi. Se leggi – consumata già da un pezzo La Gazzetta dello Sport – partendo dal fondo in cerca di fatica e sport vari – leggi di ciclismo e ti diverti a curiosare in libreria. Libreria vintage. Perché no. La storia del ciclismo rimbalza tappa dopo tappa e non se ne può fare a meno. Quindi non esci dal tema. Ed ecco che prendi in mano un libro, di sicuro scovato qualche anno fa alla Libreria dello Sport di Milano, dove ogni tanto ti rechi per liberare la mente e riaccendere la passione.

Dal diario del Tour 1924 scritto da Albert Londres

Dal diario del Tour 1924 scritto da Albert Londres

Il volume ha un formato artistico, bella la copertina, un quadrotto come si direbbe in gergo. Pagine gialle. Carta spessa e preziosa (che costa!), quasi una pergamena. Il titolo è una promessa mantenuta dettata in una frase: Tour de France Tour de souffrance. Albert Londres è l’autore. Per un editore della casa 1881 Excelsior. Pagine 175, ristampato a Piacenza da Grafiche Cesina, l’8 luglio 2008. Racconta la storia del Tour de France del 1924. Le foto sono da impazzire.  Noblesse oblige. I francesi hanno da insegnarci sempre qualcosa. Non perdono un colpo se devono valorizzare la storia. E un po’ di storia, qui, pagina dopo pagina è stata riprodotta. Con la poesia e senza esagerare. Tanto che qua e là ci sono frasi, commenti, saggezze del nostro caro Alfredo Martini…

Lo sfogli questo libro durante la tappa del Tour 2014 e leggi qua e là. Ed ecco un capitolo. Sul Tour de France, appunto. Perfetto per le nostre Pagine Gialle Speciale Tour di Cyclemagazine. A voi, dunque. Poiché quest’oggi al tour ha fatto freddo, con pioggia e salite. Le prime. Poiché Nibali lo si è visto battere qualche colpo di tosse. Ma nulla di preoccupante a vedere bene come ha curato la ruota dell’avversario Contador. Sempre attaccato al Pistolero. Concentrato. Serio. Rispettoso. Ma con la stoffa e la classe di chi sa portare il giallo. Non per caso.

tdf 2 lE quindi ecco i batteri… Che ritrovi sbobinati qui come parole dal Tour de Souffrance… Scrive Londres: «Dieci milioni di francesi sono preda della follia e da sedici a diciannove milioni di microbi danzano in ogni metro cubo di aria intorno ai corridori. Nizza, 8 luglio 1924. Ci si abitua a tutto. Basta seguire il Tour de France perché la follia vi appaia come uno stato naturale. Il 19 giugno scorso, se qualcuno mi avesse detto: state per vedere da sette a otto milioni di francesi ballare la giga sui tetti, sulle terrazze, sui balconi, per le strade e nelle piazze, sulla cima degli alberi, avrei subito dato al mio interlocutore l’indirizzo del manicomio più vicino. E invece è quello che ho visto.

Secondo uno scienziato, sembra che a Parigi, alle otto di sera, nei viali del Bois de Boulogne si contano ottanta novemila settecento batteri per ogni metro cubo di polvere. Lo stesso uomo di scienza afferma che se ne trovano novantaduemila settecento venticinque in metropolitana. Inoltre, in una sala da ballo, dopo un tango, la massa di batteri salirebbe a quattrocentoventimila unità, tutto ciò mi sembra una bambinata.

Volevo rendermi utile e ho pregato un dottore di salire in auto con me e di calcolare il numero di batteri al metro cubo presenti al Tour de France. Armato dei suoi strumenti, il medico si è sistemato al mio fianco. Per tutta la giornata ha lavorato come un negro. La Renault non era più un’auto, ma un laboratorio. Al nostro arrivo a Nizza, il dottore mi ha detto: «Potete telegrafare e dire che il numero dei batteri al Tour de France va dai sedici ai diciannove milioni di unità per metro cubo d’aria!».

Dunque attorno a noi i batteri formano una sostanza così densa che oggi Bottecchia è scomparso in questa nuvola polverosa.

L’Italia è sportiva. Lo si nota bene alla frontiera. L’Italia era venuta ad acclamare Bottecchia, ma Bottecchia non era lì… Ah, se è stato divertente! Venti italiani fermarono il mio scatto e mi sommersero di parole per sapere che ne avevo fatto di Bottecchia… Bottecchia ha la maglia gialla. Non si vedevano maglie gialle nella corsa e l’Italia se la prendeva con me. Ma quarantacinque  gendarmi erano venuti a liberarmi e così potei ripartire con piede furtivo. Ciò nonostante, il fatto resta questo: Bottecchia si era dato alla fuga.

Per andare da Tolone a Nizza si passa da Mentone. La cosa potrà sorprendervi. Ma è così. Non si trovano mai percorsi abbastanza lunghi. Oggi hanno aggiunto cento chilometri alla linea retta. Come dice Alavoine, non si tratta più di un Tour de France, ma di un tour di maiali. A un’ulteriore domanda, rispondo: «È morto!». Ed è solo approfittando della costernazione che riesco a ripartire.  

Dal diario del Tour 1924 scritto da Albert Londres

Dal diario del Tour 1924 scritto da Albert Londres

Bottecchia non è morto. Ha cambiato maglia. E perché? Per evitare di essere portato in trionfo, rischiando di perdere la corsa. «Ma non ti riconoscono anche senza maglia?», gli domanda Bellenger. Allora, Bottecchia, nel suo franco-italiano, risponde: «Con questa polvere si viene cancellati».

Nemmeno l’arrivo di Alavoine fu malaccio. La jella l’aveva abbandonato. Apparve terzo, lì, al centro della strada, sfinito. Ma blocacva la circolazione e un vigile urbano lo rimproverò: «Su, più veloce! Più veloce! Circolate!».  Alavoine tirò fuori un coltello dal suo tascapane, lo diede al rappresentante dell’autorità e con voce pacata gli disse: «Bene, vecchio mio, uccidetemi qui e ora!». Le Petit Parisien, 9 luglio 1924.

Se avessi una bimba o un bimbo, malati come me di ciclismo (per forza il dna…), questa sarebbe la favola da leggere stasera prima di andare a dormire. Bonne nuit. Col tour de souffrance.

Dal risvolto di copertina. Albert Londres (1884-1932) è stato inviato di diverse testate francesi, tra cui l’”Excelsior”. Riconosciuto come il padre del moderno giornalismo d’inchiesta, dal 1914 al 1932 realizzò 43 reportage che hanno ispirato generazioni di giornalisti.

2 Responses

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    " Buddy, Sarah and Todd worked on a fishing boat for what, two months a year? It was like an Eskimos-only fishing season which Todd had access to because he's one eighth Eskimo or whatever. In other words, it was a cake subsidy."If your friends come over to help you take the wheels off your new house, you just might be a redneck.If you consider fishing in Alaska to be some kind of privilege granted by our overlords, you just might be a serf.

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