di Gino Cervi

Mi sono detto «Oh, ma la faccia di Uran mi ricorda qualcuno… Qualcuno di cui adesso non mi viene il nome, ma so che la somiglianza è impressionante. Sì, ma non mi viene in mente a chi somiglia… Eppure, quella faccia l’ho già vista».

Poi ecco, la rivelazione, la faccia prende un nome. Rigoberto Uran Uran sembra il fratello, per fortuna non di Simon LeBon, ma di Jacques Brel. Eccoli qui, come separati alla nascita.

Oggi, al processo alla tappa, tutti a chiedersi quale fosse la reale dimensione del colombiano. Quella che ha messo tutti in riga nella cronometro di Barolo o questo di oggi, che ha pagato lo scatto del piccolo Menico Pozzovivo. A quale ritmo, con quale passo don Rigoberto, senza poter contare sui suoi quaderni, continuerà il Giro nei prossimi giorni? Per RigoBrel Uran sarà une valse à trois temps o une valse à quatre temps, sarà une valse à vingt ans o une valse a mille temps. Ma forse i commentatori del dopo-Giro si dimenticano che correre, e vincere un Giro, è come scrivere un romanzo. Ci vuole tempo, e fatica, e tutti i giorni non sono mai gli stessi, anche se sono meno di trecentotrentatré.

Une valse à mille temps
Offre seule aux amants
Trois cent trente-trois fois le temps
De bâtir un roman.

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