L’Australia sembra lontanissima da tutto e quando parti lasci un mondo a sé, alle spalle: l’Europa è una sfida per la vita, nuova vita, come quella dei pionieri. Michael e Cadel, due ragazzi con la valigia, partiti molti anni fa. Una strada davanti, una storia da scrivere. Emigranti del ciclismo, con la fame di successo: si va a ovest, la frontiera più difficile, dove il ciclismo è tradizione.

Foto di Luca Bettini

Foto di Luca Bettini

Oggi Michael e Cadel hanno fatto fortuna, l’Australia non è più così lontana: «Ci sono momenti difficili nella vita, però c’è sempre l’arcobaleno». Michael Rogers si è riconquistato il sorriso. Cadel Evans, suo connazionale, l’ha visto scattare davanti al gruppo, l’ha seguito con lo sguardo e ha controllato la corsa, da padrone del Giro d’Italia. E l’ha lasciato fare, un australiano con la valigia, come lui.

La fortezza del Priamar, a Savona

La fortezza del Priamar, a Savona

Avevano lasciato due vite alle loro spalle, anni fa, oggi ne hanno scritte altre due, parallele: Cadel e Michael, tante vittorie e qualche amarezza. Hanno messo le radici nella stessa terra, i due australiani, tra la provincia di Varese e la Svizzera, hanno trovato entrambi l’amore di due donne italiane, due famiglie nate con il ciclismo.

Il Giro degli australiani ha portato “l’arcobaleno”, citando Rogers, a Savona, dentro a una Liguria che guarda al mare, ma che ama il ciclismo. Una Savona accaldata, ma in festa, e Michael Rogers a braccia alzate, a due passi dal mare, non lontano dal porto che il governo vuole chiudere. Lampi di gioia, portati dalle biciclette, ai piedi della fortezza del Priamar, che fu la prigione di Mazzini e, durante l’ultima guerra, anche di Pertini. Il gruppo, la carovana, i colori attraversano la città con i suoi monumenti, che in Italia sono tanti e spesso dimenticati. Ce n’è uno, accanto al percorso, vicino al traguardo che ricorda Pietro Giuria, amico di Silvio Pellico, scrittore e grande intellettuale di un’Italia che si doveva ancora fare. Echi risorgimentali all’ombra del Giro, mentre passa Michael Rogers che spinge sui pedali e si volta, per capire se la sua impresa andrà a buon fine. Ce la fa.

Rogers a braccia alzate, a Savona, australiani padroni del Giro, tra Liguria e Piemonte, eccolo che ritrova il sorriso, dopo una lunga vicenda, piuttosto controversa: il ciclismo perde di poesia, purtroppo, e lo fa troppo spesso, quando mette le ruote in certe storie. Una bistecca al clenbuterolo, come quella di Contador, ha rischiato di fargli chiudere la carriera: Rogers ne è uscito, ha dimostrato la buona fede e al posto della squalifica si è preso un “mi raccomando, non farlo più” dall’Uci. Per la stessa sostanza, in una vicenda analoga, il suo compagno di squadra Contador si era preso una squalifica pesante. Misteri del ciclismo, che sì, tolgono poesia anche alla bella faccia felice di Michael Rogers, sotto il traguardo di Savona.

La frontiera occidentale, per quei ragazzi con la valigia, è ormai conquistata. Cadel in maglia rosa, Michael col sorriso. Australiani.

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