Percorri una strada in macchina, e te ne fai un’idea. Poi la percorri in bici, e cambi idea. Lo ha detto Eddy Merckx. Con la bici bisogna sempre scegliere il rapporto giusto. Lo ha detto Francesco Moser. E’ tutto riportato nero su bianco nell’incipit di questo nuovo libro. Di bicicletta. E a te può bastare anche questo perché il resto scorra. E corra. Si lasci leggere, insomma. Pagina dopo pagina. Dal libro di Giacomo Pellizzari: “Ma chi te lo fa fare?”, Fabbri Editori. Un libro da presentare all’Upcycle di Milano, luogo ormai di ritrovo per caffettari a due ruote e senza motori. Vanno bene anche quelli a piedi.

 

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Leggi, sfogli, ti immergi e sei già una di loro

Dalla prima all’ultima riga. In cima al tuo Pordoi. Che è quello di ogni giorno in bici: urbanbike, scattofisso, graziella, quella Coppi in alluminio che ti ha regalato ds Stanga, persino un tandem con qualcuno che tira forte davanti e via. Puoi imparare a domare il mondo. Conquistare il Pordoi. Alla Maratona dles Dolomites, come sulla strada con le ciclabili che… i conti non tornano mai. Prima o poi si pianta. E non è una questione di gambe. Ma di asfalto che manca. Di auto parcheggiata di traverso. Di improperi dall’una e dall’altra parte. Ma poi, pedalando agile, tutto passa. Anche il magone.

Pedali verso la tua meta che è la fine di questo libro o di uno sterrato illuminato dalla luna piena, fra un paesello e l’altro dell’Oltrepo Pavese, o su per una strada che passa da Tortona, poi Villavernia e s’inerpica verso Castellania. Luogo mistico. La percorri coi brividi, persino di primavera, perché nel gruppetto spontaneo, partito davanti al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure (“Campionissimi: da Girardengo a Coppi, melius abundare quam deficere è il piemontesismo stretto di queste parti), c’è questa volta lo “Sceriffo Moser” che con il suo carisma ancora detta legge. E fa strada. Lo vogliono a parlare del suo record dell’ora di 30 anni fa? E va bene, lui arriva. Tutti sull’attenti. Lui, però, nel Borgo del Mito Campionissimo Coppi (Serse o Fausto, l’uno e l’altro) ci vuole arrivare in bici. Anche adesso che si allena più nella vigna del Gardolo che su uno dei suoi bolidi a due ruote. Ed è in forma più che mai, il tuo “Moserissimo”. Spumeggiante come il suo 51,151, metodo classico, il brut Trentodoc che sta per battere il record di Bibenda (candidato a miglior vino della categoria per l’anno 2014!). E’ pronto a parlare di se, di un pezzo di storia del ciclismo, senza nostalgia. Col sorriso dei semplici. Un contadino aristocratico, definizione che fa sorridere i suoi: famiglia d’altri tempi. 

 

Francesco Moser stabilì il programma del primo tentativo: sulla pista in cemento e resina sintetica del velodromo del centro sportivo messicano avrebbe attaccato alle 11, ora locale (le 18 italiane) il record sui dieci e sui venti chilometri, riservandosi di proseguire sull’ora nel caso le condizioni metereologiche (assenza di vento) l'avessero consentito. «Ritengo che il primato dei cinque chilometri stabilito giovedì sia inattaccabile a meno di non fare solo quello. E non è certo nelle mie intenzioni. Faccio base sui venti chilometri come risultato minimo, il resto si vedrà al momento» disse Francesco Moser in mattinata  dopo aver concluso l’ennesimo allenamento in pista e prima di recarsi per l’ultima volta sulle colline, in località Atizapan, per effettuare l’allenamento in salita.

Francesco Moser stabilì il programma del primo tentativo: sulla pista in cemento e resina sintetica del velodromo del centro sportivo messicano avrebbe attaccato alle 11, ora locale (le 18 italiane) il record sui dieci e sui venti chilometri, riservandosi di proseguire sull’ora nel caso le condizioni metereologiche (assenza di vento) l’avessero consentito.
«Ritengo che il primato dei cinque chilometri stabilito giovedì sia inattaccabile a meno di non fare solo quello. E non è certo nelle mie intenzioni. Faccio base sui venti chilometri come risultato minimo, il resto si vedrà al momento» disse Francesco Moser in mattinata dopo aver concluso l’ennesimo allenamento in pista e prima di recarsi per l’ultima volta sulle colline, in località Atizapan, per effettuare l’allenamento in salita.

Pedali e leggi. Leggi e pedali e tutto torna anche stavolta 

“Fatica in salita, ebbrezza in discesa. Se la passione della bici da corsa ti arriva vicino, poi è difficile che si allontani. È una regola che vale per tutti, forse soprattutto per chi ha passato sul sellino una parte importante della propria vita come è capitato a me, che ho fatto oltre seicentomila chilometri pedalando, più o meno quindici volte la circonferenza della Terra”. Così si racconta su queste bellissime pagine, faticate da Pellizzari, Francesco Moser nella prefazione di “Ma chi te lo fa fare?”.

 E le tracanni volentieri queste parole sante… “La mia prima compagna di avventure era piccola, mi pare nera, con le rotelle. Me la regalò mio fratello Aldo, quando avevo cinque o sei anni”, continua Moserissimo, “Lui aveva iniziato a correre proprio quando ero nato io, nel 1951. È stato professionista dal 1954 al 1974, per qualche anno ci siamo anche incrociati nelle tappe del Giro d’Italia”. Sono i Moser di Palù di Giovo. Una dinastia contadina che diventa campione e torna ad essere contadina per non smettere mai di gustare il meglio della vita. Ciò che si conquista sudando ogni giorno. Grazie alla volontà della natura. Il vino e i pedali. “Il nostro paese, la frazione di Palù a Giovo, in provincia di Trento, era come un gradino di una scala: se uscivi da lì, o salivi o scendevi”, racconta, “Quindi in bici, all’inizio, stavo sul gradino. Ricordo la prima sfida con un mio compagno di classe per le vie del paese, lui a piedi, io in bici: ho vinto ma non sono riuscito a frenare in tempo prima di un’aiuola; mi sono fatto male. Alle scuole medie, sette chilometri di discesa ad andare e quindi sette di salita a tornare, mi sono fatto le gambe”.

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La bici che fa crescere. E chi te lo fa fare?

“Poi a tredici anni, con un’altra bici che era una specie di incrocio con una da corsa, ho fatto la mia prima granfondo. Avventura vera, con due amici e un cugino, senza sapere neanche bene la strada: quasi cento chilometri tra Val di Cembra, Cavalese, Passo di San Lugano, Ora e Lavis. Sulla strada del ritorno, con il vento contro loro sono andati in crisi, di sicuro anche per la fame visto che non avevamo mangiato niente, e io sono rientrato in paese da solo. Quella,

in effetti, a pensarci adesso, è stata la mia prima vittoria, la mia prima fuga solitaria. Dopo quel successo ho sospeso l’attività: finite le medie ho lavorato in campagna, c’era da badare ai campi, i miei tre fratelli più grandi erano in giro per le gare”.

 Già perché Moserissimo ha iniziato con la maggiore età. A diventare contadino campione: “A diciotto anni Aldo mi ha regalato un’altra bici. Da corsa questa volta, non un incrocio. Era vera, pura, una di quelle che aveva usato lui al Giro d’Italia: un gioiello, una freccia. Vista adesso, un carro armato da dieci chili, con due moltipliche e cinque rapporti. Qualche volta uscivamo insieme: io, Aldo e Diego, l’altro fratello che correva da dilettante. Stringevo i denti ma mi accorgevo che ce la potevo fare: riuscivo a stare con loro anche in salita, tenevo il passo. Fatica, passione, sfida. Emozioni forti, che cominciavano a girare con le ruote. Poi, una volta, mi sono accorto che potevo anche passare davanti a loro due. Aldo mi ha detto che andavo bene, che dovevo provare a correre anch’io. Mi ha convinto, l’ho fatto e, per vent’anni esatti, fino al 1988, non ho più smesso”.

 

Vecchi ritagli di giornale: Moser trionfa alGiro 1084, all'Arena di Verona

Vecchi ritagli di giornale: Moser trionfa alGiro 1084, all’Arena di Verona

Allenamento da record

Neanche adesso che le ripetute forza-resistenza, quelle inventate dal prof Arcelli con Aldo Sassi, 30 anni esatti fa, per battere il record dell’ora – primo uomo sopra i 50 km orari su una bicicletta – Moser le fa fra le vigne. Neanche adesso lui ha smesso di faticare in bici: “…Poi ho fatto molte… granfondo – dice – . Mi piace, è divertente, spesso mi ritrovo con altri che correvano con me. È un modo per stare insieme, per passare una giornata nel nostro mondo e salire sulla cima di qualche montagna in compagnia”.

Il primo giugno 2014 “La Francesco Moser” sarà una scampagnata di quelle. Faticosa, certo ci mancherebbe, da Trento in su e scalare. Ma il pretesto vero è quello di stare insieme e senza dubbio brindare con il suo amico Tito Boeri al Festival dell’Economia di Trento. Ce n’è bisogno di questi tempi. Cin cin. Bravi. Ottimismo e spumante. Ma anche riesling perché no.

E ci saranno anche loro. La dinastia Moser. I giovani che guardano avanti. Un cognome che continua su quella strada sterrata. Faticosa. Affascinante come le pietre dure del pavé di tre Roubaix divorate da talento forza passione le stesse di Francesco: “Qualche volta capita di uscire con i miei due figli, Carlo e Ignazio, che corre da dilettante (è un under 23 della BMC, ndr), e con mio nipote Moreno (già vincitore di Strade Bianche, anche lui, come lo zio, firma l’altra prefazione su questo stesso piacevole libro di passione a due ruote), che è un professionista. Facciamo un pezzo insieme, poi loro ovviamente vanno: si devono allenare sul serio. Però ai miei due figli l’ho detto che adesso in salita devono ridarmi un po’ delle spinte che gli davo io quando li portavo da piccoli. Fino ai quaranta quarantacinque chilometri all’ora riesco a stare con loro, ma sopra i cinquanta li mollo. Se mi allenassi credo che in pianura potrei ancora tenerli, ma non ci penso neanche”.

Moreno Moser vince la Strade bianche 2013 a Siena. Foto La presse

Moreno Moser vince la Strade bianche 2013 a Siena. Foto La presse

Il grande sacrificio

Lo spirito di questo libro scritto con la grande passione di Pellizzari sta in questa frase e fra poco ci congediamo, il resto sia letto in religiosa solitudine: “Conosco tanta gente che fa le granfondo. Molti di questi hanno iniziato ad andare in bici da adulti e adesso che sono anziani si allenano con una passione e uno spirito di sacrificio che a volte non ci mettono neanche i giovani. Per questo li ammiro, però credo che nessuno debba voler fare cose più grandi di lui. Anche nelle granfondo: nelle salite e forse, soprattutto, nelle discese. In bici ci vuole armonia, anche con i propri limiti. Qualcuno mi chiede perché non mi alleno di più, mi dice che uno come me potrebbe andare più forte. Lo so anch’io, ma adesso a me va bene andare come vado. La bicicletta da corsa è bella anche perché ti permette di raggiungere traguardi che non sempre coincidono con le vittorie”.

Ad ognuno il suo Pordoi

Siamo arrivati fin qui. All’Upcycle di Milano. O Lassù, al borgo di Castellania, e le gambe hanno funzionato. L’adrenalina non ci ha fatto sentire sete. La borraccia è intonsa. Il cuore batte.  “La bici è magica anche per questo: se la sai usare invecchia bene insieme a te. Per me è stata alleata in mezzo alle battaglie, ed è diventata amica in tempo di pace”. Basta anche leggere con passione per sentirsi come lui. Un po’ Moserissimo anche tu. Con buona pace di tutta questa gente che sgomita ogni giorno e suona il maledetto clacson della maleducazione. E tu procedi lenta…

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MA CHI TE LO FA FARE? (Fabbri editore) Giacomo Pellizzari, autore

Prefazione di Francesco Moser e Moreno Moser

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