Dove cominci e dove finisca il territorio Canavese di preciso non lo sa nessuno: la zona è quella compresa tra Torino, la Valle d’Aosta, la provincia di Novara e quella di Biella.
Tuttavia, questo nessuno lo può negare, grandi ciclisti hanno pedalato su queste strade, nel lungo tragitto per diventare campioni: Maurice Garin nacque poco lontano, in Val d’Aosta, ma questa era terra di allenamenti e fantasie anche di Riccardo Filippi, Franco Balmamion e Giovanni Brunero.
Per un fine settimana, ad Albiano d’Ivrea, tanti appassionati hanno voluto rendere omaggio a questi grandi testimoni di quel ciclismo, organizzando un evento davvero interessante, la quarta edizione de “La Canavesana”, inserita anche nel Giro d’Italia d’epoca.
Al sabato,  un drappello di ciclostoricicronomen  hanno dato vita ad una sana gara di regolarità, con una formula davvero curiosa: sulla distanza di 7,0 chilometri circa – su strade miste da percorrere con media di 25 km / h, senza ausilio di mezzi tecnologici. Ogni secondo in più o in meno dal tempo standard comportava una penalità di 5 punti. Vince chi si avvicina di più al tempo corretto. Semplice, no?

CAN_0553Mostra fotografica, mostra di biciclette, esibizioni di funamboli senza manubri, bicicli originali e personaggi misteriosi vari hanno fatto da cornice a questa manifestazione che la domenica ha schierato al via circa 160 pionieri del ciclismo d’epoca, che hanno sfidato il caldo  le lunghe sterrate del Canavese, naturalmente vestiti in lana dalla testa ai piedi.
Tra i luoghi più suggestivi del percorso,  i ventiquattro tornanti della “Strada delle carrozze” che porta al Castello di Masino che per dieci secoli fu proprietà dei conti Valperga, uno scrigno di storia piemontese.
Poi, un po’ di discesa e di nuovo la calura verso il lago del Viverone, il castello di Roppolo, Villa Rampone ed attraverso la via Francigena raggiunti i laghi di Ivrea, Sirio e Cascinette.
Ultimo sul percorso, ma non per bellezza, il castello di Albiano d’Ivrea (dimora vescovile ed attuale residenza di Monsignor Bettazzi, colui che predisse un anno prima, le dimissioni di papa Rtzinger) tra vigneti, boschi e campagna.
Il pasta party aveva il sapore della festa più che del ristoro: ormai il Giro d’Italia d’Epoca è una bella realtà, che sta richiamando oltre ai nostalgici anche tanti ragazzi, e allora il connubio tra il ciclismo del passato e ragazzi appassionati diventa davvero affascinante.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.