Dopo le polemiche e le imprese nella neve e sullo Stelvio, il Giro d’Italia fa tappa a Vittorio Veneto, città legata a doppio filo al ciclismo e, soprattutto, alla bicicletta. Qui nacque infatti un’invenzione geniale, che oggi si ripropone come soluzione attuale: a Vittorio Veneto, nacque la Graziella: disegnata da Rinaldo Donzelli, fu prodotta a partire dal 1964 dalla fabbrica Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto.

graziella_adv_storicaCinquant’anni dopo, la pieghevole si appresta a vivere una nuova fortuna: il futuro guarda a città più vivibili e a un modo più efficiente di spostarsi.

Dai labortori di Taiwan all’Europa, prende piede un concetto: la bici come la borsetta, un accessorio da portare sempre con sé, senza troppi problemi. L’idea è questa, il progetto è partito addirittura dall’Unione Europea: si chiama Bike Intermodal e può contare su un investimento di “start-up” di un milione e 580mila euro.

Obiettivo, intermodalità: la bici urbana, da portare in giro come un ombrello e che, per essere facilmente trasportata, dovrà essere una bici pieghevole “supercompatta”.

Punto chiave del progetto è il ricorso alle tecnologie industriali automotive, economicamente efficienti, ambientalmente certificate, tecnologicamente affidabili, abbandonando la filiera produttiva ciclistica classica.
Altri punti importanti sono la leggerezza, dovuta a una inedita struttura reticolare, e l’integrazione di assistenza alla pedalata con un ausilio elettrico miniaturizzato, ultraleggero e al tempo stesso molto potente.

bike-intermodal2

Nel progetto, partito nel 2012, è coinvolta l’università di Firenze, con la quale lavorano tre aziende italiane (la Tecnologie Urbane di Firenze, specializzata nel design urbano, la Trilix di Torino, con competenze di design e engineering e l’Ataf, azienda di trasporto pubblico toscano). Con gli italiani, sono al lavoro partner europei che provengono da Slovenia, Svizzera e Germania. 

Un  prototipo è già stato realizzato e può essere chiuso in un trolley: il volume complessivo è inferiore del 20% rispetto a quello di una normale bici pieghevole e pesa poco più di sette chili. Il telaio si apre e si chiude grazie all’utilizzo di cavi nautici e alluminio pressofuso. E il design guarda anche al passato, all’epoca dei pionieri e dei bicicli, presentando una ruota anteriore più grande rispetto a quella posteriore.

Tornano le pieghevoli, a grande richiesta di una società che, in varie parti del mondo, chiede soluzioni intermodali: gli studi sulle pieghevoli, già molto avanzati negli studi di design di Taiwan, ma anche nei laboratori artigianali dell’Inghilterra, ora sono oggetto di uno studio internazionale, di impronta europea. E anche sui nuovi materiali si studia e si sperimenta: il magnesio e il grafene sono le nuove frontiere.

Per ora, il costo della bici, secondo il progetto in fase di ultimazione, costerebbe 800 euro, ma si sta lavorando anche a una proposta e-bike attorno ai 1.000 euro e a un modello più economico.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.