A volte ritornano, si dice a proposito degli zombie; ed eccoli qui a raspare nuovamente alla nostra porta. Riusciranno ad entrare? No, se saremo pronti a respingerli, altrimenti – non so se ricordate i termini della saga – diventeremo zombie anche noi. Manca poco, attenzione, ma per adesso possiamo preparare le armi leggendo tra le righe della cronaca recente. Dopo un anno di panchina nella morente partita dell’automotive ecco tornare nel prossimo dicembre non uno ma due eventi targati Motor Show, oltretutto in contemporanea: uno nella città della sostenibilissima Expo, serenemente affogata nel traffico (davvero un’ottima idea), l’altro nel paese della mortadella a elevato numero di ottani, cioè in patria. Su queste pagine avevo decretato troppo presto la fine dell’associazione gnocca/cavalli (vapore), peccando di ottimistica superficialità; devo quindi necessariamente tornare sui miei passi, facendo leva sul mio consueto – e senz’altro gratuito – sarcasmo.

Cosa c’è dietro le due edizioni di fine 2014 del Motor Zombie Show? Come saprete, ancora in vita era un corpo ormai decotto, disertato dagli espositori a quattro ruote e dal pubblico appiedato. Quindi il decesso, evidentemente provvisorio, in vista della pronta riesumazione. Da una parte, l’organizzatore storico, Cazzola, che sbarca in extremis a Milano con chissà quali promesse; dall’altra il colosso GL Events (interessi in tutti i grandi eventi sportivi, olimpiadi comprese) che ha comprato il brand Motor Show ormai sette anni fa. Lasciamo Cazzola libero di perseguire la sua cazzimma (perdonate il gioco di parole da liceo) e vediamo cosa succede a Bologna, location storica del ruggito al benzene. Sarà, a giudicare dai primi strilli entusiastici dei giornalisti di settore, un’operazione di marketing territoriale centrata sulla cosiddetta Motor Valley emiliana, quella che concentra i superbrand più comprati da chi non ha preoccupazioni economiche (Dallara, Pagani, Maserati, Ducati, Lamborghini e Ferrari) e soltanto adorati da chi invece non immagina di potersi scrollare di dosso gli effetti della motorizzazione di massa. Prezzi popolari, perché questi ultimi affollino i padiglioni: quindici euro. Tornando al marketing territoriale, ecco che la via Emilia è ribattezzata Route Motor Show SS9 (non gli è venuto bene, ma pazienza). Come se le nostre strade avessero bisogno di ulteriori iniezioni di adrenalina, o di paragoni con epopee motoristiche, molto poco supercar, peraltro, d’oltreoceano (la Route 66).

Ci sarà l’immancabile padiglione dedicato al “Food and Leisure”, forse perché incoraggiando le automobili si riesca a promuovere un cibo migliore (pensate alle coltivazioni di biocarburante per dar da mangiare alle auto anziché a noi) e visto che un uso indiscriminato dell’automobile ci lascia abbastanza tempo libero per divertirci (leisure). Tanto per tornare al noto payoff in testa all’agenda del paese: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Per tornare agli zombie, c’è il padiglione “Vintage”, perché in ogni funerale che si rispetti ci vogliono anche i ritratti degli antenati. Ma non è tutto: se scoccasse il colpo di fulmine, ecco anche l’opportunità di portarsi a casa qualcosa, a disposizione nel reparto “Outlet”, e ho detto tutto.

Da un schermo video che rimanda l’immagine del Mago di Oz Montezemolo, la presentazione dell’evento bolognese incassa l’endorsement di Ferrari, e qui posso davvero ravanare nel torbido, o meglio, nel chiaro come il sole. Pensate a cosa è successo nel ciclismo: il doping ha aperto i territori del 2.0 a tutte le grandi sponsorizzazioni, facendo scoprire lande inesplorate ai costruttori che non vogliono rovinare la tradizione del proprio brand senza macchia. Anche nel mondo delle supercar, massimo riferimento aspirazionale per chi è costretto (?) a scaccolarsi sulle tangenziali anziché aprire il gas senza rimorsi al riparo dei padiglioni felsinei, c’è maretta in ambito di comunicazione.

Alla Ferrari fino a poco fa bastava l’immagine sportiva e la tradizione ma, viste le pastoie in cui recentemente si dibatte la Formula 1, Oz si è fatto scappare anche – in altra sede – la notizia di un possibile ritiro (incredibile dictu!) del Cavallino dal grande circo della velocità. La F1 annoia, adesso basta. Per lo sport basta l’Endurance, o gare simili. Torniamo a fare sistema, torniamo a parlare – almeno per una settimana – italiano. Proviamo a portarci a casa un’occasione di consenso per almeno due brand (Maserati e Ferrari) allargata alle masse, nell’Italia che non compra quasi più. Scommettiamo che si proverà anche, da tal pulpito, a lavorare anche sui legacci fiscali che hanno tarpato le ali alle grosse cilindrate? Ne riparliamo a dicembre.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.