Di Gian Paolo Grossi (da Sumgavit) – Foto di Mario Stiehl

Maschere di sudore e polvere sul traguardo di Sumgayit. Volti degni del velodromo di Roubaix, ma non c’è inferno da queste parti. E’ il più esotico Azerbaijan e l’obiettivo era la prima maglia azzurra di una corsa divisa tra la moderna Baku e gli aspri saliscendi del Caucaso. Forse non è un caso che il successo sia toccato a un uomo del Nord, all’olandese Kenny Robert Van Hummel dell’Androni-Venezuela,  più abile nello sprint sul pavé (a proposito!) di Vitaliy Buts e Davide Viganò che lo affiancano sul podio della giornata inaugurale.

SONY DSCUna tappa caratterizzata dal fortissimo vento, che ha accompagnato i ciclisti lungo i 153,5 chilometri del percorso, una cinquantina dei quali trascorsi nel circuito finale di Sumgayit. Ma è già dalle sue prime fasi che la corsa si decide, con il frazionamento del plotone in tre gruppi a causa delle violente folate laterali e i protagonisti che in più di un’occasione sbucano all’improvviso da fitte nubi di sabbia. Una quarantina i fuggitivi, cresciuti all’ingresso nel circuito alla quota dei 72 giunti insieme all’arrivo, mentre dietro arrancano, perdendo terreno giro dopo giro. Se ne vanno in quattro ma è un fuoco di paglia, il gruppo scherza con loro. Sino all’epilogo: l’accelerazione di Van Hummel inchioda i rivali fino ad aprire una luce tra lo sprinter dell’Androni ed il secondo classificato Buts, ex Lampre e provvisorio leader tra gli scalatori. Di corse così, segnate dal vento e dalla terra negli occhi, ne aveva già vinte, tra le strade di casa. Ma il suo nemico principale era il peso. Grazie alla nutrizionista del team di Savio, Van Hummel sembra aver sconfitto i chili di troppo accumulati nelle passate stagioni (era alla Vacansoleil) e trovato nuova linfa nelle zampate decisive. Ha ammesso di concentrarsi sui traguardi di tappa e provare a concedere il bis già domani a Ismailly prima di lasciare il campo agli uomini più adatti alle salite. L’ucraino Buts, ex Lampre, ce l’ha con Andriato che l’avrebbe ostacolato nell’approccio al colpo di reni ma confessa di pensare più alla classifica generale che a conservare la maglia rossa di re della montagna. Per Davide Viganò il gradino basso del podio è un risultato incoraggiante, come lo è per la sua squadra, l’iberica Caja Rural-Seguros: «Non correvo da molto tempo a causa di problemi ad un ginocchio ed è stato un buon rientro alle gare. A causa del vento e del ritmo elevato soprattutto in avvio ho faticato a restare nel gruppo principale ma alla fine lo sforzo è stato ripagato. Vivo alla giornata contando magari in una rivincita allo sprint».

La vittoria di Van Hummel (foto di Mario Stiehl)

La vittoria di Van Hummel (foto di Mario Stiehl)

Centoquarantaquattro i corridori che hanno preso il via e già dieci ritiri, con il secondo gruppo giunto a 12’29” dai battistrada. «Mai fatta un’esperienza così» dice Paolo Cravanzola piemontese della Novo Nordisk, il nobile progetto ciclistico impostato sugli atleti diabetici. «Il vento era impressionante. Sull’ascesa di terza categoria salivamo a 21-22 all’ora, eppure la pendenza era solo del 2%». Podenzana, direttore sportivo della squadra, ne ha già persi due su sei e non nasconde una giustificata preoccupazione: «Speriamo di riuscire a raggiungere il traguardo finale con qualche atleta. D’altronde non è così facile trovare atleti diabetici pronti a disputare corse di questo livello. Parecchi dei miei ragazzi hanno pochissima esperienza». Occorre farla sul campo e per la prossima tappa si prospetta un’altra giornata tosta.

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Dal Velopark di Baku ad Ismailly: 186,5 chilometri con due Gpm di seconda ed uno di prima categoria. Con il vento sempre in agguato, pronto al ruolo – tutt’altro che secondario – di variabile impazzita. Qui lo chiamano Khazri quando spira dal Caucaso verso il mare. In primavera fa sentire la sua presenza, dall’estate si addolcisce e, dicono gli abitanti locali, domani dovrebbe essere meno pressante rispetto ad oggi. Per i sovietici Baku era identificata come la città dei venti. E dev’essere l’unica cosa che nella capitale è rimasta tale.  

Foto di Mario Stiehl

Foto di Mario Stiehl

Prima tappa del Giro dell’Azerbaijan – Baku-Sumgayit (Km 153,5)

Ordine d’arrivo:

1)      Kenny Van Hummel (Ned/Androni Giocattoli-Venezuela) 3h 46’38”

2)      Vitaliy Buts (Ukr/Kolss Cycling Team) s.t.

3)      Davide Viganò (Ita/Caja Rural-Seguros Rga) s.t.

4)      Maksym Averin (Ukr/Synergy Baku Cycling Project) s.t.

5)      Youcef Reguigui (Alg/Mtn-Khubeka) s.t.

6)      Matej Mugerli (Slo/Adria Mobil) s.t.

7)      Yuriy Metlushenko (Ukr/Torku Sekerspor) s.t.

8)      Dmytro Krivstov (Ukr/Kolss Cycling Team) s.t.

9)      Pello Bilbao (Esp/Caja Rural-Seguros Rga) s.t.

10)  Radoslav Rogina (Cro/Adria Mobil) s.t.

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