Di Lorenzo Franzetti

Convivere e gareggiare con un nemico invisibile. Andrea Peron corre in bici da quando era ragazzino: una passione sbocciata sulle strade del Veneto, domenica dopo domenica, volata dopo volata. Oggi è professionista, ma ogni giorno deve confrontarsi con lui, il nemico invisibile. Si chiama Type 1 ed è una forma di diabete che, come Andrea, colpisce milioni di persone nel mondo. «La malattia mi venne diagnosticata quando avevo sedici anni, oggi seguo terapie molto avanzate che mi consentono non solo di continuare a correre in bicicletta, ma anche di poter essere competitivo». Naturalmente, rispettando le regole e in modo trasparente.

Andrea Peron, atleta diabetico, con il team manager Vassili Davidenko

Andrea Peron, atleta diabetico, con il team manager Vassili Davidenko

Andrea Peron (omonimo e non parente di un ex professionista degli anni Novanta) è oggi parte di un grande progetto globale, partito dagli Stati Uniti, ma che coinvolge atleti e tecnici da tutto il mondo: è il team Novo Nordisk, diretto da Vassili Davidenko, evoluzione di una squadra nata anni fa e che si chiama Team Type 1.

Il team Novo Nordisk è una squadra ciclistica composta esclusivamente da atleti che convivono il diabete: «E dimostriamo che si può fare, si può anche vincere e, chissà, un giorno diventare anche un top team. Questo è il mio sogno: partecipare al Giro d’Italia o al Tour de France o alle grandi classiche. Con atleti che nonostante il diabete non hanno nulla da invidiare a tutti gli altri». Davidenko è stato corridore professionista per diverse stagioni e ha gareggiato anche in Italia, compagno di squadra di Massimo Podenzana alla Navigare di Bruno Reverberi. Oggi Davidenko ha voluto accanto a sé, in questo progetto, proprio il suo capitano di allora: «Massimo è un uomo di grande esperienza ed è un saggio, uno che sa insegnare ai ragazzi, che sa dare consigli importanti e ha pazienza. Ovvero, sa lavorare nel tempo, anno dopo anno, accanto agli atleti: per farli crescere».

Peron in azione (Foto di Tim De Waele)

Peron in azione (Foto di Tim De Waele)

Diabete e ciclismo, la convivenza è possibile. Peron è professionista da un anno e oggi dà l’esempio per molte persone che, invece, si convincono che la malattia sia un freno troppo forte: «La tecnologia e la ricerca si sono molto evolute negli ultimi anni – spiega il corridore veneto che oggi vive a Locarno, in Svizzera -, ma tutto sta nell’imparare a conoscere bene il proprio fisico. Bisogna saperlo ascoltare, imparare a gestire sé stessi e i segnali che arrivano dal proprio corpo».

Il team

Vassili Davidenko, team manager del progetto Novo Nordisk, ha un passato da professionista in Italia. Da dilettante vinse un GP Liberazione

Vassili Davidenko, team manager del progetto Novo Nordisk, ha un passato da professionista in Italia. Da dilettante vinse un GP Liberazione

Novo Nordisk può contare su uno staff medico specializzato che, naturalmente, segue in modo costante e approfondito ogni atleta: «Saper dialogare con il dottore, imparare a collaborare con lui è un altro aspetto fondamentale. E poi, naturalmente, con lui, si arriva a una gestione degli zuccheri e dell’alimentazione che consente di fare attività sportiva di alto livello», conferma Peron.

Il motore di tutto il progetto è, tuttavia, una grossa azienda farmaceutica che, con il team Novo Nordisk, porta le sue ricerche a contatto con uno sport in cui l’abuso di farmaci è stata purtroppo una piaga molto recente e che ha minato la credibilità del ciclismo. Una bella sfida, questa, proprio nel ciclismo professionistico, che in passato ha fatto uno uso scellarato dell’insulina, per esempio. Per un diabetico, invece, l’insulina è una cosa seria. «Ovviamente oggi dobbiamo assumere farmaci per curarci e tenere a bada il diabete – spiega Andrea-, ma tutto è fatto secondo le regole e con tutte le autorizzazioni rilasciate dall’Uci, l’Unione ciclistica internazionale».

Foto di Tim De Waele

Foto di Tim De Waele

E i risultati? «I primi piazzamenti e le vittorie più importanti sono cominciate ad arrivare nel 2013, in Turchia», ricorda Davidenko. E proprio al Giro di Turchia, il team Novo Nordisk, ritorna ogni anno con grande piacere, proprio perché è una gara che ha segnato una svolta importante. «Anche se, come dicevo ci vuole pazienza: la squadra è giovane, il progetto è appena iniziato. Non è possibile aspettarsi grandi cose subito: molti atleti sono stati individuati da poco tempo, molti non arrivano dal mondo del ciclismo, non sono cresciuti in questo ambiente e hanno bisogno di fare esperienza».

Il motore della crescita del progetto Novo Nordisk è il web: oggi la sua squadra ha un vivaio importante, costruito con ragazzini di 17 anni, che cominciano a gareggiare negli Juniores. E per individuare i ragazzi, tutti affetti da diabete, si è venuta a creare una rete capillare in tutto il mondo: «Soprattutto grazie a Facebook e alla collaborazione volontaria di malati di diabete, in ogni continente. Oggi la nostra squadra ha la pagina Facebook con più “mi piace” (sono 669mila, ndr), di tutto il panorama ciclistico. Perché si è venuta a creare una vera e propria rete di collaborazione e solidarietà tra chi è affetto da questa malattia».

La sede centrale è negli Stati Uniti, quella europea, vicino a La Spezia, dove Massimo Podenzana gestisce la logistica di una squadra che, proprio per il messaggio sociale che porta su di sé, è costantemente in viaggio attraverso i continenti: «Il nostro calendario è molto impegnativo – conferma Podenzana -, e segue un programma in quasi tutti i continenti. Dopo la Turchia, ci aspetta l’Azerbaijan, poi si correrà un po’ ovunque, dal Messico all’Argentina, in tutta Europa e negli Stati Uniti». Per mostrare e dimostrare alla gente cosa si può fare e come si convive con la malattia: «In Europa e un po’ in tutto il mondo – spiega Peron, che è tra i passisti veloci della squadra – il nostro messaggio comincia a diffondersi bene, la gente capisce e simpatizza per noi. In Italia, invece, si fa un po’ più fatica a farci capire. Ma è solo una questione di tempo, purtroppo il nostro paese, in molti ambiti è ancora un po’ arretrato, come nel pregiudizio nei confronti della malattia. Ma colmeremo quel ritardo, anche da noi».

Il team Novo Nordisk pedala a centro gruppo, presto lo vedremo in testa, anche se ci sono vittorie più importanti che sono già arrivate. Ben più importanti di un ordine d’arrivo.

 

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