Tour ’52, Coppi sulla salita dell’Alpe d’Huez. A fianco, poco dietro, Robic.
Dietro ancora, schierate lungo tutta la carreggiata, le motociclette della stampa e della polizia. E’ la copertina del libro “Coppi”, pubblicato da Il Saggiatore, scritto da Mario Fossati. Un’istantanea, un tuffo al cuore, un flash di un Tour di tanti anni fa; “Alpe d’Huez, Galibier, Pirenei. Il Campionissimo verso la gloria nel Tour del ’52”, recita il sottotitolo. Autore: Mario Fossati, che sta al ciclismo come Gianni Clerici sta al tennis, per dire. Eppure, questo è l’unico libro – oggi riproposto da Il Saggiatore – scritto da Fossati. Lo scrisse nel 1977, su pressione di Sergio Neri, compagno di carovana in molti Giri e Tour, che lo convinse a partecipare, in accordo con la propria casa editrice, a una collana sul Tour.

 

fossatiMario Fossati, classe 1922, è scomparso nel dicembre del 2013 a 91 anni. Praticò la professione giornalistica per più di 60 anni. Era di Monza, nato povero, figlio di un sindacalista cattolico perseguitato dal fascismo, e di una maestra elementare. In seguito si appassionò alla politica -comunista non sovietico – e divenne anche sindacalista. Da giovane si appassionò presto allo sport, nel parco della Villa Reale dove si intrufolava assieme agli amici tra i buchi della rete dell’autodromo per spiare le prove di Nuvolari, poi l’incontro con il mondo dell’ippica durante le vacanze all’ippodromo di Mirabello. E poi c’erano i viaggi a Milano, in tram, per vedere le partite dell’Ambrosiana e le corse del mezzofondista Beccali o del giovane Ottavio Missoni. Poi arrivò la guerra, partì fante per la campagna di Russia. Tornò, unico fra i suoi 14 amici dell’osteria, dalla ritirata del Don. I genitori avevano già ricevuto il certificato di morte. Tornò invece e di quell’infausta avventura parlò poco.

 

Al giornalismo approdò per caso. Abitava a Monza, vicino a Fiorenzo Magni, “il terzo uomo del ciclismo italiano” dopo Coppi e Bartali. La Gazzetta, per questo motivo, – racconta Enrico Currò nell’introduzione al libro – ne accettò l’offerta di collaborazione. Fossati scrisse di ciclismo, ma anche di ippica – sua grande passione – e poi anche pugilato, alpinismo e calcio. Approdò a Il Giorno, il quotidiano dell’Eni e del nascente centro sinistra, come una delle firme sportive più autorevoli. Era già pensionato, quando nel 1982, Mario Sconcerti lo convinse a passare a Repubblica, dove ebbe modo di distendere tutta la sua sapienza in articoli “degni di un’antologia di storia dello sport e della società italiana” – come dice Currò.

Dimenticavamo, però, di dire della sua grande amicizia/sodalizio professionale con Gianni Brera. Si conobbero da reduci della guerra squattrinati. Mario era riflessivo, Gianni molto più esuberante. Entrambi impararono qualcosa l’uno dall’altro.

 

Coppi breaking away on Alpe d'Huez in the 1952 Tour de FranceIn “Coppi”, troviamo la cifra stilistica di Mario Fossati: uno stile essenziale, tecnico e documentato. Ad altri lasciava l’estrosità che però rischiava però spesso di trasformarsi in nocivi voli pindarici e inutili arzigogoli. Per questo motivo, probabilmente, Fossati ha scritto un sol libro, preferendo rimanere nei binari della cronaca e del racconto giornalistico. In “Coppi”, tuttavia, Fossati scrive un vero e proprio romanzo sportivo, tratteggiando paesaggi, facendo vivere i personaggi, i protagonisti come le comparse, sapendo che nel ciclismo anche i dettagli sono importanti; inserendo note e appunti tecnici, riflessioni. Rincorrendo la trama della corsa, che è strategia raccolta negli alberghi dalle parole del direttore di squadra, Binda. Il Tour del ’52 era ancora riservata alle squadre nazionali, il ciclismo seguitissimo dalla gente e la Grande Boucle, valeva quanto oggi un Mondiale di calcio.

(continua)

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