C’è un bambino che chiede una mountain bike. Gli piace l’idea ed è affascinato dalla possibilità di perdersi tra i salti naturali che può trovare dalle sue parti. Gli comprano una Specialized e inizia ad andare su e giù. Salti sì, ma anche gambe. Quel bambino è ormai un ragazzo e le gambe sembra averle buone. In mountain bike va bene, ma vuoi vedere che su strada c’è da fare qualcosa di buono?
C’è da correre il Lunigiana e mettono dentro anche lui, praticamente un esordio su strada.
«E non è stato tanto facile, in mountain bike si corre sempre da soli, all’improvviso mi sono trovato in mezzo al gruppo».

SpecializedEccolo qui: è l’esordio di Fabio Aru, ragazzino sardo proiettato tra i grandi (anche prima dell’ultimo Giro d’Italia, tanto più dopo) ma per niente intimorito. Non gli fa paura il suo ruolo ma resta coi piedi per terra. Non ditegli campione perché “ancora ne devo fare di strada”, ma è pure convinto che “ce n’è da far bene”.

Lo abbiamo incontrato proprio nella sede italiana di Specialized, quel suo primo amore a ruote tassellate. Oggi corre con tutt’altro, la nuova Tarmac da strada è un sogno che non avrebbe osato, ma intanto si guarda pure le nuove mountain bike perché il gusto del fuoristrada non l’ha perso affatto. Anzi: «Se me ne date una ci vado volentieri, che a casa ho una mountain bike ma non è Specialized. Magari sai, per strada mi riconoscono e non è bello se mi fanno una foto». Si vergogna quasi, ma la squadra non ci ha ancora pensato a dargli una mountain bike del marchio giusto. E intanto si guarda l’abbigliamento da donna per Valentina, la sua ragazza: «Quando faccio uscite tranquille viene con me e ci alleniamo insieme. Lei non corre ma pedala bene, è importante averla affianco. Poi pedala eh, è arrivata fino al Moncenisio!»

SpecializedE Fabio Aru vorrebbe pure che il ciclismo femminile avesse più visibilità:«Si parla tanto di noi, ma le ragazze fanno tanta fatica, proprio come noi. È un peccato trascurare lo spettacolo di cui sono protagoniste»:

Non si sbilancia mai Fabio, neanche a provocarlo. Quando gli chiedono di mettere la sua firma sul muro dell’ufficio di Ermanno Leonardi, CEO di Specialized Italia, prende la mira con cura: sotto quella di Vincenzo Nibali: «Il capitano è lui e gli sto a ruota».

Fabio Aru è quello che ha scatenato i tifosi con la bandiera dei quattro mori. «Sono cinque o sei i fedelissimi che mi seguono, ora sono diventati molti di più. Ed anche il fan club ha superato i mille. C’è tutta un’isola che pedala lì dietro. Le magliette fatte apposta per la festa dopo il Giro sono andate finite in un attimo».

SpecializedIl Giro resta il suo sogno. Quest’anno si è inchinato a Quintana, classe 1990 come lui ma di cui riconosce di essere “già un campione affermato, a parte il Giro meritato, non si arriva per caso secondi al Tour”.

Intanto continua a pedalare, magari nella sua Sardegna, dove il ciclismo è sport poco praticato ed è un peccato: le strade ci sono e i percorsi sarebbero bellissimi. Meriterebbe di più di qualche sporadica tappa del Giro. «Che bello che era il Giro di Sardegna – ricorda Aru, – mi piacerebbe correrlo».
Sentito signori del ciclismo? Se si torna a organizzare Fabio è pronto a venirci, pensate che spinta per il movimento.

«E poi era un’ottima preparazione per la Tirreno»
Magari anche per le Classiche del Nord. Perché se Aru è il futuro italiano per le corse a tappe, a lui non dispiacerebbe neppure qualche classica: «La Liegi e il Lombardia potrebbero fare per me» ammette.
È solo questione di tempo, ma neanche troppo. Scommettiamo?

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.