[vimeo]http://vimeo.com/63731952[/vimeo]”Nel mezzo del cammin della Roubaix, mi ritrovai in una selva oscura”.

di Gino Cervi

«È la realtà fisica dell’Occidente medievale. Un grande manto di foreste qua e là interrotto da radure coltivate, più o meno fertili», così scrive Jacques Le Goff, il grande storico del medioevo quando descrive l’Europa tra X e XIII secolo. Ci furono secoli e secoli che il Vecchio Continente, oggi così affollato e modificato dall’uomo a propria immagine e somiglianza, non era che una distesa di boschi e foreste dove l’uomo provava faticosamente a farsi largo a forza di scasso di terre, di lotta e vittoria su sterpi, arbusti e foreste.

È così che nell’immaginario collettivo la foresta è diventata, e rimane ancora oggi, il regno dell’ignoto, del pagano, dell’avventura e del pericolo: un limite e al contempo un simbolo di passaggio.

La foresta di Arenberg, punto chiave di tante Parigi-Roubaix, è anch’essa un luogo letterario, una prova da superare per l’eroe come nella miglior tradizione epico-romanzesca. E a buon diritto può entrare nella fantasiosa mappa delle foreste letterarie del medioevo europea.

Tutti conoscono a memoria la selva oscura all’inizio dell’Inferno di Dante, metafora dello smarrimento morale: al suo ingresso a minacciare il pellegrino oltremondano tre fiere, simbolica incarnazione della corruzione (la lonza, o lince, la lussuria; il leone la superbia; la lupa la cupidigia) che l’uomo incontra sulla via della salvezza spirituale.

In un altro “best seller” medievale, il Perceval, romanzo di Chrétien de Troyes (fine XII sec.), il giovane Perceval si imbatte in una gaste foret, una sperduta foresta, in una masnada di cavalieri: qui decide di farsi accogliere alla corte di Artù e di votarsi all’avventura.

"Nel mezzo del cammin di nostra vita..." (Dante, Inferno, I, v. 1)

“Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (Dante, Inferno, I, v. 1)

Un mostruoso cinghiale infesta la foresta delle Ardenne – altro posto “mitico” del ciclismo internazionale: vedi Liegi-Bastogne-Liegi – , dove trovano rifugio Rinaldo di Montalbano e i suoi tre fratelli, nella chanson del geste del ciclo carolingio I quattro figli di Aimone (XIII secolo), figure che si ritrovano pure, un paio di secoli dopo, nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.

La foresta di Broceliande, in Bretagna, che compare nella cronaca in versi del Roman de Rou di Wace (1160 circa) e poi nel ciclo dei romanzi arturiani, tra cui Yvain, ou le chevalier au lion, ancora di Chrétien de Troyes (1170), è il regno degli incantesimi del mago Merlino.

Nella foresta di Odenwald, tra Assia, Baden e Baviera, nel cuore della Germania, mentre si abbevera a una fontana, muore Sigfrido, l’eroe della saga dei Nibelunghi, colpito a tradimento dal perfido Hagen durante una battuta di caccia.

La foresta di Arenberg, durante la battaglia

La foresta di Arenberg, durante la battaglia

Chissà dunque se oggi il Gladiatore Cancellara saprà piegare la foresta di Arenberg, come ha fatto spianando i muri della Ronde domenica scorsa; o se Sylvain – un nome, una premonizione – Chavanel troverà tra gli alberi e sul pavé di Arenberg l’avventura buona, come qualche secolo prima il connazionale Perceval; o ancora se Taylor Phinney, Robin Hood in versione yankee, farà dell’Arenberg la sua personalissima Sherwood.

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