La Val Martello attende il profumo delle fragole, nel frattempo, il vento sa ancora di neve. Vento che vien giù dal gigante, tra i giganti: rocce, neve e cielo grigio, una nuvola che avvolge fantasie e ambizioni. Di ciclisti e temerari, quelli che non temono la fatica e il gelo.

Nairo Quintana, l’anima campesina del ciclismo, ha pedalato tra i giganti, come un folletto. Li ha domati quei giganti di ghiaccio, montagne vere, e ha domato anche gli avversari, tutti giganti pure loro, che da queste parti, in Val Venosta, evocano antiche leggende.

Già, perché in tempi antichi si narra che questi luoghi fossero popolati da giganti che abitavano grotte inaccessibili.

L'Ortles (foto Danilo Cacciamani)

L’Ortles (foto Danilo Cacciamani)

Gigante tra i giganti vi era persino un giovinetto, di nome Ortles, che cresceva ogni giorni di più fino a superare ben presto tutti gli altri giganti. Il gigante tra i giganti, cresceva in statura e presunzione, guardando il mondo più basso di lui con arroganza.

Statura e superbia, Ortles guardava il mondo dall’alto in basso, finché un piccolo gnomo, il più furbo, riuscì ad arrampicarsi sul gigante: dapprima sulle sue gambe, poi sulle braccia, sulle spalle e, infine, sulla testa. E mentre saliva, il folletto provocava a Ortles un gran solletico.

Il folletto arrivò in cima, sulla testa del gigante, con grande disinvoltura, cantando e danzando. La cantilena del folletto, diceva questo:

“Povero gigante Ortles, quanto sei piccolo,
più piccolo del piccino Gnomo,
sei cresciuto per mille lunghi anni
e il tuo naso presuntuoso
raggiunge persino il cielo,
ma a cosa serve, dimmi a cosa serve,
se lo gnomo Nudelhopf
qui sulla tua testa
è più grande di te”

Adirato ed offeso, il gigante provò ad acciuffare lo gnomo, ma non vi riusciva, la beffa del folletto ormai era compiuta e i tentativi di catturarlo erano vani, perché le gambe le braccia erano di pietra. Ortles, il gigante, divenne un’immensa roccia, un gigante di pietra, beffato dal più astuto tra i folletti.  

Nairo Quintana, il piccolo Nairo nacque in un giorno d’estate, guardando le montagne di Colombia, ma con la vita già in salita: aveva contratto una malattia che tutta le gente del suo villaggio temeva moltissimo. La chiamavano il “tentado de difunto”, un virus inspiegabile (in realtà era una specie di dissenteria)  che colpisce i neonati: gli anziani del paese dicevano:« Solo i predestinati si salvano». Nairo era un predestinato. Erbe, medicamenti tradizionali e preghiere fecero il resto. Poi, l’anima campesina, il folletto Nairo crebbe senza temere nessuno, nemmeno i giganti, i giganti di pietra grandi come le montagne. Con l’astuzia ha avuto la meglio, come un folletto, ma la sua forza sembra quella di un gigante.

 

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