La scuola è tutto ciò che ci circonda. Sembra logico, naturale anche: un bambino sin dalla nascita impara dall’ambiente circostante prima di andare a scuola. E allora perché non proseguire, anche nella scuola, con una didattica pensata allo stesso modo?

Scuola San GiustoÈ il lavoro che si fa, quotidianamente, alla scuola San Giusto, a Milano. La definizione esatta è: “Scuola Primaria di Educazione allo Sport e alla Musica” e campeggia sul cartello all’ingresso. Spazi ampi, corridoi enormi e tanto giardino intorno dove fare attività fisica, oppure coltivando un orto per la lezione di scienze. Un modo di insegnare che potrebbe portare indietro nel tempo. Insegnanti e studenti che passeggiano discutendo e imparando. Reminiscenze classiche.

Invece siamo a Milano, un po’ fuori dal centro e lontani dal mondo della scuola di tutti i giorni, fatto di aule e alunni seduti. Tra le attività fisiche c’è anche la bicicletta, si educa alla musica e intanto si studiano matematica e italiano. Non c’è bisogno di star seduti per forza, spesso i concetti si chiariscono meglio a visualizzarli praticamente, ancora di più se si entra a farne parte.

Scuola San GiustoFacile? Ora sì, con gli insegnanti qualificati e addestrati opportunamente all’avvio della scuola. Domani chissà, visto che il Comune di Milano vuole assimilare la scuola allo stato col rischio concreto di perdere, quindi, le particolarità che la rendono così unica. Sarebbero anche soldi buttati via, in Italia ci siamo abituati

Intanto i bambini continuano a fare lezione nelle loro diverse attività. Nelle fotografie che abbiamo scattato in due lunedì invernali abbiamo documentato l’educazione stradale che si svolge sia in maniera teorica, per imparare le basi del Codice della Strada, che pratica, all’esterno o in palestra (a seconde delle condizioni meteo) dove si può sperimentare il senso civico di vivere la strada. Scuola Civica San GiustoMa ancora di più: la psicomotricità porta i ragazzi dal gioco allo sport con risultati importanti anche nella maturazione personale. È proprio questo il fine della scuola. Due alunni hanno imparato ad andare in bicicletta qui e proprio la presenza della bici ha aiutato anche ragzzi con alcune difficoltà. Insomma, un lavoro importante che dovrebbe diventare un esempio da seguire, anche formando altri insegnanti. Invece la paura è di essere al capolinea.

È questa la preoccupazione di insegnanti e genitori che, nonostante varie rassicurazioni, non hanno trovato ancora conferme sulla continuità didattica di una sperimentazione che sta portando risultati di eccellenza.

Insomma, tra sport e attività motorie la scuola può cambiare e migliorare. D’altra parte se nella zona è una delle scuole più ricercate non è un caso. E non è nemmeno un elite. Dovrebbe diventare la normalità.

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