di Guido P. Rubino

La Toscana è la tela di un pittore che sparge i colori ogni mattina. C’è il rosso all’Eroica “storica”, quella di ottobre, il verde, pettinato con un po’ di giallo, dell’Eroica Sud. Le pennellate sono nuvole e luce con sfumature infinite. Il verde è mille colori in giochi di ombre e lampi di sole. 

Eroica SudCielo e colline, l’Eroica Sud disegna le strade bianche di scie infinite tracciate da tubolari e copertoni. Traiettorie che si inseguono, corrono parallele, si intrecciano e scappano via per poi ricominciare dopo uno sbuffo di fango e un salto sulle pietre della vecchia Francigena. Ciclisti e pellegrini che si salutano verso la meta. Qualcuno va a Roma a sentir messa, altri salgono su bestemminando i santi.
Un sorriso e uno scherzo in spruzzi di colore delle maglie che furono e che son tornate. 
Eroica Sud«Ma io posso passare di qui?» Una signora è frastornata, ha fermato l’auto all’esterno della curva e si gode il passaggio di questa carovana che le sorride anche se è un po’ in mezzo. Tranquilla signora, la strada è di tutti, vada piano però, così non alza polvere.
Terra battuta di polvere e fango. Pioggia e sole, tubolari e copertoncini. Campagnolo, Sachs e un Regina Margherita.

Eroica SudDe Vlaeminck contro Merckx e Koblet. Gis Gelati contro Sammontana e Sanson. Lampi di arcobaleno nei guanti e quella maglia rossa che scappa via al ristoro dopo un bicchiere di vino. È il ricordo di una giovane campionessa che di lì a qualche anno avrebbe conosciuto il paradiso della maglia iridata: Alessandra Cappellotto, prima italiana a vincere un mondiale nella massima categoria. Ora pedala più piano ma con la sicurezza di sempre su una Wilier ramata prestata per l’occasione.
Don Camillo e la sua perpetua, o forse Don Abbondio? Sembra più padre Ralph.
Salite e discese, strada che ti guarda in faccia o ti sfida dietro una curva o in una buca. Dieci, venti, cento forature, mozzi rotti pedali scappati via dal filetto e morali che non si piegano. Si sale ancora. Castiglion del Bosco ha quelle curve che fanno venire il mal di gambe solo a guardarle, il ristoro di Ciacci Piccolomini d’Aragona le gambe le piega a suon di Brunello.

Eroica SudSi parte ancora in salita, dopo i ristori è così. Per non prendere freddo o per far pentire subito di aver mangiato troppo pane e marmellata, pane e miele e crostata. Ma l’acqua dov’è? Dentro quelle taniche tristi. Vuoi mettere il sorriso di un’etichetta di vino e di chi te l’offre?

Si scende e si sale come peccato ed espiazione, quale sarà l’uno e quale l’altro? Si torna su per la picchiata finale verso Buonconvento. A capofitto in quella strada che sarà pure asfaltata ma scompare alla vista. Se lasci andare ti presenti in paese a cento all’ora. Li hai i freni buoni? Meglio usarli prima allora.

Si torna via, appuntamento a ottobre, chissà. Estrazione maledetta o benevola. Aspettiamo ancora il rosso, quello della natura. Ma il rosso di Toscana, dopo il vino, è dei mattoni, unico fra tutti a far speciali queste colline. Ne puoi trovare di simili su e giù per l’Italia o in giro per il mondo, ma non come queste, con queste costruzioni. 

Eroica SudRubatemela pure l’idea dell’Eroica, aveva risposto il suo inventore, Giancarlo Brocci alla domanda maliziosa. Ma dovete rubarci anche la Toscana, perché “un la trovate miha d’altre parti”.

Eroica Sud a scoprire quelle strade di Montalcino riservate solo ai più coraggiosi dell’edizione ottobrina. Ne vale la pena. Segnatelo per l’anno prossimo. I cinquanta di meno di un anno fa sono diventati 382 stavolta. Sono aumentati anche i chilometri col percorso lungo dell’anno scorso che è diventato il corto di questa edizione: 89 o 69 chilometri, a voi la scelta. 

Fate presto prima che arrivi il sorteggio anche qui. Oppure pedalateli calmi. Il percorso permanente è fermo e tranquillo. È un sorriso lento che si dipinge sulla polvere. E quando è finito è sempre troppo presto.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.