Di Gian Paolo Grossi (da Gabala)

L’Azerbaijan è un concentrato di contraddizioni e le differenze sociali si amplificano uscendo dalla capitale Baku. Fino ad ingigantirsi nell’Albania caucasica, l’antichissima regione in cui la corsa azera è approdata e che in un passato molto lontano ha fatto della città di Gabala la sua storica capitale. Incuriositi e disorientati gli spettatori sbucano dai boschi e dai campi per aspettare il passaggio dei ciclisti, impegnati nella terza tappa del Giro.

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Sul ciglio della strada restano per ore sotto il sole cocente, perché la carovana è attesa due volte, in uscita ed entrata nella misteriosa Gabala. Si radunano a decine in costumi tradizionali lungo la strada che conduce alla cittadina di Sheki, suonando il balaban (il flauto ad ancia cilindrica) e percuotendo il tamburo folk locale, il naghara. In qualche caso l’orchestrina che rende omaggio ai ciclisti è completata da gharmon (fisarmonica) e tar (liuto).

In un tratto in particolare del percorso si può comperare a bordo strada il pane di tandir, cotto all’istante su forni d’argilla costruiti a fianco di baracche. Il morbido pane di tandir va mangiato appena sfornato, altrimenti – assicurano qui – non è la stessa cosa. Gente semplice, quella ammirata oggi sul percorso di gara, che vive con poco e si accontenta di ancora meno, malgrado non manchino i personaggi che riprendono la corsa con i loro telefonini. Che lo si creda o no, anche nel cuore del Caucaso la tecnologia sta sottraendo gli applausi ai protagonisti. Non è povertà, quella degli abitanti della campagna azera, ma semplicità. E la differenza è sostanziale. Un luogo dove la pastorizia impera e dove qualche spettatore privilegiato ha pure fatto la spola accanto alla corsa sopra ad eleganti cavalli da traino. Il paesaggio è rurale se ce n’è uno.

Poi c’è l’altra medaglia, quella presidenziale, anche se è meglio non usare questi termini quando si parla di Heydar Aliyev, definito il padre di tutti gli azeri. Capita che un boss del petrolio intervenuto alla corsa possa bloccare il traffico per quasi mezz’ora, con la scorta ed un serpentone di auto di poco inferiore alla pletora delle ammiraglie delle squadre, curiosamente affittate dall’organizzazione a privati disponibili al prestito.

La corsa

Il vincitore, l'algerino Youcef Reguigui

Il vincitore, l’algerino Youcef Reguigui

Da Gabala a Sheki e ritorno sono 180 chilometri vallonati: velocissimi i primi 50, scanditi allo scadere dalla fuga di tre personaggi in cerca d’autore. Il serbo Stevic, il francese Vaubourzeix e il polacco Honkisz. Arrivano presto a collezionare cinque minuti e mezzo e quando di chilometri ne mancano solo 35 il loro vantaggio è immutato. Il gruppo lascia fare, bisticcia un po’ prima di scatenarsi sotto l’azione delle squadre che hanno i più abili velocisti: le italiane Androni e Neri Sottoli, la Mtn-Qhubeka e la squadra del leader Clarke, l’australiana Drapac. Ai meno dieci il vantaggio è assottigliato a 1’45”, Stevic cede ai meno sette con il vantaggio sul plotone di 1’10” e Vaubourzeix si arrende ai tre dal traguardo. Honkysz è ripreso agli ottocento metri, lasciando il suo Gabriele Missaglia con un palmo di naso. Ad un certo punto il ds della CCC Polsat aveva creduto nel colpaccio, molto più del body language in corsa del suo atleta, il cui coraggio merita comunque meritevole un apprezzamento. Linus Gerdemann (ieri in pesante ritardo) lavora duro per il velocista Youcef Reguigui e l’algerino si regala il successo in volata, il primo personale in carriera, proprio come accaduto ieri per Roglic. Messosi in luce una settimana fa al Giro della Turchia, Reguigui era già stato leader in Azerbaijan due anni fa, chiudendo secondo nell’identica tappa di Gabala e quarto nella generale, quando la corsa era di un lignaggio inferiore. Parla della sua Algeria: “Abbiamo buone strade e una corsa nazionale all’altezza. Ho imparato lì ma ora il mio futuro è l’Europa”. E’ l’unico vincitore a non essere stato baciato sul podio dalle miss ma – assicura lui – “non per questioni religiose ma solo perché ce ne siamo dimenticati, sia io che loro”.

Baracche con il forno d'argilla

Baracche con il forno d’argilla

La maglia di leader resta a William Clarke, del team Drapac: ha conosciuto la bicicletta a 22 anni, dopo essere stato un runner di spessore, campione di Tasmania sui 400 e 800 metri e giovanile australiano sul doppio giro di pista. Sono finiti a terra il sudafricano Van Niekerk e il nostro Zilioli: il primo è finito in ospedale ma non ha nulla di rotto, il ragazzo dell’Androni ha escoriazioni profonde su spalle e glutei. Con 25 protagonisti in 22 secondi il Giro dell’Azerbaijan resta apertissimo. Si decide con ogni probabilità nella tappa regina di domani, da Gabala a Samaxhi, tappa di soli 116 chilometri con l’erta finale nella riserva caucasica di Pirqulu. Tutti aspettano l’attacco di Di Gregorio o di Cobo ma gli ucraini della Kolss e gli sloveni dell’Adria Mobil potrebbero zittire tutti.    

Terza tappa del Giro dell’Azerbaijan – Gabala-Sheki-Gabala (Km 180)

Ordine d’arrivo:

1)      Youcef Reguigui (Alg/Mtn-Qhubeka) 4h 14’20”

2)      Matej Mugerli (Slo/Adria Mobil) s.t.

3)      Kristian Haugaard Jensen (Den/Development Giant-Shimano) s.t.

4)      Vitaliy Buts (Ukr/Kolss Cycling Team) s.t.

5)      Shane Archbold (Nzl/An Post-Chain Reaction) a 3”

6)      Luis Mas (Esp/Caja Rural-Seguros Rga) a 3”

7)      Pello Bilbao (Esp/Caja Rural-Seguros Rga) a 3”

8)      Alex Kirsch (Lux/Leopard Development Team) a 3”

9)      Rafael Andriato (Bra/Neri Sottoli Yellow-Fluo) a 3”

10)  Nicola Testi (Ita/Androni Giocattoli-Venezuela) a 3”

 

Classifica generale:

1)      William Clarke (Aus/Drapac Professional Cycling) 12h 56’03”

2)      Vitaliy Buts (Ukr/Kolss Cycling Team) a 6”

3)      Matej Mugerli (Slo/Adria Mobil) a 6”

4)      Pello Bilbao (Esp/Caja Rural-Seguros Rga) a 9”

5)      Radoslav Rogina (Cro/Adria Mobil) a 9”

6)      Joel Zangerle (Lux/Leopard Development Team) a 10”

7)      Fredrik Ludvigsson (Swe/Development Team Giant-Shimano) a 10”

8)      Remi Di Gregorio (Fra/Team La Pomme Marseille 13) a 10”

9)      Luis Mas (Esp/Caja Rural Seguros-Rga) a 10”

10)  Juan Josè Cobo Acebo (Esp/Torku Sekerspor) a 10”

 

 

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