Ho fatto un sogno. Salivo in macchina e andavo a trovare  i corridori feriti. In un ospedale. La scena di ieri – la pioggia battente, la strada viscida, il rondò, la caduta, le bici sparpagliate, le ossa fratturate, i Giri spezzati – è stata terribile. Mi era sembrato di cadere anch’io. A terra,  sull’asfalto, contro il guard-rail. 

Ricordo ancora, con i brividi, la caduta al Giro d’Italia del 1956 in cui fu coinvolto Fiorenzo Magni. Ci fermammo, lo raccogliemmo, lo confortammo. Si era rotto la spalla. Fiorenzo aveva una forza d’animo straordinaria, che superava perfino la sua forza fisica, che pure era quella di un campione capace di vincere, per tre volte consecutive, il Giro delle  Fiandre. La forza di un leone.

Anche stavolta i corridori si sono rialzati, hanno inforcato la bicicletta, sono tornati in corsa, hanno affrontato la salita con  il sangue e la carne che uscivano dalla pelle. 

Non esiste sport eroico come il ciclismo. In questo suo valore, il ciclismo non ha età, non ha epoca, non ha confini, non ha limiti.  Umanamente il ciclismo fa la differenza.

Ho fatto un sogno. Salivo in macchina e andavo a trovare i corridori feriti. In un ospedale. I corridori stavano bene, avevano chiesto il permesso di ripresentarsi alla partenza, e lo avevano ottenuto. Tutti  pronti, al posto, via.

Libri in Giro è un’iniziativa supportata da Enervit: link

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.