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Di Lorenzo Franzetti

Nonno Augusto è già partito, Nino sa dove trovarlo e lo raggiunge al solito posto, sul bordo della stradina, proprio al margine del bosco. Lo saluta con la mano e gli grida: “È già passato?”

“No, vieni su che l’aspettiamo. Ci vuol pazienza, sai!? Il ci- clismo è una cosa che bisogna aspettare, voi bambini di ‘sto mondo siete abituati male, non sapete aspettare. Vieni su che intanto guardi le montagne”,  risponde  nonno  Augusto  curvo sul bastone e appoggiato a un vecchio faggio.

“Quali montagne?”

Nonno Augusto sbuffa e punta il dito verso la vecchia cava dismessa, oltre il parco, indicando rocce bianche che lui vuol vedere rosse: “Lassù verso le pale di San Martino, questo sì che sembra il paradiso”

“E cos’è il paradiso?”

“Un posto in cui si è più vicini al buon Dio”. “E viene anche lui?”

“Il buon Dio lascialo dov’è, noi aspettiamo Bartali”.

“Bartali, sempre Bartali! Non viene mai Ibrahimovic? I miei amici di scuola dicono che è fico, che è lui il più forte”, gli risponde Nino fingendosi annoiato, ma già sorride. E innesca il gioco.

“Mai visto quell’Ibra non so chi. O vien su dopo Bini e Di Paco, quando ormai sono passati tutti, o magari è una schiappa che si spaccia per campione. Non bisogna mica fidarsi di quelli che parlano e basta. Sulla bicicletta non c’è mica tanto tempo per i blablà, per i campioni il fiato è una roba preziosa”.

Ctramonto sulle pale di san martinoomincia sempre così, con i suoi riti quotidiani, la favola di nonno Augusto. E il piccolo Nino è l’unico ammesso nelle sue visioni. Perché i bambini sono affamati di storie da ascoltare e i vecchi hanno sete di una vita da rivivere, per ritornar bambini pure loro. Una volta, i vecchi di provincia avevano caminetti accesi o stalle calde per radunare attorno a sé tutta la famiglia, nelle sere d’inverno: e tutti, tranne le donne che avevano sempre rosario o ago e filo tra le mani, rimanevano a bocca aperta.

Oggi, invece, è tutto cambiato: “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare” direbbe Ginettaccio. Alla residenza Anni Verdi, le persone vengono parcheggiate come suppellettili inutili, impolverate dal tempo. E mentre fuori il mondo corre dietro a se stesso, ogni vecchio resta lì con le mani in mano e le proprie storie da raccontare, senza neanche una bocca da far spalancare. Tuttavia, quasi sempre, le storie le raccontano lo stesso, le loro parole finiscono nel vento anche senza nessuno disposto ad ascoltarle. Se ne fregano, i vecchi, dell’indifferenza e della compassione. Solo a certe età, si ha il privilegio di vedere il mondo che si vuole: solo se sei vecchio o bambino puoi costruirti la favola che preferisci.

“Io son qui che aspetto Bartali” dice nonno Augusto. E Nino aspetta con lui, anche se Bartali non l’ha mai incontrato. Ma non fa niente, perché certi eroi, ogni bambino può decidere di immaginarli come vuole. Nino se lo disegna in mente, forte e robusto, con la faccia di uno che non ha mai paura.

“Chissenefrega se Babbo Natale esiste oppure no, Bartali esiste” e nonno Augusto glielo fa immaginare, ogni giorno dentro un’avventura diversa. Prima o poi succederà di vederlo passare in carne ossa, quell’eroe invincibile, capiterà di vederlo spingere sui pedali su quel vialetto, dentro al parco di un ospizio, che si trasforma nelle Dolomiti.

Nino ha cinque anni e “quando papà mi toglie le rotelle della bici, faccio anche io come Bartali, vinco anch’io” dice. Nonno Augusto, di anni ne ha novanta, e ride tra colpi di tosse che sanno di tabacco: “Ne devi mangiare di biada, per diventare come lui!” e attacca a raccontare.

vecchioTutti e due, per mano, eccoli dentro una visione che oggi è una strada all’ombra delle Dolomiti. “Al Giro d’Italia gliele hanno inventate per lui, le Dolomiti” dice nonno Augusto. Eccoli, un vecchio e suo nipote, sotto le pale di San Martino, sotto il paradiso che non si vede, ma lo s’immagina, dove Gino attacca e se ne va tutto solo. In fuga, dentro la fantasia. Al passo Rolle, Bartali si alza sui pedali e va fin dentro le nuvole. Il vento è gelido, sbatte contro quel volto di toscano crudo. Piove e nevica, ma dentro la bufera l’eroe in bicicletta risplende illuminato dalle parole di nonno Augusto: eccolo là, il grande Gino, il più forte, che cavalca da solo tra il passo Rolle e il Costalunga, in sella a una Legnano che sembra una bici indiavolata. E alle sue spalle non c’è più nessuno, passa una vita prima di veder spuntare Mollo, Generati, Valetti coi loro volti rassegnati e il respiro pesante di chi fa troppa fatica. E ancora, Canavesi, Simonini, Molinar, Rogora, Morelli, Cimatti, Dal Cancia. Mealli, Introzzi. Tutti in successione, nonno Augusto li mette in fila come una litania: e Nino prova a ricordarseli, anche se gli viene in mente solo quel Gino invincibile e la sua bicicletta gialla, che prima o poi passeranno di lì. Ma la storia è già oltre: Bartali ha già domato le Dolomiti e la folla esulta, sotto il diluvio, al freddo. È solo in vista di Merano che il cielo si rischiara e cessa di piovere. “È il sole, che saluta la maglia rosa” dice nonno Augusto, mentre Nino prova a immaginarsele, le Dolomiti: come quel posto in cui si è più vicini a Dio.

Fine della tappa, fine della storia: Magbe, infermiera africana, sta per andare a riprendersi il nonno e sospira. Del ciclismo non ha capito un granché, ma non le piace affatto: “Perché è roba che manda in agitazione i vecchi” dice. Come quella sera che era finita a ciabattate in faccia, tra nonno Augusto e un altro. Per una vecchia storia, del Giro del ’46, che aveva riportato le loro menti a quella tappa da Auronzo a Bassano. Ciabatte in volo, Coppi da una parte, Bartali dall’altra e l’infermiera nel mezzo del duello rusticano: nonno Augusto si era infuriato, perché quell’altro sosteneva che Bartali, in crisi, si fosse fatto trainare da Pavesi, il suo direttore sportivo. “L’hann tirà cunt al büsciun” diceva in dialetto lombardo. Il coppiano sosteneva, infatti, che Gino fosse stato trainato con un filo da pesca legato all’ammiraglia della Legnano e che Bartali teneva ben stretto in bocca, con un turacciolo di sughero. La guerra di ciabatte era stata, a quel punto, inevitabile: e solo una dentiera a terra aveva placato la rissa un istante sufficiente all’infermiera per mettere fine alla gazzarra.

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Questo libro è tratto da questa raccolta di racconti. Per gentile concessione della casa editrice Curcu&Genovese

“Io son qui e aspetto Bartali, domani si va sul Galibier!” dice nonno Augusto mentre saluta il piccolo Nino.

“Allora aspettami là, a domani” risponde il bambino, mentre raggiunge sua madre.

Oltre il cancello dell’ospizio, si entra nel mondo reale. A Nino, non sembra una cosa giusta, perché ha ancora fame di favole e avventure. E, salendo sull’auto, dice alla madre: “Tu l’hai mai incontrato  Bartali?”

Lei lo guarda e sorride: “Vedi Nino, il nonno è molto vecchio e quando si è vecchi, a volte si straparla. Si dicono cose strane” “Eppure a me sembrava proprio una storia vera. Qualche giorno mi porti sulle Dolomiti?”

 

 

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