Economia e biciclette. Imprenditori e campioni che pedalano. Il Ciclismo come metafora anche della dimensione dell’attività economica che deve faticare per arrivare ad un risultato. Oltre valorizzare i dirigenti, a dare loro una responsabilità, a dare un po’ di spessore e di coraggio – prendendo ad esempio lo stile vincente di Moser ecco un modo attivo per fare cultura e dare motivazione. Lo chiamavano lo Sceriffo, Francesco Moser, era quando correva ed  è tutt’oggi. Moserissimo. Da contadino a campione, da campione a contadino-imprenditore: un uomo carismatico, non ci sono dubbi, in grado di imporre la propria personalità. E vincere. Quando ce n’è bisogno.

Un campione che pedala, quindi,  è come un imprenditore che produce e viceversa? “Un po’ è così. L’imprenditore o l’atleta hanno risultati da portare. – racconta Francesco Moser, che quest’anno ha celebrato i 30 anni dal record dell’ora di Città del Messico –  oggi imprenditore con i figli Francesca e Carlo, dell’azienda vitivinicola Moser, a Gardolo, a nord di Trento – Entrambi devono cercare di raggiungere obiettivi: se correndo bisogna vincere le corse, facendo l’ imprenditore bisogna produrre, vendere, fare sì che le aziende vadano avanti. In questo momento è molto più difficile per me fare l’imprenditore che il corridore, mestiere che mi riusciva bene”.

Un contadino campione che torna a fare il contadino. Con passione. Per il piacere di lavorare la terra, di raccoglierne i frutti. È forse scritto nel DNA? “Noi Moser siamo sempre stati produttori: prima di vino, poi di uva che vendevamo al consorzio, poi abbiamo deciso di ricominciare a fare il vino, imbottigliarlo e commercializzarlo. Non c’è dubbio sul fatto che venire dal mondo del ciclismo per l’azienda Moser aiuta. Perché conosco tanta gente, in Italia e in Europa. Ma non basta essere conosciuti per vendere un prodotto. Quello che conta oggi  è anche fare prodotti all’altezza perché la concorrenza è diventata mondiale. Una volta il vino si produceva solo in Europa ora succede in tutto il mondo: persino in Cina, in Australia, in Cile e così via. Quando vai in una grande fiera prendi paura per la concorrenza che c’è. Bisogna fare prodotti che piacciono!”.
E ci vuole una squadra. La sua, adesso, è quella con i figli? “Francesca e Carlo hanno deciso di lavorare nell’azienda e ne sono felice. … E’  un mondo che dà soddisfazione questo del vino ma bisogna metterci impegno. Come in tutte le cose”.

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Hai voluto la bicicletta adesso pedala è il leit motiv del Festival dell’Economia di Trento. Sembra una battuta, invece? “ Invece è andata che ci siamo trovati, Tito Boeri ed io, amici da sempre, ad un Festival dell’Economia che cade sempre a maggio e parlando abbiamo deciso di abbinare la mia “pedalata” al Festival. I giorni di chiusura del Festival coincidono con la pedalata e quindi ecco quest’anno la ventiseiesima edizione con alcuni dei personaggi che sono a Trento per questo evento. Alcuni illustri di loro si sono cimentati nella pedalata. 60 km verso la mia Val di Cembra. Andata e ritorno a Trento centro. Non è una gara ma non è nemmeno una passeggiata. Può essere uno stimolo, me lo auguro per una spinta, per la ripresa. Ma siamo realisti, diciamo che nell’economia ci sono stati momenti più favorevoli. Ora con questa crisi economica diventa tutto più difficile”.

Tandem di numeri uno: Moser e Boeri – Un campione dei pedali e del vino e uno dell’economia, insieme: Tito Boeri è l’anima del Festival dell’Economia di Trento e ne ha i numeri, di cui ci si può vantare a ragione: è un professore di Economia presso l’Università Bocconi, dove riveste attualmente il ruolo di prorettore alla ricerca, è Centennial Professor alla London School of Economics. È anche direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Ha pubblicato 13 libri con Oxford University Press, MIT Press e Princeton University Press, autore di numerosi articoli scientifici sulle migliori riviste di economia. E’ consulente della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea, dell’ILO, della Banca Mondiale e del Governo Italiano…

Questa metafora del “pedalare” vale dunque anche per l’economia? “Vale per l’economia – afferma Tito Boeri – ma vale anche per la classe dirigente. Io credo che ci siano analogie forti, anche nella bicicletta bisogna faticare, inventarsele, nell’andare in bicicletta si ha la possibilità di osservare molto bene le cose, di pensare, di meditare e al tempo stesso agire. Se è vero che nella potenzialità del mezzo, nelle meccanica della bicicletta, ci sono state innovazioni tecnologiche – come la compatta del cambio – che hanno contributo ad un cambio di passo, così le idee possono aiutare, si può pensare di produrre in modo meno costoso, ad esempio, sicuramente esistono miglioramenti di cui tenere conto”.

C’è chi parla di fine della crisi chi no. Lei come la pensa? “Nessuna delle due tesi mi convince non abbiamo una lunga salita davanti e quindi una bella discesa per respirare, ma non siamo assolutamente in cima, abbiamo solo percorso un pezzo della salita. Quindi  dobbiamo allenarci bene per fare il resto. La macchina Italia, per fare un paragone coi motori, è oggi in panne e abbiamo davvero bisogno di cambiare il motore. Cosa che per chi va in bicicletta significa doversi fare le gambe”.

Tant’è che sono molti gli imprenditori che pedalano. Con Moser e Tito Boeri: “Sono molti i giovani imprenditori, ma soprattutto i manager  che si dedicano allo sport e alla bicicletta e credo che ci sia qualcosa dietro a questo fatto: è una cosa che ti sfida, è molto una sfida con te stesso prima che con gli altri. E c’è un qualcosa che si ritrova nello spirito imprenditoriale: c’è nello sport in sé ma anche nella capacità di resistere in modo prolungato allo sforzo e nella voglia di raggiungere certi traguardi”.

 

 

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