Fotoracconto di Paola Bernabei – testo a cura di Lorenzo Franzetti

“Rimini è una dimensione della memoria”, scrisse Federico Fellini. L’amata città del grande regista, sembra non sia cambiata nel tempo: una città ancora assopita, negli ultimi grigiori di una stagione fredda. In attesa del vociare di turisti e della festa d’estate, che sta per esplodere per le strade e sul lungomare.

Rimini, Fellini, e la bicicletta: un’idea, una suggestione realizzata da Paola Bernabei. Un racconto per immagini, in una città che ha uno stretto legame con la bici. Tutti i romagnoli vanno in bicicletta e anche Fellini ci andò. E poi la Rimini assopita, ancora un po’ invernale, ricorda il triste epilogo della fine di un mito, quello di Pantani. Il Pirata, un po’ felliniano anch’egli.

Rimini, Fellini e quel lento scorrere del tempo, come una pedalata pigra. Una pedalata fino al Grand Hotel e ripensarlo a come lo raccontava il maestro.

Quando le descrizione nei romanzi che leggevo non erano abbastanza stimolanti da suscitare, nella mia immaginazione, scenari suggestivi, tiravo fuori il Grand Hotel, come certi scalcinati tea-trini che adoperano lo stesso fondale per tutte le situazioni. Delitti, rapimenti, notti di folle amore, ricatti, suicidi, il giardino dei supplizi, la dea Kalì: tutto avveniva al Grand Hotel.
Le sere d’estate il Grand Hotel diventava Istanbul, Bagdad, Hollywood. Sulle terrazze, protette da cortine di fittissime piante, forse si svolgevano feste alla Ziegfield. Si intravvedevano nude schiene di donne che ci sembravano d’oro, allacciate da braccia maschili in smoking bianco, un venticello profumato ci portava a tratti musichette sincopate, languide da svenire. Erano i motivi dei film americani: Sonny boy, I love you, Alone, che l’inverno prima avevamo sentito al cinema Fulgor e che poi avevamo mugolato per interi pomeriggi, con l’Anabasi di Senofonte sul tavolino e gli occhi perduti nel vuoto, la gola stretta.
Soltanto d’inverno, con l’umidità, il buio, la nebbia, riuscivamo a prendere possesso delle vaste terrazze del Grand Hotel fradice d’acqua. Ma era come arrivare a un accampamento quando tutti sono andati via da un pezzo e il fuoco è spento”.

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