Di Francesco Ricci

Michil Costa, presidente del comitato organizzatore della Maratona ciclistica più famosa al mondo, ci invita a correre lentamente, il che non significa andare piano, ma andare oltre…

 

© Freddy Planinschek, Daniel Töchterle, Ivan Irsara (www.maratona.it)

© Freddy Planinschek, Daniel Töchterle, Ivan Irsara (www.maratona.it)

Scambiare parole e opinioni con Michil è sempre un piacere. Perché è un uomo di grande apertura, visione, prospettiva. Ha capito sulla propria pelle che sono i pre-giudizi, cioè le false valutazioni che si fanno senza aver vissuto in prima persona le esperienze relative a quelle valutazioni, a guastare l’uomo. A far sì che l’uomo imponga sugli altri un giudizio non ottemperato dalla consapevolezza. In gioventù pensava che le montagne fossero un elemento di oppressione. Dopo aver girato il mondo, ha cambiato idea. Non è il luogo in cui si nasce a opprimere, bensì l’incapacità di aprirsi verso il mondo. Tornato a vivere fra le montagne capisce che le Dolomiti sono protettive, maestose, splendide. Riscopre così radici e legami non sono solo terreni, ma anche spirituali. Inizia a preoccuparsi delle Dolomiti, della sua madre terra, dell’ambiente. Si rende conto che non si può continuare a consumare in modo imperterrito, che c’è bisogno di cambiare, di modificare la rotta per salvare il pianeta. Che non ci appartiene per diritto divino, che ha bisogno di essere rispettato e curato. Così Michil Costa è sempre alla ricerca di nuove idee e progetti che rispettino l’ambiente. All’Hotel La Perla di Corvara, di cui è managing director, pratica l’Economia del Bene Comune, un’alternativa radicale al sistema economico imperante che si basa esclusivamente sul profitto. Il più grande errore dell’uomo, sostiene Michil, è pensare ‘che tu sei lì ed io sia qui: invece siamo tutti collegati, tutti abitiamo sullo stesso pianeta, un pianeta che ha bisogno di una metamorfosi profonda. È questione di cultura. Ma, ahimé, la rivoluzione culturale non esiste’.

Per chi non lo sapesse Michil Costa è il presidente del comitato organizzatore della Maratona dles Dolomites, una granfondo che non ha bisogno di presentazioni. E in virtù di questa mansione, più che carica, gli chiediamo una valutazione più generale su questo tipo di manifestazioni.

 

Davide Cassani chiede alle granfondo di sostenere i giovani

Davide Cassani chiede alle granfondo di sostenere i giovani

Davide Cassani, ct della Nazionale, propone di finanziare il ciclismo giovanile attraverso le granfondo. cosa ne pensi?

Finanziare il ciclismo giovanile mi sembra una bellissima cosa, finanziarlo attraverso le granfondo non credo possa funzionare. Le granfondo possono dare un contributo. Ma non spetta a organizzatori locali sostenere un ruolo che è di pertinenza delle Regioni e dello Stato. Le istituzioni devono sostenere non solo il ciclismo, ma tutti i settori giovanili dello sport. Fuor di retorica, lo sport ha una funzione aggregativa ed educativa fondamentale. Lo sport oltre il business televisivo, lo sport come aggregatore sociale. Praticabile per tutti. Ci vuole però un sistema che funzioni e, guardandomi intorno, non vedo grandi segnali positivi. Un esempio lodevole in Alto Adige Südtirol c’è: Assisport.

 

Foto di Francesco Ricci

Foto di Francesco Ricci

Perché si organizza una granfondo? Quali sono le motivazioni che spingono a farlo?

Tutto nasce da uno spirito di condivisione che nasce dall’amore per lo sport e dall’amore per i luoghi in cui viviamo. Noi della Maratona vogliamo condividere con tutti gli amanti della bici i nostri fantastici paesaggi, vorremmo dar loro l’opportunità di godersi la magia dell’aria di montagna, permettergli di vivere un’altra percezione di tempo mentre pedalano da un tornante all’altro. La Maratona è frutto di un turismo intelligente, fatto di bicilette e di lusso contemporaneo che non ha bisogno di grandi zero: spazio, tempo, tranquillità. Per quanto mi riguarda credo fermamente che i passi Dolomitici debbano essere chiusi alle auto, garantendo la mobilità a tutti in determinati orari, con shuttle elettrici ad esempio. Che senso ha essere tecnologici se la tecnologia non diventa uno strumento di emancipazione collettiva?

 

Maria Canins premia due mini ciclisti: la Maratona dedica eventi anche ai bambini (foto Maratona.it)

Maria Canins premia due mini ciclisti: la Maratona dedica eventi anche ai bambini (foto Maratona.it)

Cosa significa organizzare una granfondo come la Maratona?

Vuol dire vivere la granfondo tutto l’anno. Lavorare tutto l’anno con la gioia nel cuore perché si sa che la prossima Maratona arriverà presto. La Maratona ha alcuni collaboratori che si occupano dell’organizzazione durante tutto l’anno; senza di loro non sarebbe fattibile. E poi ci sono i nostri preziosi 14.000 volontari. Aiutano con gioia vera, dai più piccini ai più grandi. Organizzare una granfondo come la Maratona significa avere entusiasmo per lo sport, aver voglia di mostrare a tutti che è possibile cambiare il mondo, che è possibile rispettare l’ambiente e vivere insieme alla natura momenti magici.

Come valuti questa esperienza? 

Vivere in una terra come la nostra, vivere in Alta Badia tra le Dolomiti è una grande fortuna, ogni giorno che passa me ne rendo conto sempre di più. Questa è casa mia, anche se mi considero solo un ospite. Bisogna rispettare Pachamama, la nostra Madre Terra. Ecco, vivere questa esperienza significa poter condividere bellezza con tutti i partecipanti, condividere insieme momenti unici di gioia totale in un’altra dimensione di tempo.

 

Foto Sportograf (da Maratona.it)

Foto Sportograf (da Maratona.it)

Dal punto di vista etico le granfondo di oggi hanno perso qualcosa?

Anche le granfondo sono afflitte da ansia di prestazione, che colpisce soprattutto gli italiani. Ma nonostante tutto mantengono intatte il loro fascino. Purtroppo il doping è sempre più presente e il limite culturale della media ‘da casello a casello’ sta minando non solo le granfondo, ma lo spirito libero del ciclismo non professionistico. Mi auguro una granfondo pulita, pulita da ogni tipo di doping, pulita per l’ambiente. Mi auguro una granfondo che sia un viaggio spirituale, un viaggio dell’anima per tutti i partecipanti. Una granfondo piena di magia. D’incanto. Senza l’assillo del tempo. Senza il rumore delle auto. Senza ipertrofia muscolare, con la semplicità delle gocce di sudore.

 

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