Di Alessio Berti

Tutti la conoscono come la classica delle classiche, è un serpente di pietra che taglia villaggi e campagne tramite un pavé tanto ostico quanto affascinante: la Roubaix è sicuramente la corsa nella quale il paesaggio attorno non è cambiato negli anni, il tempo sembra essersi fermato a quel lontano 1896, anno in cui si disputò la prima edizione.

Hippolyte Aucouturier

Hippolyte Aucouturier

La Parigi-Roubaix è considerata sia la corsa più dura per il fisico dei corridori, si dice anche sia la corsa più dura per la mente dei corridori e si dice anche sia la corsa più dura per l’emozione dei corridori. Tutti gli appassionati l’attendono come una solennità religiosa.
La Roubaix non è una semplice corsa ciclistica, è leggenda, leggenda con un suo significato mitologico: che la vince, entra a Parigi come uomo ed esce dal velodromo di Roubaix come un mito.

paris Roubaix 1903Parlando di figure “mitologiche” della Roubaix, eccone una davvero straordinaria: Hippolyte Aucouturier. Riuscì ad aggiudicarsi l’edizione del 1903 e la successiva.
Era soprannominato “Le Terrible” e fu proprio l’ideatore del Tour de France, Henri Desgrange, a dargli questo soprannome: del resto aveva l’aspetto del protagonista cattivo del film muto, era aitante, rozzo, immune alla fatica, possente, negligente quanto basta ma amato dalla folla, vestiva con una maglia a bande rosse e blu. Portava in giro un mustacchio e un piglio che avrebbe intimidito anche il più sanguinario dei briganti dell’epoca.

Quella del 1903 fu un’edizione tormentata e fu anche l’ultima in cui i corridori potevano usare i Pacers, che non erano altro che dei componenti della squadra a cui era consentito tagliare l’aria al proprio atleta mediante l’uso di motocicli, automobili e persino tandem.
Proviamo ad immaginare la confusione che si veniva a creare con l’uso di simili aiuti, per quanto consentiti, per non parlare poi dei chiodi che lasciavano a terra, o altre nefandezze di sorte per mandare fuori uso i mezzi degli avversari.
La corsa di quell’anno fu caratterizzata da una fuga iniziale che rischiava di prendere il largo, ma leggenda vuole che “le Terrible” dopo essersi scolato una bottiglia di vino di Borgogna per riscaldarsi dalla fredda pioggia battente, ordinò ai suoi compagni di squadra della Crescent di rientrare sulla fuga. Appena ripresi gli attaccanti, allungò lui stesso insieme a Claude Chapperon, Louis Troussellier ed Edouard Wattelier.
giornale 3Il finale fu a dir poco rocambolesco quanto incerto, Chapperon arriva per primo al velodromo ma non trova la sua bicicletta (i corridori erano soliti cambiare mezzo per lo sprint finale). La trova invece Aucouturier che lo seguiva a pochi secondi, così le Terrible volò verso il traguardo, coprendo i 268 chilometri a 29,104 di media.
Hippolite vinse anche l’edizione successiva, quella del 1904 che fu la prima edizione dove gli organizzatori vietarono l’uso degli aiuti dall’esterno, i sopracitati Pacers.
Anche in quest’occasione non mancarono i colpi di scena, non piovve, anzi un robusto vento che soffiava da Nord Est aiutò i corridori a tenere una media elevata, tanto che alla fine si superarono i 32 orari.
I corridori in quell’occasione non erano abituati a stare soli in corsa, e nemmeno i loro suiveurs riuscivano a rimanere molto  tranquilli ad aspettarli, e fu così che in una osteria lungo il percorso vicino a Calais, dove avrebbe dovuto transitare la corsa, i vari Pacers cominciarono a litigare tra di loro, ed al momento del passaggio degli atleti, la discussione evolse in vera e propria rissa.
i vincitori del 1904Solo Aucouturrier riuscì a sgattaiolare fuori dalla ressa insieme a Cesar Garin, fratello del più famoso Maurice, i due arrivarono soli al velodromo e le Terrible coglie uno strepitoso bis battendo in volata il Garin .
Comunque la stagione del 1904 verrà ricordata come tra le peggiori di tutta la storia del ciclismo su strada, in Francia i corridori si rendono protagonisti di episodi deplorevoli, ingannando a più riprese i giudici, tifosi ed avversari.
Il loro comportamento in corsa mira quasi esclusivamente al trucco, sfruttando ogni mezzo possibile e immaginabile: dalle auto al seguito ai chiodi gettati appositamente sulla strada. Anche i tifosi, a dir la verità, non sono da meno, cercando di favorire i loro beniamini a danno di altri, con maniere addirittura da codice penale. Si rischia veramente la fine di tutte le competizioni. Per questo il 1904 può ben essere definito per il ciclismo su strada, annus horribilis. Tuttavia, il ciclismo è sopravvissuto anche questo.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.