Una Maratona e dietro altre mille, anzi, diecimila. Quelle di chi non è inquadrato dalle telecamere Rai che indugiano sui primi come se fosse un corsa vera. Quelle di chi alza lo sguardo oltre l’altimetria.

Ce ne sono tante di storie da raccontare tra chi pedala e chi non può pedalare. Quella di Giancarlo ti si presenta davanti come una salita che non ti aspetti. La sua salita è iniziata esattamente un anno fa, gli ha portato via le certezze e anche la bicicletta. Un colpo secco, più di una salita.

200271_1008415224390_9943_nPer Giancarlo, l’anno scorso, è stata l’ultima di sette Maratone partecipate in bici e con un’idea di solidarietà che ha già fatto del bene in giro per il mondo. “Le comari della Maratona delle Dolomiti” è un progetto nato per solidarietà, una raccolta di fondi per dare speranze in territori lontani, dal pozzo in Africa all’aiuto in ospedale.
Ora è tutto parcheggiato perché Giancarlo era un po’ il collante di tutto il gruppo.

Di ritorno dall’evento del 2013 la moglie di Giancarlo, Pina, si accorge di avere un tumore. La sentenza è impietosa: al polmone, pochi mesi di vita. Speranze? i medici alzano le spalle.

Il mondo esplode, dalle tabelle di allenamento si passa alle tabelle cliniche: «Diventi un numero in un foglio Excel, ti spiegano quanto, come, che non c’è speranza, che la terapia prevede questo, pronti a devastare il fisico di una donna che ha poco più di quarant’anni».
Dopo la disperazione iniziale Pina e Giancarlo ragionano, leggono, studiano. Compare il nome di una terapia che forse non è proprio male: il metodo Di Bella.

photo15Pina e Giancarlo fanno una scelta, niente chemio. Questo metodo sembra funzionare a dispetto di un sistema sanitario che non lo riconosce e non supporta chi va per questa strada. A distanza di un anno Pina non sta meglio, il suo male avanza comunque, ma il fisico non è debilitato da cure devastanti, tanto che ha ripreso pure a lavorare. Una vita normale, una passeggiata di sera.

Il prezzo da pagare è alto però: «Non essendo una cura riconosciuta non c’è nessun supporto statale. Però funziona – dice pacatamente Giancarlo – c’è una documentazione dietro, non si tratta mica di acquasanta o veleno di scorpione!»
I costi della cura portano via tutti i soldi che entrano in casa. Per vivere resta ben poco e Giancarlo è abituato ad aiutare, non a chiedere. Si ritrova intorno i suoi amici, quelli che rinunciano a un caffè o alla cena fuori e danno quello che possono. Il gruppo delle “Comari” si compatta ancora di più, attorno a Giancarlo e alla sua famiglia stavolta.

1925581_10203314554178350_658589739_oQualcun altro non dimentica il bene fatto e dà da par suo. Ma non basta mai. Lui ha venduto la bicicletta, aveva una bella Look, prima ancora una Pinarello (“mi piaceva quel marchio, perché mi ricorda il nome di mia moglie…”), ora solo qualche foto che lo ritrae in bici.
Parla sereno, da ciclista in salita che non chiede quanto manca alla cima. Giù a testa bassa, a tutta nel suo lavoro. Ecco la sua passione ora: tutto per sua moglie e suo figlio di tredici anni. Ha dato via anche la macchina fotografica, “tutte cose passeggere, ora non contano”.
Giancarlo non è un ciclista che scatta, però non si ferma mai e pedala sempre più forte. Gli amici hanno creato un indirizzo email: tuttiperpina@gmail.com, chi vuole contribuire in qualche modo può farlo da lì. Giancarlo lo aspettiamo tutti in bici e non da solo.


[…]

Pina se n’è andata in un pomeriggio di sole e di finalmente primavera, lunedì 23 marzo 2015. La ricorderemo per il suo coraggio e con un sorriso a Giancarlo e al piccolo Alessio che diventa grande…

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.