Il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema, una frazione a sette chilometri dal centro di Firenze, da mamma Giulia e papà Torello, nasce Gino Bartali. A tredici anni lo scalpitante Gino vince una gara podistica per ragazzi organizzata dai Padri Francescani. Tutti dicono che promette molto bene ma la sua vera passione è la bicicletta. In famiglia non sono molto d’accordo e papà Torello lo manda a lavorare come apprendista da un meccanico vicino di casa, Oscar Casamonti. Proprio Casamonti, appassionato di ciclismo e convinto delle doti del giovane Gino, riesce a strappare un poco convito “sì” a mamma Giulia e papà Torello.

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Ponte a Ema – La casa natale di Bartali indicata dalla freccia

Gino esordisce in una gara per “Aspiranti” a Rovezzano nell’estate del 1931. Il breve percorso di venti chilometri è quasi tutto in salita e Gino stacca tutti, compreso il favorito Cino Cinelli. Vince ma viene squalificato per avere  … un giorno in più dell’età massima prevista per la categoria. Brontola subito il futuro Ginettaccio e forse proprio quel giorno nasce il tormentone del “l’è tutto sbagliato, tutto da rifare”.

Prima della fine della stagione Gino Bartali coglie tre vittorie regolari e numerosi piazzamenti poi Rodolfo Mei se lo porta alla S.S. Aquila, la società ciclistica di Ponte a Ema.

In quel periodo il giovane corridore più popolare di quelle zone era certamente Aldo Bini, abile in salita e quasi imbattibile allo sprint. La rivalità tra i due accese gli animi dei tifosi. Nel 1933 Bartali vince il campionato toscano e, nella dura Coppa Viggiani a Strada in Chianti, rifila diciassette minuti al rivale. Bini, il duca di Montemurlo, è un osso veramente duro e abilissimo allo sprint. Nel 1934 a Grosseto volatone finale nel quale sgomitano Bartali, Bini, Balli e Balla. Gino finisce all’ospedale: commozione cerebrale e una ferita al naso che lascerà i segni per sempre.

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Il meccanico Casamonti primo datore di lavoro di Bartali

Sempre nel 1934, Gino viene invitato dai fratelli Ghelfi, titolari della Frejus a prendere parte al campionato piemontese. Vince ma viene squalificato perché … toscano. La cosa, dal punto di vista regolamentare, non fa una grinza ma, allora, perché hanno permesso che prendesse il via? Gino brontola ma viene calmato dal giornalista Ruggero Radice, meglio conosciuto come “Raro”. Radice lo presenta ai fratelli Ghelfi che gli fanno avere il materiale sportivo gratuitamente e gli promettono un posto nella Frejus per il 1935.

Bartali, a fine stagione, con maglia Aquila e calzoncini Frejus, esordisce tra gli indipendenti al Giro della Tripolitania che conclude al quarto posto.

Ormai è noto in tutta Italia ma, oltre i confini della Toscana, tutti lo chiamano Bartàli.

 

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Bartali apprendista meccanico

Ed è ancora Bartàli quando prende il via alla Sanremo del 1935 in maglia Frejus. Il capitano dei grigiorossi è Martano. In riviera si avvantaggia un gruppetto composto da Bini (sempre lui!), Martano, Olmo, Cipriani, Negrini, Bovet e Gerini. Quando scattano dal gruppo Learco Guerra ed il belga Demuysère, Gino si incolla alla loro ruota senza tirare perché davanti c’è il suo capitano. Guerra è veramente una locomotiva umana ed il trio riacciuffa i primi. Sulla salita di Capo Cervo Bartali ci prova più che altro per saggiare il “rivale” Bini. Resta solo. Quando il suo vantaggio sfiora i due minuti una noia meccanica e le trenate di Guerra consentono il ricongiungimento. Nella volata finale Olmo precede Guerra e Cipriani. Gino è quarto e Martano decimo. Invece dei complimenti gli arriva una bella lavata di capo per non avere fatto la corsa per il capitano. Gino prosegue la sua carriera di brontolone accusando gli inseguitori di avere sfruttato la scia di moto e macchine. A sua parziale consolazione la Giuria infligge una multa di cinquecento lire ai primi tre arrivati.

Intruppato nella Frejus, parte al Giro con le consegne del gregario però nella Portocivitanova-L’Aquila, sulla salita delle Capannelle parte all’inseguimento di Maurice Archambaud ed Ezio Cecchi, li stacca e arriva solo sulla pista del capoluogo abruzzese.

Ormai lo conoscono tutti e nessuno lo chiama più Bartàli.

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Bartali vince la Coppa Lazzaretti

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La licenza del 1933

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Bartali in maglia Aquila

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Al Giro di Tripolitania 1934

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Con la maglia di campione toscano

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Professionista con la Frejus. Vicino a lui il capitano Martano (Giro 1935)

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Giro 1935 – Vince in solitaria la tappa Portocivitanova-L’Aquila

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Ormai lo conoscono tutti: e in salita, fa la differenza

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