La bici è donna. Pedala. Al Femminile. Anche al Maschile. La Bicicletta è comunque Donna. Con l’aria fra i capelli. Pulita. Precisa. Colline, montagne, cime, volate, fughe. Tutto al femminile. Anche la borraccia è femminile. C’è la bici da corsa e quella da città. Quella col cestino ma anche senza. Col cambio tecnologico e i pantaloncini. Femminile come una di quelle ragazze sprint, rosa e oro, unghie laccate, che mangia-e-bevi a suon di garuni e si allena sull’Astigiano. Una di quelle dirette da Stefano Bertolato (Servetto Footon per servirvi) che hai conosciuto qualche mese fa e che sta correndo forte con la maglia azzurra in sogno. Una di quelle che faticano e non hanno mai mal di gambe. O non lo dicono. Al massaggio. E che gambe!

La bici è donna ed è anche una donna con la gonna che gonfia. Col freno a bacchetta (femminile anche questo) e senza freni. Spregiudicata. Come Paola Pezzo che vinse l’Olimpiade della mountain bike (specialità maschile?) con la zip calata sul cuore (faceva solo caldo per carità di Dio!). E’ lei e la sarà per sempre lei, quella del decolletè più Golden che mai del mondo. Dell’Olimpo. Del tuo ciclismo. 

La prima donna in bici nel tuo immaginario collettivo a due ruote ha un nome dolcissimo che non corrisponde al personaggio: si chiama Alfonsina Strada che corre il Giro travestita da uomo. Coi baffi. E la riscopri in una canzone che torna nell’orecchio e fa sorridere. Dei Têtes de Bois. Il titolo? Alfonsina e la bici. Una canzone Tutta da ascoltare .  Poi c’è la musica francese della Longo, ma prima ancora della Maria Canins. Che ancora oggi ha un’energia pazzesca, energia dolomitica e non sai mai come domarla. Quella donna tutta d’un pezzo. Meglio lasciare stare.

E ci sono le donne, tante donne che pedalano a più riprese in ogni dove. Donne che con ogni mezzo pedalano. Anche al super. In ufficio. Anche in città. O in paese. Pedalano. Qualcuna con la sua city bike, un’altra cavalca orgogliosa una moderna B’cool (by Decathlon, perché no), che non è altro che una B’Twin sorta di scattofisso che sa pure dare qualche soddisfazione. Soprattutto se rossa. A ciascuna la sua Ferrari.

C’è poi la tua Fausto Coppi. Una specialissima. Quando l’hai cavalcata 8che eri in forma) su e giù per le colline fra Valle Staffora dell’ Oltrepo’ e Val Curone verso il Tortonese. La tua Fausto Coppi, prototipo studiato ad hoc per Ivan Gotti ( per una cronoscalata del suo Giro 1999, leccarsi i baffi prego) è una “specialissima” che ti ha fatto sentire un po’ campione…

La bici è donna. E sarà sempre di più così. Come dicono i numeri della Maratona Dles Dolomites 2014 che a luglio sarà domata da 900 donne, il 10% del totale dei 10mila. Un numero che cresce ogni anno. Al femminile. E non parliamo di una sgambata. La bici è donna e anche impresa. Conosci donne che sono imprenditrici nel ciclismo o nello sport, più o semplicemente “come” alter ego al maschile: una su tutte che ti viene in mente (e pedala) è la famosa Rossella Signori di Sidi. L’hai vista qualche anno fa cavarsela egregiamente anche su tracciati impegnativi, districarsi in fuoristrada: con scarpette studiate apposta per mtb, questo è sicuro.

La bici è donna e bella. Infine, ma non per ultima, arriva una nota estetica e di simpatia a due ruote. La notizia la porta Filippa. Bella, nordica, energica. Filippa è  Lagerback , la nota presentatrice e modella svedese, che nel 2013 ha pubblicato anche un libro sulla bicicletta dal titolo “Io pedalo, e tu?”, che entra nella squadra del canale tv Bike Channel Sky dell’editore Filippo Mori Ubaldini per lanciare un nuovo programma sul cicloturismo, intitolato “In bici con Filippa”. Saranno 20 puntate in giro per l’Italia, alla scoperta dei percorsi cicloturistici più belli e affascinanti per un audience a target famiglia, con curiosità artistiche, eno-gastronomiche e culturali legate all’Italia. Da giugno la bici è donna e pedala anche in tv sulla piattaforma di Sky su Bike Channel 214.

 

  

     

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