Il ciclismo e le sue carovane, una per ogni corsa, una piccola famiglia in cui tutti si conoscono, anche se ogni volta c’è qualcuno in più o in meno, con storie e mondi che cambiano. Oltre la carovana, c’è la vita quotidiana, là fuori. Nella Turchia che guarda e applaude, a bordo strada, ma anche dentro il gruppo dei corridori: uomini, ragazzi, papà, fidanzati, mariti. Storie personali, che viaggiano sui pedali ogni giorno: come quella di Sergiy Grechyn, di professione ciclista: tanta classe, ma anche sacrificio per gli altri. Se fosse nel calcio, sarebbe un mediano, faticatore per gli altri, grande atleta che la natura e la sorte hanno fatto meno vincente di altri. E così, Sergiy ha trovato lavoro in una squadra turca e tira le volate all’amico Yuri Metlushenko: due ucraini in mezzo al gruppo. Girano il mondo, con la famiglia a casa, dove purtroppo, in questi giorni si spara e si vive di paura. Sergiy spinge sui pedali, ma con la testa è là, a Dneprodzerzhinsk, un nome di città lungo un chilometro, nel cuore dell’Ucraina, in piena crisi: «Sono partito da una settimana, ma non sono riuscito a comunicare con la mia famiglia: le linee telefoniche e internet pare non funzionino. Non sento mia moglie da giorni, comincio a preoccuparmi».

ucraino3Venti di guerra civile, in Ucraina, investono la popolazione, uomini e donne, con famiglia e che sbarcano il lunario. Grechyn e Metlushenko si guadagnano da vivere con il ciclismo, con uno stipendio dignitoso, che è quallo di un operaio in Italia, però. Ma in Ucraina è già tanto. Dentro la carovana del ciclismo si è un po’ tutti fratelli: «Soprattutto con i fratelli russi – spiega Metlushenko -. Con questi ragazzi, siamo cresciuti, abbiamo corso assieme da sempre, da quando eravamo giovanissimi. Abbiamo frequentato le stesse scuole di ciclismo, condividiamo i molti giorni che dedichiamo al ciclismo. Quello che si sta vivendo tra ucraini e russi, nel nostro paese, è molto lontano da quanto si vive qui, in gruppo. La tensione l’alimentano i politici: la realtà è spesso molto diversa da come la vogliono dipingere i nostri governi o le televisioni».

ucraino4Metluschenko è più disinvolto, quando si parla di politica, forse perché vive da tempo in Italia: arrivò nel nostro paese come velocista emergente, corridore potente che ha colto anche qualche successo importante,  ma la sua carriera è stata frenata anche da un grave incidente in corsa, di cui ne porta i segni n volto.

Grechyn è più riservato, timido, con il pensiero più alla moglie e ai tre figli che ha lasciato a casa: «Uno di cinque, uno di quattodici e l’altro di diciassette anni, li rivedrò dopo il Giro di Turchia, ma una telefonata mi tirerebbe su il morale». Sergiy è “l’uomo bionico” del team Torku, a causa di una terribile caduta, di cui è stato vittima lo scorso anno: «una situazione banale, in una piccola gara in Turchia, un avversario mi ha urtato e sono finito a terra, ma alle mie spalle un altro atleta mi preso in pieno il braccio destro». Spezzato di netto, frattura bruttissima. E oggi corre e correrà con un tutore meccanico. «Per lavorare, tirare le volate, fare il gregario, si riesce».

Sergiy tira la volata a Metlushenko: erano i tempi in cui i due amici correvano assieme all'Amore e vita, in Italia

Sergiy tira la volata a Metlushenko: erano i tempi in cui i due amici correvano assieme all’Amore e vita, in Italia

E l’amico Metlushenko lo ringrazia in ogni occasione: «Senza Grechyn, molte mie vittorie non li avrei mai colte. Nel ciclismo, ci sono i velocisti, i vincenti, ma la corsa si fa con ragazzi come lui, che danno davvero il 100% per il captano. Io so che Sergiy spende le sue energie totalmente per me, non si risparmia mai: e per me è una grande sicurezza. Conta moltissimo questo».

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