Ne hai sentite tante.  Da tuo padre e dai vecchi. Del ciclismo che non tramonta. Anche su Giordano Cottur. Cento anni e non li dimostra. Perché è uno dei sorrisi eterni e infangati di fatica bella del ciclismo nostrano. Quello del passato eroico. Che ancora ci sta. Cento anni di mito triestino che questa edizione del Giro celebra. Grazie alla passione di tanta gente. Il popolo del ciclismo. Quelli della Società ciclistica Cottur. Anche loro. Che ti seguono su twitter e frequentano Cyclemagazine. Con affetto e discrezione, tipica, ti danno notizie. Ti tengono informata.

Oggi, dunque, saranno in tanti, a festeggiare il compleanno eterno (100 anni e non li dimostra) di Giordano Cottur. Nato il 24 maggio di cento anni fa. È il simbolo del ciclismo triestino, avrebbe 100 anni e invece se ne è andato l’8 marzo 2006 a quasi 92… Un vecchietto adorabile con il record del più anziano ciclista professionista ancora in vita, l’ultimo testimone dell’eroico ciclismo degli anni ‘30 e ’40.

«La bicicletta in quegli anni faceva sognare, era lo sport più popolare fascinoso e affascinante, duro e per questo ancora più apprezzabile. E anche il giovane Giordano sui pedali faceva sognare la “sua” Trieste in quegli anni contesa». Scrivono gli amici della ASD Cottur. Una storia che riproponi qui senza cambiare una virgola. Tutto vero. La storia del nostro Paese. Pedala anche così…

Avviato dal padre (a sua volta podista e ciclista di successo) allo sport, si appassiona alla bicicletta, dove, grazie al suo fisico, si mette subito in luce già nelle categorie giovanili: grazie alla sue doti di passista e scalatore e al suo modo di correre d’istinto, vince moltissime corse e titoli. Già nei dilettanti veste la maglia azzurra e fa vincere un mondiale alla squadra italiana nel 1938.

Passa professionista con la Lygie l’anno dopo e si distingue come grande combattente: le sue lunghe fughe sono rimaste nella storia del ciclismo. In quell’anno anche il primo Giro: vi parteciperà sette volte, arrivando tre volte terzo (’40, ’48 e ’49), vincendo cinque tappe e dovendosela vedere prima con Coppi e Bartali e poi con Magni. Tre le partecipazioni al Tour nel quale conquistò un ottimo ottavo posto nel ’47.

Memorabile rimarrà nella storia del Giro e di Trieste la sua vittoria del ‘46 nella Rovigo – Trieste: all’altezza di Pieris il gruppo venne preso a sassate da alcuni simpatizzanti Jugoslavi. Molti ciclisti decisero di ritirarsi e la corsa neutralizzata. Ma Cottur, insieme ad un altro gruppetto di corridori, volle ugualmente arrivare nella sua Trieste, portato in trionfo dai suoi concittadini a Montebello. Quel gesto lo consegnerà alla leggenda e legherà per sempre il suo nome a quello della “corsa rosa”.

Correre in quegli anni voleva dire necessariamente doversi confrontare con il Secondo Conflitto Mondiale: la carriera di Cottur venne letteralmente tagliata in due dalla Guerra, che gli fece perdere probabilmente i suoi anni migliori. In quel periodo difende i colori della Viscontea ma non ci sono gare da disputare. Piuttosto c’è da rispondere alla chiamata alle armi e a Cottur viene affidato l’incarico di portaordini in una caserma sul Carso triestino.

Vestito da soldato e con un fucile sulle spalle, però, Cottur si rende conto di essere un facile bersaglio per i nemici. Così propone ai suoi superiori, che lo autorizzano, di adempiere al suo compito inforcando la sua bici e indossando la divisa sociale: anche in quel caso la sua passione per il ciclismo era prevalsa. Finita la Guerra Giordano veste i colori della Wilier Triestina fino alla fine della sua carriera agonistica (1950). Dopo il ritiro per sette anni sarà direttore sportivo di varie compagini professionistiche, allenando personaggi del calibro di Magni (con il quale vince un Giro con la Wilier), Bevilacqua e Martini.

Nel 1956, ormai al termine della sua carriera da d.s. , fonda a Trieste, insieme ad un gruppo di appassionati, la Società Ciclistica Cottur per cercare di far crescere il movimento ciclistico giuliano e per scovare degli atleti da coltivare e far diventare dei campioni. La Società è molto attiva anche oggi: a porta avanti il nome della leggenda del ciclismo sono infatti una cinquantina di atleti che praticano sia il ciclismo su strada che la mountain bike con buoni risultati. A vestire la maglia della S.C. Cottur sono passati negli anni tra gli altri i dilettanti Walter Hubner e Roberto Moimas, oltre al pluricampione del Mondo Paralimpico e medaglia di bronzo olimpica, Michele Pittacolo.

Una volta rientrato definitivamente nella sua Trieste Giordano rileva dal padre l’attività di famiglia, ovvero la rivendita di biciclette “Cicli Cottur”, nella quale, anche quando correva aveva sempre dato il suo contributo sia dietro il bancone, che in officina. Anche questo storico negozio, oggi gestito dal figlio Giovanni, nel 2014 compie 100 anni. Un’attività, che da tre generazioni è il punto di riferimento a Trieste per gli amanti della bicicletta. Quando c’era Giordano, oltre che per comprare o farsi aggiustare la bicicletta, in molti passavano in negozio per incontrare un mito dei pedali e farsi raccontare storie e aneddoti, o anche per chiedere consigli su come allenarsi o semplicemente per chiacchierare di ciclismo.

Trieste lo ricorda come una persona schietta e positiva, umile e disponibile, sempre con la battuta pronta e fortemente carismatico. Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al ciclismo e che riusciva a trasmettere la sua passione anche agli altri, anche come organizzatore di manifestazioni in città: il suo motto era “mai mollare”. Nel 2010 la Provincia di Trieste gli ha intitolato un percorso ciclopedonale che collega la città alla Val Rosandra: quand’era in vita aveva più volte cercato di far creare un percorso ciclabile in città, convinto che il ciclismo vero fosse quello alla portata di tutti. Anche per questo per anni ha organizzato a Trieste pedalate ecologiche rivolte a tutti, tra i primi in Italia.

Per onorare il suo campione il Comune di Trieste, insieme alla Società Ciclistica Cottur e agli Atleti Azzurri d’Italia ha organizzato una mostra celebrativa “Pedalando nella storia” in cui sono esposte fotografie dell’epoca e cimeli, tra cui la mitica maglia rosa indossata 14 volte al Giro e la bici della Wilier Triestina su cui Cottur corse gli ultimi anni da professionista. Ma anche coppe, trofei e medaglie conquistati in tanti anni sulle due ruote.

Una “pedalata nella storia” per rituffarsi in quell’epico e mitico ciclismo, ma anche per rivivere un pezzo di storia di Trieste e dello sport. La mostra, allestita alla sala Comunale d’Arte di Piazza Unità d’Italia sarà visitabile dal 18 maggio al 2 giugno.

Oggi, per ricordarlo forte si pedala. Si pedala  per ricordare il mito del ciclismo triestino e sarà una  domenica 25 maggio in compagnia della S.C. Cottur con il suo evento “Verso il Giro, ricordando Giordano Cottur”, una pedalata aperta a tutti sulle strade del Giro d’Italia una settimana prima della tappa conclusiva di Trieste. Grazie ad Ilaria Bagaccin. Donne che pedalano nella storia. #Tipiace

 

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