Uno stadio a cielo aperto, grande quanto tutta l’Inghilterra, con le tribune in prima fila nello Yorkshire. Altro che Maracanà… E poi ci sono i posti più intimi, in ogni pub, nei salotti che profumano di tè, in ogni casa che anni fa, di questi tempi, trasmetteva solo Wimbledon. C’è Wimboledon, già, quello che una volta era l’evento sacro dell’estate sportiva di ogni inglese: oggi, persino nei salotti londinesi se ne parla pochissimo. C’è il Mondiale di calcio, già, ma l’armata britannica del pallone è affondata presto, senza attenuanti: una volta, questo popolo si vantava di aver inventato il gioco del calcio, oggi si sente portato per la bici, a dominare c’è una generazione di ciclisti.

Foto di Roberto Bettini (copyright)

Foto di Roberto Bettini (copyright)

La bicicletta, strano oggetto, troppo rivoluzionario e da classi umili: un tempo la regina d’Inghilterra si sarebbe scandalizzata di tutto questo furor di popolo ciclistico britannico. Da tempo, sua maestà ha avuto modo di ricredersi: oltre al badminton, c’è altro, nobiltà degli umili, la rivincita del mal di gambe. E questi francesi, che per secoli la Royal Navy aveva respinto e mantenuto sul continente, oggi conquistano l’isola, con il Tour de France, prodotto tipico oggi esportato in tutto il mondo: un business da milioni di euro, praticamente l’unico vero grande business del ciclismo mondiale.

queen-elisibet-on-pound-coin-wheelsUno stadio da due milioni di posti, il sogno di ogni solista del rock, e di un velocista nato e cresciuto all’isola di Man: ma dove vuoi andare, ragazzo, con quella bicicletta? All’isola di Man, in bicicletta ci si andava a scuola o a pesca, cigolando e sfidando le nuvole cariche di pioggia. Finché un ragazzo si è costruito un sogno e, a colpi di pedale, non si è più fermato, è arrivato in cima il mondo. Più veloce, Mark, ancora più veloce! Finché Mark è diventato IL più veloce, una palla di cannone sulla bicicletta. Anni di trionfi, tantissimi, bellissimi: e poi, ecco il palcoscenico più bello e colorato, quello sognato. Una platea infinita, per costruire il trionfo più bello, per fare arrivare la gioia della folla e le grida dei tifosi fin sotto le finestre di mamma Adele, che oggi vive proprio nello Yorkshire. Ecco il sogno di Mark Cavendish, dopo anni di trionfi.

L’Inghilterra è impazzita per la bicicletta e c’è voluto un decennio per trasformare un paese di viaggiatori con l’ombrello in un popolo di pedalatori: ogni giorno, per andare al lavoro, nel cuore di Londra. Ben più di una moda, ma un cambiamento epocale: e il Tour de France, i campioni del pedale, erano e sono testimonial perfetti per diffondere un pensiero, una mentalità. Nel 2007, Londra accolse il Tour de France per la prima volta, con due milioni di persone in festa e un business di circa 20 milioni di euro. Un investimento studiato, pensato, una scelta che in Italia avrebbe fatto discutere governi e opposizioni: qui si è investito, anche con il Tour de France, per lanciare la più grande rivoluzione nelle abitudini degli inglesi. La bicicletta quotidiana.

Oggi si celebra un’altra rivoluzione, avvenuta nel ciclismo ormai da qualche anno: il mondo anglosassone, quello che un tempo produceva giocatori di cricket, calciatori, tennisti da erba, piloni da rugby, oggi fa crescere ciclisti. Il ciclismo mondiale, che solo qualche anno fa parlava ben altre lingue, oggi è più inglese che mai. Il Tour de France è ritornato di nuovo in Inghilterra, ma sembra passato un secolo da quel 2007.

Lo stadio infinito era pronto, tra Leeds e Harrogate, tutta platea pregustava, immaginava di finire la giornata al pub e alzare al cielo pinte di birra in onore di Mark Cavendish: invece, il sogno non si è avverato. La realtà l’ha riportato a terra, Mark ha sbattuto sull’asfalto nel modo più crudele. La realtà non fa regali: in cima al mondo, nel mondo dello sport, ci rimani qualche anno e poi, inevitabilmente, torni in basso. Mark si sentiva forte, voleva trionfare, ma nel cuor suo celava la verità: faceva affidamento sull’orgoglio, sul cuore, ma il ciclismo è anche e soprattutto una questione di gambe. Fino a qualche anno fa, non ci sarebbe stata storia: Mark Cavendish avrebbe dominato facilmente quella sporca volata. Oggi in cima al mondo, il più veloce è un tedescone grande e grosso, biondo razza ariana, che sembra indistruttibile: Marcel Kittel è il nuovo re delle volate. Cavendish è l’imperatore destituito: nello sport va sempre così. Sei il padrone finché non ci sarà un avversario più forte di te: prima o poi, qualcuno ti sconfiggerà, proprio nello stesso modo in cui tu hai sconfitto i re che ti hanno preceduto. Come Cavendish aveva riportato in basso i vari Petacchi e McEwen, oggi Kittel si prende la scena che un tempo era solo sua, della palla di cannone dell’Isola di Man. Il cuore di Mark rifiuta di cedere alla realtà, ma la mente, il pensiero ha già compreso quel che sta succedendo ed è successo: il più forte è quell’altro, il tedesco.

E così, nel modo più goffo, Cavendish ha tentato di rimanere aggrappato a un sogno: in passato, non avrebbe avuto il minimo affanno nel conquistare la posizione migliore nella volata più importante. Ora, invece, Cavendish è rimbalzato in mezzo ai piazzati, con le gambe che spingono ancora forte, ma non abbastanza: nel modo più crudele, è arrivata la resa. Cavendish ha cercato di farsi largo, in quella sporca volata, come un piazzato qualsiasi, sgomitando affannosamente, prendendo a testate il mondo intero che sembrava volerlo superare, in quegli ultimi metri verso il traguardo. In affanno come un perdente, ha causato una caduta, ha disarcionato un avversario (Simon Gerrans) e ha sbattuto i suoi sogni pesantemente sull’asfalto. Ha pianto di dolore, Mark, sull’asfalto di Harrogate, al cospetto di milioni d’inglesi: un dolore fisico, ma soprattutto morale. Quando hai dominato per anni, la sconfitta fa più male di qualsiasi lussazione alla clavicola.

Foto di Sabine Jacob /Bettiniphoto copyright

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Eppure Cavedish si è rialzato da terra ed è ripartito: il ciclismo ti abitua a ritornare in sella, sempre e comunque. Un calciatore sarebbe rimasto lì, a far perdere tempo, in attesa di una barella: per il ciclista, il tempo è sempre prezioso, non può permettersi di sprecarlo mai. E così Mark è risalito in bici, ferito nel fisico e nel cuore: ha raggiunto il traguardo, da sconfitto. Ultimo, ma con la stessa dignità del primo, quel tedescone impietoso che festeggiava il suo trionfo accanto a principi e principesse. I francesi e i tedeschi, in festa nello Yorkshire: la storia del mondo non ha mai concesso simili rivoluzioni. Tuttavia nello sport succede. E sua maestà, la regina, se ne sarà fatta una ragione

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