Foto di Luca Bettini

Foto di Luca Bettini

Si intese l’odore caldo della terra che si intrideva d’acqua e subito dopo biancheggiò la grandine saltellante, risuonando come sassi sulle tegole, tambureggiando e forando le foglie, formando strati sull’erba e sul cortile. Tutti gli alberi, le viti, le piante dell’orto, le acacie sulle strada si tenevano fermi, spauiriti, oppressi dalla martellante caduta. I contadini subito interrotto il mangiare si erano radunati sotto il portico con le spalle coperte dalle giacche da inverno, una donna si era messa a bruciare ulivo su di un mucchio di brace, il fumo azzurrognolo veniva portato via a strappi, il cielo annerito dava vigore ai lampi che si succedevano continui tra il brontolio dei tuoni e il trapestio della grandine ovunque. I contadini non fiatavano, dilatato lo sguardo, stringendosi le braccia tra le mani, guardavano e sembravano non volessero credere. Le viti perdevano le foglie, lo strato bianco cresceva, poi la pioggia prese a mischiarsi alla grandine, ancora qualche chicco rimbalzò sotto il portico, come una pallottola sperduta, poi scese solo la pioggia. I contadini dicevano che quella che era venuta era bastata. Si susseguirono ai lampi i tuoni, il cupo giallore del cielo si sciolse, il vento turbinò nell’aria fattasi gelida, gli alberi si agitarono come per liberarsi dalla terra e partire per il cielo.

(Giovanni Comisso, La terra, i contadini e altri racconti)

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