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bartaliepioxiiBartali è più umano di Fausto Coppi. Più umano: ecco il termine giusto. Ritorniamo su questo elemento fondamentale della natura di Bartali.

Sappiamo che crede in Dio, che è un buon cattolico, che osserva scrupolosamente le pratiche della religione, che manifesta il proprio sentimento religioso in una “teatralità” probabilmente sincera ma poco consona allo sport. Che cosa c’è di più umano di questo continuo rimettersi a Dio? Ma Bartali sembra voler dare l’impressione di essere l’unico, fra tutti i campioni del ciclismo mondiale, ad avere Dio dalla sua parte.

Non c’è forse una punta di vanità, una sorta di sfida in questo continuo sbandierare tali rapporti di amicizia con Dio? Bartali si sente investito dalla missione quasi divina di battersi per il trionfo della fede e la salvezza della patria: lo dimostrano le sue visite al Santo Padre, al re, a Mussolini, al presidente della repubblica, all’onorevole De Gasperi.

coppisoloSe Bartali è più umano, Coppi è più sportivo. Per lui lo sport non ha nulla a che fare con la metafisica. Egli non si crede affatto investito di una missione divina, non corre per salvare l’Italia. Non ha la pretesa di dimostrare attraverso le sue imprese l’esistenza di Dio o l’infallibilità del sovrano pontefice, e nemmeno la superiorità dell’Italia sulle altre nazioni del mondo.

Coppi crede soltanto nell’uomo, nella “macchina uomo”, nella sua forza fisica e morale. Sa che l’uomo è solo: solo nella natura come nella società, solo di fronte al proprio destino.

Se Bartali emana calore umano, Coppi comunica un sentimento di profonda solitudine.

Tratto da:

Curzio Malaparte

Coppi e Bartali

Adelphi editore

64 pagine

5,50 euro

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