di Gino Cervi

«Ecco… ricomincia l’eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s’attarda, l’altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita».

Si sente la voce fuori campo di Emilio Cigoli nella scena finale di Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955, regia di Carmine Gallone, soggetto e sceneggiatura di Giovannino Guareschi). Gino Cervi e Fernandel ritornano in paese in bicicletta, scattandosi in faccia l’un con l’altro. Peppone ha preso il treno a Brescello, destinazione Roma, dove lo attende uno scanno da parlamentare. Però a Boretto ci ripensa, scende dal treno. Alla stazione trova ad aspettarlo don Camillo, che lo convince a tornare a Brescello a fare il sindaco.

Non poteva che andare così. Fuga a due, nelle terre del Mondo Piccolo: Guastalla, Gualtieri, Brescello. Marco Bandiera e Andrea Fedi. Un vessillo (rosso, immagino) e una virtù cardinale (per di più al plurale). Giocattoli (Androni) e sottoli (Neri, come le tonache).

don-camillo-peppone

Il gruppo è in caccia.  60 km all’ora a 20 km all’arrivo. Devono recuperare poco meno di 3 minuti. 18 secondi a km. Sono 2 ai 15. 1 ai 10. La bocca della balena inghiotte i due pesciolini del Mondo Piccolo.

«Peppone: Cosa fate qui? Cosa volete?
Don Camillo: Non ho mai dimenticato che mi veniste a salutare, quando andai in esilio. Ora siete voi ad andarvene.
Peppone: Io non vado in esilio: parto perché ho vinto, non perché ho perduto.
Don Camillo: Hai perduto tua moglie che ti ha votato contro, hai perduto il tuo paese dove eri qualcuno; che cosa c’hai guadagnato? Di diventare un anonimo, una pallina da buttare nell’urna.
Peppone: Io sarò sempre quello che sono.
Don Camillo: Ah sì? E allora quando ti metteranno a sedere in una grande aula triste, come a scuola, allora penserai a tutte quelle cose che hai lasciato qui al paese. Penserai a quello che vedevi dalla finestra, la mattina, quando ti facevi la barba, penserai al tuo lavoro nell’officina e a come ti divertivi la domenica… e penserai anche a me, che non sarò più lì a darti un cazzotto in testa quando te lo meriti, vale a dire almeno una volta al giorno!
Peppone:[con il magone] Quando ritorno vi riduco in briciole!
Don Camillo: Ma se lo sai che non torni più! E che non posso neanche dirti “Arrivederci, Peppone!”, ma soltanto “Addio, Onorevole!”.»

(Tra parentesi: ha vinto ancora Bohuanni).

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